Quando sono arrivato al Senato, ieri, un po’ di emozione c’era. Non tanto per dove si fosse o chi sarebbe stato, nella Sala Zuccari, insieme a me. Quanto per il come tutto ciò stava accadendo. Il percorso che mi aveva portato lì.

Si, perché il paradosso è che ho provato la stessa emozione nel conoscere di persona Riccardo Scandellari e Rudy Bandiera, rispetto al fatto di essere tanto vicino a politici, giornalisti e personaggi di spessore.

Non so se questo sia una conseguenza del lavoro che faccio o della “rivoluzione” che viviamo. Ma è la sensazione giusta in funzione del messaggio che l’evento stesso, per bocca di tutti quelli che sono intervenuti, ha evidenziato.

Il mondo sta cambiando e noi stiamo facendo la Storia. Senza, forse, nemmeno rendercene realmente conto.

L’Evento

#socialcom15 ha messo insieme, come anticipato, comunicatori, giornalisti e politici. Per evidenziare come, nell’era dei social, la comunicazione stia cambiando e, soprattutto, come sia in atto la “rivoluzione delle fonti”. Già, perché ormai non sono più i media tradizionali a essere quelle più autorevoli. Non sono più i telegiornali o i quotidiani a darci le notizie, quanto il web. Che si tratti del motore di ricerca o social network.

Quando vogliamo sapere qualcosa, noi andiamo in rete.

Che si tratti del film che danno la sera al cinema, di cosa rappresentino i sintomi che avvertiamo (sbagliando), di quale sia il prossimo evento mondano importante della nostra città, del dibattito in quel momento in Tv o, ancora, di quali leggi stiano discutendo in Parlamento.

Ormai ci viene naturale ed istintivo, perché il concetto di informazione com’era standardizzato fino a qualche anno fa è totalmente obsoleto.

Le persone. I loro contenuti

Lo ha introdotto Francesco Nicodemo, lo ha ribadito Claudio Velardi, lo ha sottolineato Antonio Palmieri:

“È cambiato il modo di fare politica perchè è cambiata la comunicazione, è cambiato il mondo.”

Soprattutto è cambiato il modo col quale i politici gestiscono l’opinione pubblica per generare consenso. Una volta, la campagna elettorale, iniziava e finiva in un determinato periodo. Oggi è attiva tutti i giorni.

Direttamente o indirettamente, che si tratti di Brunetta, Renzi, Gasparri o chiunque altro nostro rappresentante, il flusso di informazioni è continuo. Infinito. Ingestibile. L’esempio lampante lo abbiamo dato noi stessi in quella sala del Senato: in quanti eravamo? Tanti, ma pochissimi in rapporto all’intero Paese.

Ci siamo “armati” di hashtag ed abbiamo fatto tendenza.

Si, perché per l’intero pomeriggio #socialcom15 ha rappresentato il secondo cancelletto, su twitter,  in Italia. Questo vuol dire molte cose, magari anche contrapposte, sia sulla comunicazione che su giornalismo e politica.

La prima, forte, è che queste categorie lasciano ormai il tempo che trovano. La differenza la fanno le persone. E, la seconda, è la rivincita dei contenuti. Come tutti hanno evidenziato durante il convegno.

Rudy e Riccardo

Storytelling, storytelling e ancora storytelling. Che poi raggiungano il risultato benché inventati, come ha spiegato lo stesso Rudy con l’esempio di “Lovvotica”, è un altro discorso. Ma non è un caso.

Perchè la differenza, tornando a quanto dicevo prima, è quello che rappresenta lui per il proprio “ecosistema”. Ho letto post e tweet sullo stile di fan al concerto dei propri idoli scritti sotto al palco. Rudy Bandiera è Rudy Bandiera. Come Riccardo Scandellari. E, prima che come professionisti, interagiscono col proprio network come uomini. Hanno messo in evidenza se stessi, i propri punti di forza e, soprattutto, quelli di debolezza.

Non sono più semplici Web Marketer. Sono ad uno step successivo. Rappresentano essi stessi un mezzo di comunicazione autorevole.

È stato bellissimo, per esempio, vedere il brizzolato ferrarese con giacca ed infradito, sul social di Zuckerberg, il giorno prima. Non c’è più filtro, si entra in empatia oppure no. Se mi fido di te, mi fiderò del messaggio che mi invii quotidianamente.


#socialcom15

Virtual14. Rudy Bandiera e Riccardo Scandellari al Senato.

Elemento reale di democrazia

Francesco Nicodemo ha fatto un esempio semplice quanto chiaro: Gianni Morandi. Il post sugli emigranti, il suo parere. Schietto, sincero. Ha generato un’infinità di commenti ai quali, contro ogni “legge social”, ha risposto uno ad uno. Senza rancore per chi lo insultava, senza astio per chi lo prendeva in giro. Con la cortesia e l’eleganza che lo contraddistinguono.

Com’è visto dai “social media cosi” Morandi?

Proprio pochi giorni fa leggevo di quanto venisse preso ad esempio. “Morandi non ha studiato comunicazione”, ha sottolineato Nicodemo. E’ stato solo se stesso.

“Berlusconi non ha mai studiato comunicazione, eppure è un settore nel quale ha sempre vinto, perché è un suo talento naturale”, è stato l’ulteriore “caso” evidenziato da Velardi, in risposta a Brunetta che ribadiva quanto i propri interventi fossero costanti nel controbattere quelli di Renzi.

La strada dobbiamo tracciarla noi.

Pensando meno agli altri ed a quello che fanno, se vogliamo arrivare prima, sennò rincorreremo sempre. Quelli che segnano il percorso sono i casi di successo e, tutto questo, rappresenta un elemento di democrazia di valore inestimabile. La rete ci consente di arrivare dove vogliamo, se lo sappiamo fare. E, chi sa comunicare, vince.

I nostri rappresentanti al Senato

Cos’hanno quindi, in comune, Rudy Bandiera e Renato Brunetta? Qual è la conclusione più evidente che ci consegna #socialcom15? Ognuno avrà la propria opinione, a me viene in mente un concetto molto semplice: il web ha un pregio, è innegabile: azzera le distanze. La foto di Rudy al fianco dell’esponente di Forza Italia ne è metafora precisa.

Ieri era a 20 centimetri da Brunetta e, con lui, tutti noi comunicatori eravamo a 20 centimetri dalla politica. La verità è che Rudy, la comunicazione, ha acquisito un ruolo ancor più centrale, un valore assoluto. Quindi, è un potere.

Raccontare una storia, evidenziare un messaggio, veicolare un contenuto sono capacità che non tutti hanno. Ieri Velardi ha espresso un concetto chiaro: la politica non deve rincorrere la comunicazione, ma farla propria. Acquisirne le dinamiche. Non potrai mai combattere il “flusso” della rete. Meglio sfruttarlo e incanalarlo.

Riccardo e Rudy, i nostri rappresentanti al Senato.

Così come, tutti i giorni, dovrebbero essere i politici. Se domani mattina si candidassero, secondo voi, non avrebbero tanto consenso? Vi rendete conto di quanti siamo? Abbiamo la capacità di viralizzare. Proprio i politici, ad esempio, vanno sui social per essere citati sui giornali. Le dinamiche sono identiche.

Che un tweet parli di pallone, moda o legislatura, il suo successo dipende dalla fonte e dalla credibilità che si costruisce nel tempo. Dai propri contenuti. Umani molto prima che professionali.

Rudy riesce, ne sono convinto, a generare consenso, a comunicare ed “arrivare” ad una audience almeno pari a quella di un politico. Perché ha il potere di saper comunicare.

E i giornalisti?

Loro erano quelli che dovevano raccontarci la partita della domenica o di cosa si fosse discusso in aula. E allora, mi chiedo, se la partita la vediamo tutti e se Brunetta e Renzi fanno botta e risposta nella “social piazza”, chi è oggi il giornalista? Se l’opinione sul rigore o sulla nuova legge ce la possiamo fare giorno per giorno coi nostri occhi e seguendo i protagonisti direttamente dai loro account, chi è il cronista?

La risposta, per me, è semplicissima: noi. Tutti. Perché, oggi, ne abbiamo i “mezzi”.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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