Rifletto da qualche giorno sulla connessione esistente tra network ed empatia. In molti affermano che i mezzi di comunicazione di massa possano arrivare a dividere e alienare l’individuo in un vortice senza fine di emozioni solitarie. C’è da fare un distinguo tra ciò che erano in epoche passate e ciò che sono oggi. Ognuno di noi ha possibilità di interagire con programmi tv o interviste radio e questo grazie a cosa? La comunicazione online e per lo più i social media.

Social e distanze

I social media, si sa, hanno intensificato i rapporti con importanti personaggi dello spettacolo ma hanno abbreviato le distanze tra le persone comuni. Quel sentire che ci è stato negato fino alle epoche passate ora torna prepotente e veritiero.

Il valore aggiunto della rete, e in particolare dei canali social, è dato dalla vicinanza/distanza; rifletto su questo concetto da qualche tempo e mi sembra che gli individui contemporanei, per esprimere il meglio di sé, debbano concentrarsi sulla loro intima condizione per poi aprirsi al contatto. Un sentire più introspettivo che solitario.

Strumenti ulteriori che “connettono” mentalmente le persone, prima ancora che la loro fisicità, e che danno modo di esserci per l’altro in ogni modo e in qualsiasi momento. Che si tratti di un Brand o di un amico oggi è davvero facile far sentire la propria presenza.

Eufemia e l’#happytudine: la mia esperienza

Fondamentalmente penso che siamo usciti dai vecchi canoni imposti da regole sociali premoderne, l’#happytudine è un concetto trasversale che abbraccia modalità e sentimenti diversi. Non è devoto alla classica superficialità del “va tutto bene” ma a quella del “non ti preoccupare io ci sono”. Il digitale ha dato l’opportunità della connessione, sta a noi sfruttarla al meglio e cercare nel mare di internet persone (attenzione: non account) che sentano quello che sentiamo noi.  Non è facile ma ci si riesce aprendo il cuore e non solo l’applicazione.

L’incontro

Ho conosciuto Eufemia per caso, così come incontri una persona al bar e ci inizi a parlare, oggi è la mia fornitrice ufficiale di #happytudine quotidiana. Eufemia è così come la vedete in rete, ma di persona è molto, molto di più. La generosità fatta persona, una persona che “sente” la vita di pancia e non si risparmia con nessuno. L’ho conosciuta per il #wud15 a Napoli, non l’avevo mai vista prima ma era un po’ come conoscerla da sempre. Ho vissuto la sua famiglia e Maiori per qualche giorno e me ne sono innamorata. In quel posto tutti sorridono, tutti sono cordiali e salutano Femy come se fosse il sindaco del paese. Sicuramente per me è la Ceo&Founder dell’#Happytudine.

“Penso che gli individui siano stanchi di beni materiali e anche le più grandi case di produzione se ne siano rese conto. In un’epoca in cui abbiamo ogni sorta di strumento a disposizione c’è bisogno di immaterialità, sentimento ed empatia e per me l’#happytudine è proprio questo.”

Monia