Oggi abbiamo l’onore di intervistare Toni Iavarone, noto giornalista e autore, insieme all’ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino, del libro “Achille Lauro, il comandante tradito”, recentemente pubblicato.

Lo seguiamo da tempo, sia sulla carta stampata che sul web. Gli abbiamo chiesto questa “chiacchierata” per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del lavoro del giornalista.

Salve Toni, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sa, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sè e per i propri clienti. Lei è un giornalista molto affermato, qual è stato il suo percorso professionale, in tal senso?

Napoletano, o meglio vomerese nato e cresciuto in questo quartiere, il Vomero, che a torto e/o a ragione spesso si sente un’enclave nella mia magnifica e tragica città. Ho cominciato al Gazzettino di Napoli, poi alla Rotopress, un’agenzia di stampa, infine a Il Mattino, dove sono stato inviato, caposervizio e caporedattore responsabile della redazione sportiva. Mio malgrado ho molte apparizioni in tv, per le quali ho realizzato testi come autore di programmi, così come in radio, il mezzo di comunicazione che preferisco. Ora mi occupo di blog, ne edito uno a mio nome, e di libri. L’ultimo l’ho scritto a quattro mani con Corrado Ferlaino, l’ex presidente del Napoli di Maradona e degli scudetti. Il titolo è “Achille Lauro, il Comandante tradito”.

Cosa pensa dei nuovi mezzi di comunicazione, social soprattutto, e come crede abbiano cambiato le abitudini delle persone?

Sono il prodromo di una rivoluzione che deve ancora compiersi. Hanno cambiato la struttura dell’informazione, da verticale a orizzontale. Tutti sono in grado di generare notizie e commenti. La vita per molti è diventata un continuo comunicare con gli altri. Siamo ancora di fronte a un cammino in itinere che ha bisogno di accorgimenti e, perché no?, di discipline.

Come crede, invece, i canali social incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la sua opinione?

Fenomeno importante, ma da inquadrare in ambiti meno estesi. Soprattutto nell’interazione. Pensate ai cosidetti haters, gli ostili. Quelli che generalmente disprezzano, diffamano o criticano distruttivamente una persona, un lavoro o un concetto. Credo che il ruolo dei giornalisti sia e sarà sempre più, quello di essere i mediatori di qualità tra questo fiume informativo e i lettori. Sarà, credo, la nuova dimensione professionale di chi fa il mio mestiere.

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Ha mai sentito parlare di Personal Branding?

In verità, sino a qualche tempo, non sapevo che fosse. Però mi sono accorto di questa nuova professione investendo il mio tempo sul web. Il mio, dunque, è un parere approssimativo: credo che diventi sempre di più la lente d’ingrandimento attraverso la quale si stabilisce il rapporto tra utente e prodotto nel mondo dei new media. Ci ho preso?

In che modo si approccia al suo network? Il suo blog, www.toniiavarone.it, funge per lei da “centro di connessione” delle sue attività?

L’ho ideato per la grande platea del calcio e del Napoli in particolare. Ho privilegiato la discussione, il dibattito, anche quello più conflittuale. Avverto, tuttavia, la necessità di una mutazione. Diventare sempre più un contenitore non solo di opinioni, ma anche e soprattutto di notizie. E non solo di sport. Ho dato le chiavi del mio blog agli amici di “Dinamicadigitale” che stanno cambiando il layout e la potenza dei server.

All’interno del vostro staff ci sono tecnici che si occupano di web e marketing? In che modo vengono pianificate le attività di comunicazione online e sui social network?

Con me c’è uno staff di ragazzi, coordinati da mio figlio Gianluca. Sono pochi – me li faccia menzionare: Leonardo Vivard, Fabrizio Carbone, Fabrizio D’Ortensio, Claudio Pellecchia, Diego Conte e Fabio Borghese – ma in gamba. Coprono tutti i settori e sono, secondo me, in forte crescita.

Si può definire un “profilo attivo” sui new media anche a livello personale?

Sui nostri new media esercitiamo un’attività limitata alle notizie e ai commenti prodotti su toniiavarone.it.

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne aveva mai sentito parlare? Cosa ne pensa?

Sì, ho avuto notizie del brand journalism, soprattutto da Gabriella Cuzzone, responsabile marketing del gruppo Acqua Lete, del mio amico Nicola Arnone. È una comunicazione che genera contenuti sinergici. La dico in maniera schietta e semplice: credo che siamo di fronte all’evoluzione naturale di quello che un tempo si chiamava, ma si chiama ancora, “Ufficio stampa e pubbliche relazioni”.

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerà sulle sue pagine social?

Certo, altrimenti verrebbe a cadere il postulato del web, ovvero il contagio, l’interazione, la viralità, ma sarebbe meglio dirla come ai miei tempi: propagare, estendere a macchia d’olio etc. O no?

Ringraziamo Toni Iavarone per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sul suo blog.