Giuseppe Libertino, “i social network hanno cambiato il mondo dell’informazione”


giornalista sportivo
Virtual14. Giuseppe Libertino con Paolo De Paola (Dir. Corriere dello Sport) al Football Leader.

Siamo con Giuseppe Libertino, opinionista, giornalista e telecronista sportivo.

Seguiamo Peppe con attenzione e gli abbiamo chiesto di incontrarlo per parlarci del suo lavoro, delle sue attività, delle prospettive e degli scenari che, a suo modo di vedere, si stanno manifestando per una professione in continua evoluzione.

Ciao Giuseppe, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sè e per i propri clienti. Tu sei un giornalista, qual è stato il tuo percorso professionale, in tal senso?

Il mio percorso professionale di giornalista sportivo è cominciato molti anni fa. L’Atari ed il Commodore 64 sono state grandi fonti di ispirazione e mi hanno avvicinato soprattutto al mondo del calcio. Commentavo le partite di pallone di fronte a quei vecchi tubi catodici degli anni ’80. Mi immergevo totalmente nel ruolo di commentatore sportivo sognando scenari importanti. ‘Giochi a parte’, ho da sempre avuto una propensione alla scrittura, potessi tornare indietro modificherei probabilmente il mio piano di studi e la scena oggi forse sarebbe stata diversa. Sono convinto che per un giornalista il sipario milanese offra svariate chances. A Napoli, città in cui vivo, il calcio è un ‘mondo’ inflazionato e questo rende tutto più difficile. Per emergere devi essere davvero bravo o avere grandi intuizioni e fantasia così da attirare il pubblico.

 

Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista?

I social network hanno cambiato la storia di questa professione. La carta stampata vive anni difficili: svariati siti, Facebook e Twitter lanciano senza freni qualsiasi cosa si faccia o si scriva. Io sfrutto questa onda. Foto, articoli, interviste, speciali, cronache. Una potenza devastante, quella del web. Chiaro, devi aver costruito qualcosa d’interessante negli anni per sfruttare al massimo le potenzialità della rete. Ho un discreto seguito sui profili facebook e twitter, ho seminato bene probabilmente in passato. Ma il trucco è anche la tv. I passaggi televisivi aumentano i followers.

 

Come ti approcci al tuo network? Hai un sito internet personale?

Non ho ancora un sito personale, ma lo realizzerò. Ho una pagina ed un profilo facebook, sfrutto anche Twitter. Pensieri moderati, credo sia questo l’approccio giusto. Non è una questione di politically correct, ma solo di immagine. Trovo molti profili davvero mal gestiti. Che si parli di sport, di politica, di musica o di temi sociali. Forse, molti non si sono resi conto della forza e dell’esposizione regalateci dalla rete e dai social. Consiglio sempre di fare attenzione. O meglio, lo facevo. Sono tutti arrabbiati, non li seguo più. Dimenticavo un segreto importante: l’italiano corretto. Ci sono degli orrori in rete che portano sconforto. Fate attenzione: il lettore non transige. Fosse anche un tweet.

 

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Hai mai sentito parlare di Personal Branding?

Promuovere se stesso. Credo sia l’unica forma di sostentamento. Non solo devi piacere agli spettatori-lettori, devi anche stuzzicare i direttori di tv, radio, giornali e siti. Chi riesce a vivere di giornalismo è un fortunato. Parlo dei ragazzi della mia generazione. Strappare un contratto oggi, è un lusso. Concretamente, anche io cerco da qualche anno di impostare una mia personale strategia per definire i miei punti di forza e comunicarla in maniera efficace come credo di saper fare. Il problema è avere la fortuna di essere scelti.

 

Come gestite, invece, la comunicazione aziendale nelle realtà per le quali lavori? Investite in pubblicità offline e online?

Nell’ultimo anno sto collaborando per una tv campana che campa, come tutte le reti televisive, di sponsor. E’ davvero una missione difficile. Se ha avuto la fortuna di stringere partnership con importanti marchi campani e nazionali è anche grazie al lavoro della redazione sportiva e del programma tv ‘ClubNapoliAllNews’. Va in onda tutti i giorni per quattro (se non più) ore al giorno. Questo ha attirato brand importanti. L’esserci sempre ed in medias res.

 

All’interno del vostro staff ci sono tecnici che si occupano di web e marketing?

Ci sono ragazzi giovani e preparati che devono attrarre i big del commercio soprattutto in Campania. E’ un mestiere che non ho mai provato a fare. Per vendere un prodotto “non fisico ma virtuale”, ci vuole davvero un’arte.

 

Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

Facciamo i nomi ed i cognomi: Mark Zuckerberg. Lo trovo un genio, tra i più grandi dell’ultimo decennio. Ha stravolto le abitudini del mondo intero. Che tu sia un manager o una casalinga. Ci tiene tutti incollati ad un pc o allo smartphone. Siamo un popolo di curiosoni e lui ha colpito nel segno. Il film che spiega la sua storia lo consiglio vivamente. Oggi siamo tutti più informati, le notizie girano a ruota libera ed alla velocità della luce. Tutti sappiamo tutto, tutti siamo al corrente di tutto. Certo, c’è un rovescio della medaglia: l’uso sconsiderato rischia di far vivere brutte esperienze. Molti, come dicevo precedentemente, ne fanno un cattivo uso. Altri rischiano addirittura di essere pericolosi.

 

Come credi, invece, i social network incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi”, può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

Il giornalista e il tifoso-lettore. Sembra non ci sia più differenza. Capita che il tifoso-lettore faccia il giornalista ma in realtà non lo è, ed il giornalista diventi tifoso (soprattutto). Meno male che siamo in un Paese quasi libero dove esistono libertà di parola e di stampa. Ma si sta eccedendo. Il giornalista deve raccontare i fatti, su quello importante anche lasciarsi andare con un pensiero pungente, ma oggi non c’è più religione. Siamo in guerra. Qualsiasi sia l’argomento, sui social prende una brutta piega. Credo non ci sia nulla ad oggi che mette tutti d’accordo.

 

Sei un profilo “attivo” sui canali social anche a livello personale?

Ho creato le mie pagine esclusivamente per trattare di sport, musica, calcio e sociale. Capita di postare una foto familiare, quelle con la donna della vita, quelle con gli amici, un piatto apprezzato o un luogo visitato. Ma non vado oltre, i social vogliono sapere troppo ed io li fermo. ‘Stimo’ quelli che: ‘oggi lavo i capelli’. Oppure che autocelebrano la propria notizia con un like: fenomeni paranormali.

 

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

Avete una mission importante. Sono in pochi a farlo e vi ammiro per il coraggio. All’estero sono già un passo avanti, qui in Italia arranchiamo. Sento sia arrivato il momento di trasformarmi in ‘giornalista in affitto’, on demand, per usare un neologismo della lingua italiana. Penso che ‘affittare’ un giornalista rappresenti il modo più rapido, semplice ed economico per ottimizzare la comunicazione aziendale: informare con i termini più incalzanti e significativi è la strada più efficace per raggiungere l’obiettivo di dire, attraverso i media, quello che interessa al target di riferimento. Diciamo che il giornalista diventerebbe un consulente al quale sempre più spesso ricorrono le aziende medie e piccole che non possono permettersi un ufficio stampa interno per via dei costi elevati. Siamo pronti anche a questo passo. Almeno io.

 

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

Sarà il primo passo, inviterò a condividerla e ‘tagghero’ le persone più vicine. Mi raccomando la foto ed un bel titolo forte.

 

Ringraziamo Giuseppe per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sui siti delle testate per le quali scrive i suoi articoli.

In bocca al lupo al magazine virtual14.com: brandizzate il mondo!

@GiuseppeLibertino

 

Crepi il lupo!

 

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