Si fa uomo del popolo, ne saggia gli umori e naviga bene dove altri affondano.

Sì, i post di Matteo Salvini non mancano mai di generare discussioni, né lasciano indifferenti i lettori, siano essi pro o contro un determinato schieramento politico. La sua strategia risulta ancora più evidente se si pensa che già nel 2014 aveva superato – per tasso di crescita, coinvolgimento e interazioni generate – un partito come il Movimento Cinque Stelle, che fin dal suo esordio si è qualificato come un movimento politico la cui comunicazione è stata prettamente digitale.

Tutto questo, naturalmente, non è successo per caso ed è frutto del lavoro di Luca Morisi: l’uomo che ha creato il fenomeno Salvini. Guru di internet, professore all’Università di Verona – con un laboratorio di ‘Filosofia Informatica’ – si considera il megafono di Salvini. Morisi è intervenuto in un momento particolare, quello in cui la Lega sentiva la necessità di cambiare la propria immagine, di veicolarla in un uomo forte che segnasse il passo con i tempi, un ‘Capitano’, come Morisi stesso lo definisce.

Abstract dal libro 'Media House'.

Matteo Salvini e il personal branding

La Lega è Salvini, e Salvini è la Lega, si potrebbe dire, senza il timore di essere smentiti. Pare evidente già ad un primo approccio con la homepage del sito del partito, dove campeggia il faccione del buon Matteo, col suo sorriso da manifesto. Ma è stato proprio Morisi – il suo megafono – a confermarlo, in un post su Facebook di qualche tempo fa:

Matteo ha costruito il suo successo sulla disintermediazione, sul dialogo diretto, autografo e senza filtri con le persone (sia in rete che sul territorio), con la genialità della sua comunicazione empatica, io gli ho fornito la mia esperienza sul versante tecnologico aiutandolo ad amplificare il messaggio. Oggi Salvini è il politico leader in Italia quanto a engagement e visibilità sui social media. […] Fanno fede decine di analisi, anche accademiche, e articoli di esperti di comunicazione che dipingono quella di Salvini come una storia di rimarchevole successo, alla quale il nostro team ha dato il suo contributo.

Disintermediazione. Empatia. Engagement. Gli stessi concetti, le medesime leve, presenti nelle slide di qualunque social media manager che si rispetti, in nome del personal branding. In uno scenario mediatico reso quotidianamente più complesso da tutti gli attori presenti su un palcoscenico nel quale, soprattutto in ambito politico, la percezione è ormai assimilabile alla realtà, come spiegava Lorenzo Pregliasco – esperto di comunicazione politica – in un’intervista che ci ha concesso qualche tempo fa: «Non credo più molto nella differenza tra old media e new media, ormai Facebook è in Italia da almeno da 10 anni e ha numeri paragonabili a quelli dei broadcaster. I social danno l’idea di una comunicazione istituzionale biunivoca, ma purtroppo, a guardar bene, spesso danno l’opportunità agli attori politici di trasmettere i loro messaggi senza alcun controllo e senza alcun tipo di filtro giornalistico, direttamente ai lettori e agli elettori. E indirettamente, attraverso gli altri media, a tutti, senza che ci sia poi realmente questa bidirezionalità, che quindi mi sembra più apparente che reale. Il punto è che l’informazione deve fare bene il suo mestiere, perché molto spesso la disinformazione non viene da operazioni clandestine o da cellule segrete, bensì dalla sciatteria dei media tradizionali, che pubblicano notizie non verificate, spesso sbagliate, senza verificare le fonti, proponendo titoli non sempre coerenti con i contenuti che introducono. Per questo, credo che la sciatteria sia il problema più grande». Lo stesso co-fondatore di Agenzia Quorum e YouTrend, poi ,continuava sostenendo come «La realtà, in politica, è anche percezione. […] Ciascuno cerca di proporre una narrazione, un punto di vista, più favorevole. Non credo sia manipolazione, ma è alla base del confronto democratico da almeno duemila anni. La politica è sempre stata proposta di visione e di interpretazioni diverse dei fatti, e questo non deve spaventare. La cosa importante è che, in un sistema democratico, i mezzi di informazione siano liberi, indipendenti e plurali, e che forniscano ai cittadini la possibilità di approfondire e farsi un’idea senza condizionamenti politici mascherati e con onestà intellettuale».

Percezione. Narrazione. Onestà intellettuale. Informazione libera e indipendente. Pensieri sensati, parole giuste, ma che forse non rappresentano fedelmente una realtà che – proprio grazie alla democratizzazione dell’informazione, abilitata dalla tecnologia e dai nuovi mezzi di comunicazione – è diventata troppo facilmente manipolabile per i propri interessi personali. Con la politica impegnata quotidianamente a surfare sulle notizie, in una campagna elettorale quotidiana che fa rima con propaganda.


luca morisi
Virtual14. Le considerazioni di Luca Morisi.

La Lega, l’ecosistema digitale e il newsjacking

Un lavoro impegnativo e soddisfacente, come Morisi stesso analizza dettagliatamente, ma che, in realtà, va molto oltre l’amplificazione e punta a mantenere sempre alta l’attenzione, selezionando i trend, gli argomenti del momento e puntando sul newsjacking. Per fare un esempio, in tal senso – nel mio libro ‘Media House‘ –, sono andato indietro nel tempo, per evitare la stretta attualità – che è sotto gli occhi di tutti – e ricordare alcuni dei passaggi più significativi della strategia che ruota intorno al personaggio di Salvini. E anche come, quest’ultima, parta da lontano.

23 febbraio 2017, nel parcheggio del Lidl di Follonica tre impiegati italiani scoprono due donne rom e nomadi intente a rovistare nei rifiuti e le rinchiudono nei gabbiotti dei cassonetti. Questo è il succo di quanto hanno titolato la maggior parte dei giornali e delle testate online, ma guardiamo in faccia la realtà: il 23 febbraio 2017, nel parcheggio del Lidl, tre uomini chiudono due donne nei cassonetti. Dimenticare per un attimo le loro etnie può, forse, darci modo di analizzare la vicenda in modo più obiettivo e imparziale. Le donne sono state derise, sono state prese in giro mentre gridavano per la paura. Un filmato di tutto questo è stato girato e diffuso dalle persone che hanno riso e schernito. Un filmato condiviso su Facebook e YouTube che è diventato virale, scatenando una ridda di reazioni e commenti che – col senno di poi – fanno riflettere non solo sulla vicenda in sé, ma anche sul ruolo che, all’interno di certi meccanismi di pura violenza ideologica, hanno i social media. La prima, corretta, reazione dei rappresentanti di Lidl è stata prendere le distanze dall’operato dei suoi impiegati, ma le reazioni del mondo della politica non si sono fatte attendere e, tra di esse, il pubblico plauso di Salvini – che spesso usa i social network in questo modo – che da Twitter ha espresso la sua solidarietà agli impiegati:

Io sto con i LAVORATORI (a cui offriamo sostegno legale) e non con le #ROM FRUGATRICI. Ma quanto urla questa disgraziata??? #Lidl #ruspa.

È facile comprendere come, al di là del gesto, abbia voluto porre l’accento sulla categoria dei lavoratori – a cui spesso si rivolge – usando un linguaggio diretto e popolare: termini come ‘frugatrici’ e ‘ruspa’ ci indicano un rapporto di causa-effetto. O, almeno, così pare di comprendere dalla sua comunicazione. A prescindere da tutte le considerazioni che si possano fare, e che ho approfondito nel libro – che evidenzia numeri, modalità e come, con l’intervento di Roberto Saviano, da un parcheggio di Follonica, la questione sia arrivata ai social e alle pagine di Repubblica, facendosi esempio di narrazione faziosa e di propaganda politica –, vale la pena analizzare l’ecosistema digitale strutturato per supportare Salvini e il suo rapporto con l’elettorato.

Il sito rappresenta la base su cui poggia tutta l’impalcatura mediatica della Lega e, pur non essendo – come in altri casi studiati – un centro di produzione di contenuti, rappresenta un agglomeratore che vede in PARLAMENTO, GOVERNO, DIPARTIMENTI, PIANI E PROPOSTE, EVENTI e MEDIA le proprie categorie primarie, declinate in sottocategorie che svariano dall’elenco dei senatori presenti in parlamento all’archivio degli eventi organizzati e alla rassegna di tutta l’attività mediatica di Salvini, mettendo ordine anche su tutto ciò che viene prodotto e distribuito sulle varie piattaforme – vero cuore pulsante dei contenuti – su cui il leader e il partito sono presenti, ovvero:

  • FACEBOOK, che vanta più di 4,5 milioni di fan;
  • INSTAGRAM, che supera i 2,3 milioni;
  • TWITTER, con oltre 1,3 milioni di follower.

Alle quali si aggiunge l’attività su YouTube, col canale che arriva a quasi duecentomila iscritti, dedicato quasi esclusivamente alle dichiarazioni rilasciate agli organi d’informazione tradizionale (Prossimi appuntamenti radio e TV) e ai video (Ultimi video di Matteo Salvini) dei veri e propri tour che vengono organizzati in giro per l’Italia (Orgoglio italiano in tour), portando online (addirittura mettendo in palio contatti diretti con Matteo, che aiutino a popolare i social e a ricavare i dati delle persone) la relazione che giorno dopo giorno viene costruita sul territorio, facendone contenuto e moltiplicandone la capacità mediatica, in una strategia multicanale che ruota intorno all’obiettivo di avvicinare Salvini alla popolazione. Che questa evoluzione sia rappresentazione della democrazia, ovviamente, dipende dall’opinione che ognuno può liberamente farsi. Ciò che è sicuro, invece, è che la tattica, come diceva appunto Morisi, è basata sulla disintermediazione.

Che rende bene l’idea di quanto oggi, come ribadiva giustamente Pregliasco, la realtà sia ormai nascosta nella percezione.

E nella narrazione, croce e delizia del digitale.

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