Base jumping, skateboarding, kitesurfing, deltaplano, acrobatica aerea, downhill, arrampicata, parapendio, parkour, windsurfing…non c’è dubbio: la Red Bull ama gli sport estremi e, primo fra tutti, il content marketing

Un impero dal nulla

Quello della Red Bull è un vero e proprio impero finanziario, la sua grandezza è ancora più sconcertante quando si pensa che dall’idea del fondatore, Dietrich Mateschitz, – distribuire in Europa una bevanda da pochi soldi usata dagli operai thailandesi per combattere sonno e fatica – ad oggi sono passati solo ventotto anni. Attualmente la Red Bull viene venduta in 169 Paesi per un fatturato che, nel 2015, ha sfiorato i 6000 miliardi di euro.

Adrenalina come stile di vita

Il grande successo della Red Bull non sta soltanto nell’essere un prodotto apprezzato dal pubblico: “Red Bull è uno stile di vita”, ha dichiarato Mateschitz, ed è proprio così. Adrenalina, sport, velocità, divertimento, spericolatezza, sfida ai limiti della legge di gravità e del corpo umano: energia allo stato puro – in realtà una combine di zuccheri e caffeina – distribuita in lattine slanciate il cui logo è, ben presto, diventato altrettanto familiare che quello della Coca-Cola. L’idea di dinamicità e movimento legata al prodotto è stata rafforzata dalle sponsorizzazioni: quattro squadre di calcio, due squadre di Formula 1 – con quattro campionati mondiali vinti consecutivamente – per non parlare degli altri motorsport , una serie di atleti dediti ai più svariati sport estremi, fino al più estremo di tutti: Felix Baumgartner, il base jumper austriaco che, nel 2012, ha stabilito l’allora record di salto nel vuoto lanciandosi nello spazio da un’altezza di 39000 metri, abbattendo la barriera del suono ed entrando, di fatto, nella storia. Non c’è che dire: la grinta, la creatività e la passione per il marketing non convenzionale hanno portato la Red Bull davvero alle stelle.


content marketing

Virtual14. Can You Make It di Red Bull.

Content Marketing al cubo

L’idea centrale del content marketing è quella di pubblicare contenuti che veicolino i messaggi e i valori di un brand: in un certo senso il prodotto smette di essere venduto solo per se stesso per essere associato ad un determinato stile di vita o a particolari situazioni e sentimenti. Non c’è da stupirsi, quindi, che un energy drink abbia legato le sue campagne pubblicitarie all’attività più dinamica e coinvolgente che ci sia: lo sport. Vista la concorrenza di altre bevande – come, ad esempio, Gatorade – la Red Bull ha deciso di spostare l’asse dell’interesse attorno a quegli sport meno “classici”, sfruttando il fascino del rischio e della sfida che ammanta le performance di atleti come Roland Fischnaller o Travis Rice: un fascino che cattura sportivi veri e anche sportivi da poltrona. La produzione di contenuti di qualità è così importante per la Red Bull che l’azienda stessa si è trasformata in un colosso editoriale, scegliendo di comunicare i suoi valori a 360° : Red Bull Media House , ad esempio, è una piattaforma multimediale con cui Red Bull distribuisce sul web – ma non solo – quello che lei stessa crea: riviste, video, foto, articoli, spettacoli TV, eventi pubblici, documentari, libri, contest, film, app, musica. Oltre a questo ci sono il sito ufficiale – su cui è disponibile una quantità enorme di materiale da scaricare – , le pagine Facebook Twitter seguite da milioni di persone, il canale YouTube e tanto altro ancora. La strategy della Red Bull sta, dunque, nel costruire contenuti talmente coinvolgenti che lo spettatore non può distogliere lo sguardo e nell’interagire col pubblico in maniera dinamica – come d’obbligo di questi tempi – ma la cosa che stupisce non è certo questa. Ad essere singolare – una caratteristica più unica che rara anche per un brand di queste dimensioni – è il fatto che nella quasi totalità dei contenuti il prodotto non compare mai. Compare il logo – ormai indissolubilmente associato al prodotto e allo sport assieme – e questo basta e avanza visto che il fatturato annuo dell’azienda è in costante aumento, così come la popolarità della bevanda stessa: paradossalmente il content marketing estremizzato esalta il prodotto nascondendolo e diventando, quindi, invisibile lui stesso. Una strategia vincente come poche.

#CanYouMakeIt

165 squadre formate da studenti universitari provenienti da più di 50 Paesi, in giro per l’Europa, sette giorni di tempo per andare da una meta all’altra usando un’unica “moneta” di scambio: lattine di Red Bull. La domanda è: can you make itPuoi farcela? Il premio, naturalmente, è un viaggio. Can You Make It è, in ordine di tempo, l’ultima campagna pubblicitaria Red Bull che, in omaggio alla passione per lo sport e il movimento, è scesa letteralmente in piazza – o per meglio dire nelle maggiori piazze d’Europa – per proporre ai giovani una versione aggiornata del romantico viaggio d’avventura, un’indimenticabile esperienza di vita: partiti da città come Firenze, Berlino, Edimburgo, Barcellona e Praga i team di studenti si sono diretti su Parigi, facendo tappa in alcuni dei 40 checkpoint europei  – Londra, Vienna, Ginevra, Venezia, Madrid – dove hanno sostenuto divertenti e avvincenti prove per guadagnare lattine da “spendere” durante il viaggio. Il successo della campagna, neanche a dirlo, è stato enorme: il coinvolgimento del pubblico in piazza si è propagato al pubblico online attraverso la condivisione di video e foto da parte dei concorrenti sui social network e attraverso Red Bull Tv YouTube. Fedele a se stessa e ai suoi valori, la Red Bull insegna: squadra che vince non si cambia.


 

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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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