” La TV ha alterato drasticamente la natura delle nostre campagne politiche”, John F. Kennedy

L’avvento della televisione ha portato molti – e drastici – cambiamenti culturali nella nostra epoca: una vera e propria nuova era della comunicazione è cominciata nei lontani anni ’50 e ha contribuito in maniera determinante alla nascita di un villaggio globale in cui la cultura dell’immagine ha trovato la sua massima espressione. In Italia la Rai ha inaugurato la sua programmazione ufficiale il 3 gennaio del 1954, una data storica per il nostro Paese: essa segna l’entrata nel salotto di casa degli italiani di sport, intrattenimento, storia, politica. Da allora il numero di apparecchi televisivi presenti nelle case è aumentato a ritmo vertiginoso, endemico: l’ ISTAT ha reso noto che in Italia il 95,9% delle famiglie possiede almeno un apparecchio tv.

Un nuovo linguaggio

“Non ha molta importanza che s’introduca il televisore in ogni aula: la rivoluzione è già avvenuta nelle case. La TV ha mutato la nostra vita sensoriale e i nostri processi mentali.”

Il sociologo Marshall McLuhan sottolineò spesso il potere di coinvolgimento della televisione, un potere tale da superare quello di radio, giornali, libri e ogni altro media. La TV è stata in grado di alterare la percezione della realtà – che viene spettacolarizzata a beneficio della platea – e le strutture della comunicazione, che è passata da quella deduttiva e intuitiva, tipica del libro, a quella immediata e simultanea dell’immagine in movimento. Nella lettura di una pagina stampata l’individuo tende a porsi come soggetto attivo: riflette, giudica, interiorizza e prende le distanze. All’opposto l’immagine in movimento comunica un messaggio immediato, insindacabile e indiscutibile: lo spettatore si trova a veder annullate le distanze e si identifica totalmente con l’oggetto di cui si parla. Per milioni di persone la televisione è stata ed è l’unico modo di relazionarsi con la realtà in tutte le sue forme: dalla cronaca al dibattito politico. Non c’è da meravigliarsi se la TV sia il terreno privilegiato dove i poteri politici si misurano – più o meno limpidamente – e si scontrano.

Tv e politica in Italia

In Italia i giochi di potere e i conflitti di interesse rappresentano una realtà che ha radici ben più “antiche” del recente berlusconismo, per cui è impossibile parlare di una TV perfettamente imparziale neutrale. Ma la TV è stata anche il veicolo attraverso il quale tutte le falle del vecchio sistema politico sono venute fuori: è attraverso la televisione che il popolo – o sarebbe meglio dire l’ elettorato – è venuto, di volta in volta, a conoscenza di scandali e connivenze, ed è sempre attraverso la TV che ha mostrato la volontà di una partecipazione più attiva alle vicende governative. Non più comizi in piazza, non più manifestazioni: lo spettatore si aspetta che un leader ci metta la faccia, che scenda in campo – sia pure esso il salotto di un talk-show – e parli per tutti. Da qui le nuove strategie di comunicazione, tutte basate sul carisma del singolo e non sull’ideologia del partito.

Politica 2.0

Dalla TV al web il passo è breve, ma copre una distanza infinita. Se la TV è apparsa come il mass media “proletario” per eccellenza, il web lo è diventato a tutti gli effetti dando la parola al popolo – o almeno al popolo multimediale – e alle cosiddette minoranze. Se in America tutta l’attenzione è concentrata sulla battaglia mediatica tra Clinton e Trump, in Italia il miglior esempio di “politica 2.0” è quello rappresentato dall’ascesa del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: un’ascesa che ha assunto tutto il sapore di un fenomeno popolare grazie all’abile uso della rete: centinaia di post al giorno ed una copertura assicurata non solo dalle pagine ufficiali, ma anche dai vari gruppi e dalle condivisioni a tappeto dei sostenitori, argomenti di interesse comune trattati con toni appassionati, controinformazione: potenti poli dell’attrazione e del consenso pubblici.

Quando un uomo con il telecomando incontra un uomo con il mouse

Il braccio di ferro tra web e TV è passato dall’ideale al reale in una recente querelle che vede come protagonisti proprio gli esponenti e i seguaci del partito pentastellato,  insorti contro la trasmissione “L’aria che tira” in onda su La7 e condotta da Myrta Merlino. Le recenti considerazioni, poco lusinghiere, sull’operato del partito e del Sindaco Virginia Raggi hanno portato all’immediata reazione mediatica: un vero e proprio boicottaggio che mirava a colpire il cuore economico – e non solo – della trasmissione, ovvero attraverso quelli che si credeva fossero, ma non sono, due sponsorFindus Vileda“Non si può lavare quello che è sporco dentro” titola la pagina Facebook “Opinioni, informazioni, emozioni” e non è l’unica: una vera insurrezione a furor di popolo ha spinto molti utenti a “postare” il proprio biasimo sulle pagine ufficiali delle aziende, tanto che queste ultime sono state costrette a pubblicare dei comunicati per prendere le distanze da ogni linea politica. Non sono mancate, naturalmente, le tante prese di posizione contrarie e i commenti ironici, oltre ad un immediato ritorno mediatico per le aziende interessate: nessuno può ancora dire se si sia trattato di un autogol e se sì da parte di chi – partito politico o trasmissione TV  – , ma lo spettacolo – ancora una volta – è andato in scena.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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