Il sogno nasce nel 1980 e si sviluppa nel 1983, quando Nerio Alessandri, insieme al fratello Pierluigi, fonda Technogym.

Lo fa unendo la sua passione per la tecnologia (TECHNO) e quella per lo sport (GYM), disegnando e costruendo la sua prima attrezzatura da palestra nel garage di casa, all’età di 22 anni. Proprio il garage, come tanti grandi colossi mondiali, a rappresentare il simbolo di un’idea che nasce e cresce grazie alla passione del suo fondatore, che diventa il mito su cui poggiare le fondamenta di un futuro tutto da immaginare. E, se lo storytelling è importante per coinvolgere le persone, quello di Technogym è così dettagliato da definire chiaramente le caratteristiche che lo rendono un caso da studiare.

Abstract del caso studio Technogym, dal libro 'Media House'.

Technogym: storytelling e visione

Il percorso, descritto con dovizia di particolari sul brand magazine aziendale, passa per il lancio della prima linea d’allenamento completa, per la produzione dei prodotti domestici, per le collaborazioni con prestigiosi partner della Formula 1 e del calcio, fino ad arrivare alla svolta degli anni ’90, quando, dal fitness, si passa al concetto di wellness:

Nel 1993, Nerio Alessandri introduce il concetto di Wellness per la prima volta nella storia, innescando un cambiamento epocale nel settore. Da attività edonistica e fine a se stessa, l’esercizio fisico si trasforma in fonte di benessere, indispensabile per la salute fisica e mentale. La tecnologia diventa il veicolo di una svolta storica verso un approccio consapevole al movimento.

Cambiamento. Trasformazione. Approccio. Le parole sono importanti e definiscono i caratteri. Soprattutto quelli di chi vuole rendere migliore la vita delle persone. Perché, queste ultime, ne sposino la visione, comprando i prodotti non solo per potersi allenare, ma per sentirsi partecipi di un modo di vivere, fondato sul benessere.


technogym e ubiquità
Virtual14. Technogym porta il wellness ovunque e in ogni momento.

Technogym Live: ubiquità e business model

Le persone, quindi, le loro esigenze, facendo di Technogym un’icona dello ‘stare bene’, ma anche dell’evoluzione, con il lancio di Technogym Ecosystem, che inaugura una nuova epoca dell’attività fisica, offrendo a tutti, in ogni parte del mondo, la possibilità di portare con sé ovunque – senza limiti –, l’esperienza wellness, rendendo più consapevole l’approccio individuale al movimento.

Esperienza, appunto, e innovazione, sono i pillar di questa nuova era aziendale – in cui nasce mywellness cloud, trainandola verso l’ubiquità grazie al mobile – in cui diventa fondamentale la comunicazione, quando, a Londra, Nerio Alessandri arriva per cavalcare l’onda lunga della sharing e on demand economy per l’evento di lancio mondiale della rivoluzionaria Technogym Live, la ‘Netflix del Fitness’. Una nuova piattaforma, installata prima sugli schermi delle Smart Bike, e poi anche sui tapis roulant e sui vogatori, dove si possono scegliere lezioni di gruppo dei migliori trainer delle palestre di tutto il mondo, smaterializzandole, per portarle a casa della gente. L’obiettivo? Da azienda nata in un garage di Gambetto molti anni fa – dove si costruivano le prime macchine da palestra, roba molto old economy, fatta di acciaio pesante – Technogym, con Live, si è spostata sull’immateriale, sui contenuti, evolvendosi in media company. Una nuova svolta, un altro passo verso il futuro, puntando su intrattenimento e informazione per nuove fonti di monetizzazione:

Raggiungere gli utenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, permette a questi ultimi di connettersi a molti partner diversi all’interno dell’industria del benessere e del fitness. Ad esempio, le aziende possono differenziare la propria offerta per le persone fisicamente attive (quindi meno a rischio) e ricompensarle in base all’esercizio fisico che svolgono ovunque vogliano (fitness club, hotel, casa, outdoor) grazie all’ecosistema Technogym, in grado di monitorare l’attività direttamente sulle attrezzature per il fitness e via mobile.

Un business model che poggia le fondamenta su omnicanalità e ubiquità, potremmo dire, creando opportunità che ho analizzato nel mio ultimo libro, Media House, per definire un approccio che, sublimandosi nella disintermediazione, rende Technogym un esempio nell’uso dei dati per la profilazione, ma anche dell’importanza che le aziende possono avere a livello sociale.

Perché, con etica e responsabilità, «ogni brand è un media».

Precedente Federico Luperi, "Se si fa informazione oggettiva, il business funziona"
Successivo Laura Masi, "Il brand va comunicato come parte di una collettività"

Nessun commento

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *