Le vie del Signore sono infinite, si sa, perché allora non potrebbero esserlo anche quelle virtuali del web?

Così sembra pensarla Papa Francesco – al secolo Jorge Mario Bergoglio – che dei social media, soprattutto di Twitter Instagram, ha fatto un punto di forza della sua opera di predicazione.

Un dono di Dio

Nel gennaio 2016, nel corso del World Day of Social Communications – tenutosi in Vaticano – Papa Francesco ha avuto modo di incontrare Tim Cook, CEO di Apple, e di confrontarsi con lui lasciando un messaggio speciale:

“Internet, i messaggi di testo e i social network, sono doni di Dio.”

Secondo il pontefice, email, messaggi e chat sono forme di comunicazione pienamente umane. Cosa le rende tali? Non è la tecnologia a determinare se la comunicazione sia più o meno autentica, ma piuttosto il cuore umano e la nostra capacità di utilizzare con saggezza i mezzi a nostra disposizione”, ha detto il Papa.

Un Papa del suo tempo, un Papa Social

Forse la differenza più marcata che intercorre tra Francesco e i suoi diretti predecessori è quella di essere pienamente un uomo del suo tempo. Sembra facile a dirsi, ma è difficile applicare questo concetto quando sei – agli occhi del mondo intero – il rappresentante di un’istituzione dal passato lunghissimo e impossibile da ignorare: è difficile mediare tra questo passato, il presente e il futuro, ma l’attuale pontefice sembra riuscirci al meglio. In effetti Jorge Mario Bergoglio è un uomo social nel senso più vero del termine: vicino alla gente, fin dal suo passato in Argentina, informale, aperto al confronto.


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Virtual14. Papa Francesco e le regole dei Social Media.

Il social si fece verbo

L’account Twitter Pontifex in realtà era stato aperto dal predecessore di Francesco, Papa Benedetto XVI, nel 2012. Ratzinger aveva chiesto al pubblico di intervenire – tramite l’hashtag #AskBenedict – ponendogli delle domande, ma la risposta del pubblico è stata davvero negativa, visto che la maggior parte degli utenti si è focalizzato sugli scandali per gli abusi sui minori all’interno della Chiesa.

“La comunicazione, ovunque e comunque si svolge, ha aperto orizzonti più ampi per molte persone. Mi piace fare riferimento a questo potere della comunicazione come ‘vicinanza’.” (Papa Francesco)

Nel momento in cui il nuovo pontefice si è trovato ad ereditare l’account ha operato una scelta davvero drastica: tutti i tweet precedenti al suo insediamento sono stati cancellati, a tutt’oggi il primo tweet ufficiale dell’account risulta essere quello inviato da Francesco, nel marzo del 2013. Il primo messaggio che recepiamo da parte di Papa Francesco – o da chi cura i social per lui – è quello di una volontà di rottura con il passato: un colpo di spugna e si comincia daccapo.

Il contatto con il pubblico

Dio non è un brand, su questo saranno d’accordo tutti: credenti e non. In sé è una questione troppo alta e profonda allo stesso tempo, per poterla liquidare con poche parole e una buona strategia di marketing, tuttavia l’essere sui social media impone alcuni imperativi che sono uguali per tutti.

Non assoceremo mai Papa Francesco ad una star della musica o dello sport,

ma rileviamo che anche lui condivide con loro la stessa esigenza di essere vicino al suo pubblico.

Esigenza ancora più urgente se si pensa all’allontanamento di molti fedeli dai luoghi di culto. In pratica il Papa non può avere la certezza della piena frequenza, alla messa della domenica, da parte di tutti i cattolici, ma può contare su migliaia di retweet per le sue frasi.


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Virtual14. Papa Francesco e lo storytelling religioso.

Il ‘viralesimo’

Non c’è bisogno di scomodare i Vangeli per ricordare il potere di una parola riportata di bocca in bocca: oggi, per fenomeni di questo tipo, si usa il termine virale, piuttosto che passaparola, ma il meccanismo è molto simile: un messaggio viene divulgato a macchia d’olio e, visto che il web non ha confini, in pochi minuti può fare il giro del mondo. In un certo senso si può dire che Papa Francesco abbia trovato una via supplementare per divulgare la buona notizia, soprattutto se teniamo conto che il suo messaggio può raggiungere un potenziale di non cattolici estremamente alto.

Uno storytelling antico come il mondo

Un modo di coinvolgere il pubblico, di creare engagement ed entusiamo tra la gente, è quello di raccontare una storia comunicando dei valori: dal Libro della Genesi, alle parabole di Cristo, alla vita dei santi e dei padri della Chiesa, non è certo il materiale a fare difetto a chi volesse parlare di cattolicesimo. In un certo senso la religione può essere assimilata ad un lungo, eterno racconto. Anche in questo caso non c’è bisogno di fare esempi per ricordare l’impegno di Papa Francesco nel diffondere non solo il messaggio cristiano, ma anche i valori di pace e armonia ad esso legati.

“Non sottovalutare il valore dell’ esempio, perché è più potente di mille parole, di un migliaio di ‘mi piace’, di retweet o di video su YouTube.”

Il Papa Social, quindi, avverte i fedeli anche dei pericoli che sono insiti nel virtuale: non ultima una versione della realtà falsa e fuorviante.

Non è tutto oro quello che luccica, infatti, e un uomo saggio lo sa.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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