«Allora dovresti dire quello a cui credi», riprese la Lepre Marzolina. «È quello che faccio», rispose subito Alice; «almeno credo a quello che dico, che poi è la stessa cosa.» «Non è affatto la stessa cosa!» disse il Cappellaio. «Scusa, è come se tu dicessi che vedo quello che mangio è la stessa cosa di mangio quello che vedo!»

Lewis Carroll – Alice nel Paese delle Meraviglie

Quante volte pensiamo di essere nella totale ragione e poi, come appena caduti da un pero o dalle nuvole, comprendiamo invece di essere, all’opposto, totalmente sbagliati? Negli ultimi giorni, mi è capitato tra le mani un piccolo libro. Si chiama “La felicità e le altre piccole cose di assoluta importanza”. È un dettaglio di questo periodo. E sono le piccole cose ad attrarmi: io penso che la vita sia fatta di piccoli dettagli, che la felicità non sia eterna ma che vada conquistata sorriso dopo sorriso. E su questo ho basato tutta la mia esistenza: lavoro, amici, amore, respiri. Poi succede che, un mercoledì pomeriggio, qualcosa si rompa. E tantissime domande cominciano a girarti per la mente.

Dubbi sulla professionalità di un blogger o di un social media manager. Quante volte ti è capitato di dubitare delle capacità di un collega, una conoscenza o, piuttosto, proprio di te stesso? Non è una bella cosa avere dei dubbi sulla propria professionalità ma può capitare che succeda. Magari un progetto andato male, un post che non è riuscito a piazzarsi nelle prime posizioni della Serp: insomma, sono quelle paure che ti assalgono quando non riesci a raggiungere un obiettivo prefissato. E non è una di quelle affermazioni da life coach o mister sorriso, ma uno stato di coscienza che può arrivare in qualunque momento della tua carriera professionale. Per dirla (ahimè) con un’affermazione di Simona Ventura, “guardati le spalle”.

Solo i cretini non hanno dubbi al mattino.

Sei un professionista se ti metti in dubbio almeno di lunedì.

Io ce li ho ogni giorno della settimana, ma questa è un’altra storia, vero? Ritornando ai dubbi sulla professionalità di un digital worker, il discorso sarebbe davvero lungo e so che i discorsi lunghi annoiano, quindi? Come la risolviamo? Come si fa a valutare il lavoro (e la professionalità) di chi hai davanti? Come fa un imprenditore a decidere a chi affidare il proprio business? Lo so, è la classica domanda da un milione di dollari e la risposta (come al solito) è: DIPENDE.

Spesso, inoltre, non c’è bisogno di cercare la conferma della professionalità nel guru di turno: basta guardarsi intorno. Il più delle volte, infatti, che i veri professionisti siano i nostri colleghi, i nostri capi o chi ci segue. Sì, perché chi ha sempre voglia di imparare, anche lì ci vuole fegato: apprendere non è da tutti (ma questa è un’altra storia).

Torniamo sul focus e cerchiamo di capire quali sono le qualità dei veri professionisti (anche quelle che proprio non ti aspetti):

La serenità lavorativa è tutto (ed eviti di uccidere capo e colleghi)

La serietà di un professionista si nota soprattutto dall’approccio alla sua serenità. Significa che se hai mille ed una notte impegni da gestire contemporaneamente è normale (anzi sacrosanto) che tu sia agitato, frustrato, elettrico. Insomma, una pila duracell è nulla al tuo confronto. È proprio qui che c’è il cuore d’oro Crispo della professionalità: la serenità di dire no quando sei saturo di task, call, kriptonite e buste della spesa varie.

Quando tutti vogliono tutto asap (in napoletano tradotto con a mort’ e subit ovvero il più presto possibile), il vero professionista è quello che si ferma e ti sa dire esattamente quello che ogni account o altra persona all’interno di un’agenzia o azienda non vuole sentire nemmeno nel suo ultimo giorno di vita sulla Terra: “Ora non posso. Quando ho finito, valuto. Altrimenti va in coda.”

E, per quanto assurdo possa essere, questa è l’unica risposta che si può sperare di avere. Perché c’è chi – ndr. come me, – che va in crisi isterica alle prime avvisaglie di un cliente spazientito e chi – come Alessandro, – non si fa alcun problema perché ha acquisito serenità lavorativa, consapevolezza dell’urgenza. Alessandro è il mio web designer. Il nostro problem solver. È la persona che, prima che io entri nel panico, mi ricorda che:

  • non siamo cardiochirurghi, non salviamo vite umane quindi nulla è davvero urgente
  • l’urgenza esiste anche nel nostro lavoro ma va calendarizzata
  • il lavoro di tutti va rispettato e che le interruzioni ed il multitasking sono un danno

Che abbia ragione?


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La concentrazione è il sale del lavoro

E quando lo capisci, tutto cambia. Un vero professionista riesce ad essere concentrato (il più delle volte). Spesso, il male più nascosto – e nemmeno tanto – sono quelle che io chiamo roba da una botta e via o, come le chiamano i clienti (mi raccomando prendi fiato, eh) tantochecimetticivoglionosolocinqueminuticinquechetuseibravo che puntualmente ti portano via 5 o 6 giorni di lavoro (almeno). Una persona che riesce a dare il giusto valore al proprio tempo sa anche gestire in modo professionale le richieste che gli arrivano e a non procastinare quelle che sono le attività più “semplici” che richiedono solitamente qualche minuto.

La concentrazione, la disciplina e l’autocontrollo sono tre delle caratteristiche di un buon professionista. Doogliur sosteneva che la concentrazione fosse il più grande antidoto al fallimento: molto giusta come affermazione. Attenzione, però, a non cadere nell’esatto opposto: l’estraniamento totale. Rapportarsi con gli altri è fondamentale ed è la vera linfa di qualunque lavoro. Paolo, il mio programmatore preferito, è il simbolo della concentrazione. A volte mi dimentico persino che ci sia. Lui è riuscito a raggiungere l’equilibrio zen a cui ogni professionista aspira, tra concentrazione e collaborazione con pochi e semplici passaggi:

  • elimina le distrazioni e riserva qualche minuto ogni ora ad uno svago. Che sia Facebook, una telefonata, un messaggio, non importa: è fondamentale tagliare a corto con le cose che ci fanno perdere concentrazione e che ci deviando dal percorso che porta all’eliminazione del task dalla to do-list e quindi al completamento del lavoro!
  • scegliere un metodo di lavoro univoco. Spesso si cede alla novità (sulla produttività) del momento: pomodoro, mandarino, yogurt. La spesa della lista si fa al mattino. Quando si deve lavorare non c’è molto di cui parlare: bisogna cominciare. Individua il metodo che ti permette di rendere di più lavorativamente parlando ed applicalo: che sia ascoltare pezzi metal o di Pino Daniele, che sia fare una pausa ogni ora o dire ad alta voce (senza dar fastidio agli altri è meglio) quello che stai facendo, non importa. Fallo!
  • se hai un problema, confrontati con gli altri. Quando Don Pablo (si, sempre lui, Paolo) ha un problema, un dubbio o semplicemente ha bisogno di un ragguaglio su un progetto fa la cosa più naturale del mondo: chiedere! Non siamo isole lontane dalla terra ma persone che possono sbagliare, non saper fare tutto, e la rete di professionisti che ci circonda è una forza davvero potente. Quindi, quando hai un dubbio su qualcosa, la prossima volta, invece di cercare la mano alla fine del tuo braccio come suggerisce la saggezza popolare, alza la testa dal monitor e prova a chiedere a chi ti è vicino. Ti sorprenderà l’efficienza di questo piccolo gesto!
  • cerca di metterti sempre nei panni di chi hai di fronte. Ovvero, cerca di comprendere (quando puoi) le esigenze del tuo interlocutore. Comunicare in modo “sano” non è da tutti, però si può imparare. Il primo passo è provare a capire che cosa vuole la persona con cui stai intrattenendo un rapporto in quel momento. Le reazioni, infatti, cambiano da persona a persona. Fortunatamente, non siamo tutti uguali per cui un modo di fare può essere tollerato da una persona ed essere mal interpretato da un’altra. Quindi, quando ti rapporti con qualcuno, chiunque esso sia, per cominciare una conversazione, una collaborazione o una qualsiasi attività che preveda uno scambio comunicativo, è fondamentale che tu cerchi di entrare (un minimo) in empatia con il tuo interlocutore. Vedrai che questa “tecnica” ti risparmierà un bel po’ di grane. Garantito!

Da quando ho cominciato a seguire i consigli del mio saggio collega, devo dire che va molto meglio.

Cura dei dettagli, controllo del flusso di lavoro e imparare a delegare

Spesso la parte più complicata di un lavoro non sta tanto nel lavoro stesso ma nell’organizzazione, nella strutturazione del progetto e nel riuscire a coinvolgere le persone giuste (comprensive di motivazione, forza di volontà e – soprattutto – qualità).

Un professionista, solitamente, è colui che riesce ad organizzare un flusso di lavoro corretto e ben strutturato che coinvolga figure con skills adeguate e che non perda di vista l’insieme. Ecco cosa fa: progetta, coinvolge, svolge e controlla, motiva. Non serve altro. Facile, no? 😉

Scherzi a parte, la mia esperienza personale in agenzia mi ha insegnato che una buona organizzazione è fondamentale per riuscire a portare a termine tutti i compiti assegnati. Ho collaborato con diverse agenzie e professionisti e tutti, chi più e chi meno, mi hanno insegnato che quando non senza organizzazione e collaborazione non esiste un buon progetto, non esiste un team ma soltanto persone che respirano la stessa aria. Collaborare e far collaborare è una prerogativa solo dei veri leader. Non è da tutti.

Indovina, io sono così fortunata da avere due persone estremamente professionali. Non perché siano particolarmente inclini all’organizzazione, al controllo e alla pianificazione ma, più semplicemente, perché sono riusciti a creare un clima in cui ognuno ha le sue funzioni (più o meno) e dove si ha una propria area di competenza che, devo ammetterlo, spesso si invade ma… non tutti sono perfetti. Tutto è migliorabile. Nicola e Fabio mi hanno insegnato poche e semplici lezioni di vita che però mi salvano tutti i giorni:

  1. se non riesci a fare qualcosa da solo, chiedi aiuto. Non è una vergogna dire “non ce la faccio”. Anzi, è una dote ammettere di non farcela e chiedere ai colleghi. La collaborazione è fondamentale e delegare ne è solo una declinazione, non una debolezza.
  2. confrontati sempre e fai controllare il tuo lavoro sia al tuo superiore che ad altri che non svolgono la tua stessa mansione. Il motivo? Semplice: quando svolgiamo un compito non sempre abbiamo occhio critico per trovarne i difetti. Due sono le cause di questo effetto: la prima è che passare tante ore sullo stesso task, spesso, ci fa perdere la criticità sull’effettiva qualità del lavoro; secondo, poi, non sempre si riesce a valutare concretamente il proprio lavoro. Una persona esterna, invece, riesce a capire (a grandi linee, ovvio) se un lavoro è di qualità o meno, se magari si era troppo stanchi ed è scappato qualche refuso o frase non proprio semplice, se un mock-up è elegante o no. Questi sono solo esempi: il confronto, ricordalo, non ha mai fatto male a nessuno, anzi.
  3. cura i dettagli rigorosamente e controlla la qualità dell’intero progetto. C’è bisogno di spiegarlo? I dettagli, le piccole cose sono quelle che contano in un progetto, oltre al contenuto principale. Questo è il lato tedesco dell’agenzia che parla: Nicola e Fabio hanno collaborato con diverse agenzie che, dal ‘90 ad oggi, continuano a pretendere il massimo dal lavoro. Come dargli torto? Un professionista si riconosce dall’assenza di sbavature. L’attenzione e la cura per il cliente passano anche da questo.

Unica pecca? Può diventare controproducente insistere troppo anche in questa direzione. Perciò è bene controllare, pianificare ed organizzare; la cura dei dettagli ed il confronto. Ricordati, però, che sei un essere umano ed un errore non è la fine del mondo (basta che non diventi un’abitudine)! 😉

Sembra quasi che abbia dimenticato un pezzo fondamentale che fa dei professionisti dei consulenti insostituibili, vero? La creatività. Ho solo lasciato per ultimo quello che, personalmente, ritengo una delle 5 qualità necessarie per definire qualcuno un professionista.


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La creatività: questa sconosciuta professionalità

La creatività è sempre sottovalutata. Lo sai bene anche tu, vero? Tanta, troppa: a volte senti quasi scoppiare la testa. Soprattutto quando arriva un nuovo progetto e si è contagiati dalla voglia di novità, dalla diversità del settore. Insomma, come una bambina eccitata quante volte mi sono entusiasmata alla firma di un preventivo a cui ho lavorato tanto, al vedere il cliente dall’altra parte davvero felice perché siamo entrati in perfetta sintonia? Tante, troppe.

Perché dico tante e troppe? Semplice, perché quando si è creativi, quando la voglia di novità e curiosità è quello che ti alimenta e non ti fa (quasi) dormire la notte la delusione è dietro l’angolo. Il budget che non basta, il cliente che – dopo il primo entusiasmo – comincia a vacillare per un qualunque motivo, il collega che può aver paura di non farcela, tanti progetti che si accavallano e tempi stretti dentro cui stare. Essere un professionista ed un creativo, allo stesso tempo, è una bella sfida. Devi solo imparare a coglierla.

  1. evita di investire troppo in un nuovo progetto. Fallo gradatamente, le soddisfazioni e l’impegno graduale, renderanno il lavoro più semplice sia emotivamente che lavorativamente.
  2. cerca di comprendere dove investire il tuo impegno. Già, sembra un controsenso ma è così: non tutti meritano il 100% della tua creatività. Piccole dosi, investite sapientemente, ti potrebbero convenire di più.
  3. non scendere a compromessi ma non essere intransigente. Trova il giusto equilibrio, insomma. Ti servirà! Ok, una mail il sabato mattina: può capitare. Quando però diventa un’abitudine metti paletti, ferma tutto e chiarisci la tua posizione. Questo vale anche, ad esempio, per l’editing di un testo: va bene l’espressione de gustibus ma sei un consulente, un professionista. Ad un certo punto, devi anche prendere in mano le redini della situazione: metti un limite anche qui. Scegli un numero possibile (ed accettabile) di modifiche.
  4. la creatività è tale solo se rientra in certi schemi: va bene essere creativi, ma non dimenticare della funzionalità. Anzi, un vero professionista sa che la creatività fine a se stessa non serve praticamente a nulla. Sii semplice, chiaro, diretto: è la strada migliore per avere successo.

Ora che ti ho raccontato cosa vuol dire per me essere un vero professionista, raccontami la tua versione della storia. Non vedo l’ora di leggere i commenti!