Nell’articolo precedente abbiamo promesso che avremmo parlato con più calma delle caratteristiche del messaggio da trasmettere.

Oggi tratteremo dell’argomento che è un po’ alla base di tutte le opere creative e, quindi, anche del videoediting funzionale al marketing: l’importanza della storia.

Le indicazioni che seguiranno potranno sembrarvi superflue per chi si occupa unicamente del montaggio, lavorando su materiale fornito dal cliente. In realtà anche se il cliente arriva da voi con del materiale già girato dovreste fare le stesse identiche cose.

La prassi descritta, infatti, permette un maggior controllo sul progetto e una migliore riuscita del prodotto finale.

Consiglio numero 2: serve una storia

Una storia è un intreccio di personaggi, il susseguirsi delle loro azioni e di particolari eventi inseriti in un determinato arco temporale. Le storie servono da millenni a intrattenere o a trasmettere valori, esperienze e a sostenere opinioni. Le caratteristiche fondamentali di una buona video-narrazione  sono:

  • conoscenza del target
  • chiarezza del messaggio
  • padronanza delle tecniche espressive

Il problema del doppio target

Per ottenere un buon prodotto finale dobbiamo aver ben presente qual è il focus della narrazione che vogliamo affrontare.

Il punto di vista

Dobbiamo individuare qual è il punto di vista dal quale raccontare i fatti. E’ possibile dare voce ai diversi attori coinvolti nei processi tipici di una realtà aziendale. Possiamo raccontare dal punto di vista del brand, di un suo cliente tipo oppure di un suo cliente potenziale.

Per raccontare meglio gli obiettivi e il mood di un cliente e del suo brand è possibile servirsi di strumenti quali l’intervista aperta per estrapolare quante più informazioni possibili. Queste informazioni poi vanno ridotte all’essenziale o integrate da dati di altre fonti a seconda della capacità narrativa di chi è coinvolto nel progetto.

La problematica fondamentale di chi fa videoediting per il marketing è avere un doppio target: il cliente e l’utente finale. Bisogna arrivare al target finale del cliente senza distorcere o mal interpretare la sua filosofia aziendale.

Per risolvere questo problema possiamo proporre al cliente delle ricerche di mercato o delle interviste sul campo per chiarire meglio il punto di vista della sua utenza e trovare degli spazi di mediazione.

Come rendere chiaro il messaggio

Come si fa essere chiari nella trasposizione di un’idea che non è originariamente nostra?

E’ importante avere bene in mente cosa si vuol comunicare, per questo esistono strumenti che fanno da raccordo tra chi vuole raccontare e il professionista che si occupa del video.

Se avete tenuto conto del punto precedente adesso potete usufruire di diverse informazioni. Da questo flusso di informazioni bisogna estrapolare le risposte alle classiche cinque W giornalistiche e iniziare a strutturare una trama.

Bisogna ridurre le informazioni rapportandole a valori universali. Sono elementi di contrapposizione universalmente conosciuti e già usati nella struttura delle storie come buono/cattivo, giusto/sbagliato, triste/allegro. E’ importante poi condividere col cliente questo passaggio di “riscrittura” prima di mettersi a lavorare al montaggio.

Lo storyboard

E’ una bozza visiva della storia che permette al cliente di avere un’idea più precisa del video che verrà realizzato. E’ utile anche al professionista stesso che risparmia tempo in fase di montaggio. Chi non è abile nel disegno può ovviare scrivendo dettagliatamente almeno i passaggi fondamentali.

Acquisire la padronanza delle tecniche espressive

Quando parliamo di tecniche espressive possiamo classificarle in tecniche narrative e tecniche di montaggio.

Un esempio di tecnica narrativa è quella della comunicazione del contenuto per la comunicazione dell’emittente. Raccontando dal punto di vista del brand, ad esempio, possiamo fare la scelta di non trasmettere semplicemente la storia dell’azienda, ma di concentrarci su un determinato plus o valore che la rappresenta e costruire la nostra narrazione raccontando quel determinato valore in modo che l’azienda ne risulti l’ambasciatrice.

Un esempio di tecnica espressiva di montaggio è la creazione di cliff-hanger, effetto tipico di prodotti seriali quali la soap opera, ovvero creare suspence in un momento di alta tensione narrativa attraverso un espediente quale una narrazione parallela, un cambio scena e nel caso tipico della soap, un’interruzione. Parleremo più diffusamente delle tecniche di montaggio nel prossimo consiglio.