Siamo con Raimondo De Magistris, vicedirettore della testata tuttomercatoweb.com. Lo seguiamo nel suo percorso, soprattutto grazie al web e, in particolare, ai social network. Gli abbiamo chiesto quest’intervista per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del lavoro del giornalista.

Ciao Raimondo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sé e per i propri clienti. Tu sei un giornalista, qual è stato il tuo percorso professionale, in tal senso?

“Ho iniziato a fare questo lavoro relativamente presto, sul sito Mondopallone.net (adesso .it) che ancora oggi seguo con particolare affetto. Essendo nato in provincia di Napoli, ho poi girato diverse realtà locali – sia online che televisive – prima dell’anno di lavoro svolto a Milano presso la redazione di SportItalia. Un anno molto formativo. E’ accaduto nel 2011, ma già da un paio d’anni lavoravo sul portale Tuttomercatoweb.com, un impegno via via sempre più importante che ormai da tre anni è diventato il mio lavoro a tempo pieno.”

Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista?

“Lascio che a promuovere la mia attività sia il portale per il quale lavoro. Deve essere il mio lavoro a parlare per me, non io a parlare per il mio lavoro. Mi capita a volte di condividere miei articoli, ma col solo scopo di confrontarmi col mio network e conoscere le loro opinioni.”

In che modo ti approcci al tuo network? Hai un sito internet personale?

“Non ho un sito personale, tramite i new media. Mi approccio al mio network in maniera discontinua, ma sempre con la curiosità di conoscere l’opinione altrui principalmente sugli argomenti che catalizzano le attenzioni nel mio lavoro. Parto dall’assunto che ormai su internet tutti sono molto informati, ogni persona mentre è sui social naviga su cinque, sei o più siti. E molti di questi sono d’informazione. Non c’è l’esigenza di un mio messaggio per informare il pubblico sull’ultimo colpo di calciomercato o sul risultato di una gara. Lo si conosce già, lo fanno già le varie testate. C’è, però, la voglia di confrontarsi su ciò che accade. Magari partendo da una provocazione, da dettagli che spesso mi piace evidenziare.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Hai mai sentito parlare di Personal Branding?

“Si. E’ un processo al quale guardo con occhio neutro perché credo che alla fine a fare la differenza sia sempre il contenuto. Se è interessante, se è originale, se si trova la chiave giusta per esaudire le richieste del pubblico al quale si rivolge, una persona o un’azienda troveranno sempre il modo di relazionarsi col cliente o, come nel mio caso, col lettore. E in questo caso il Personal Branding è un buon volano per accelerare questo processo. In caso contrario, invece, è abbastanza fine a se stesso.”

Sei il vicedirettore di tuttomercatoweb.com, realtà seguitissima. Come gestite la comunicazione aziendale? 

“Tramite i new media, certo, ma non solo. C’è anche altro, molto altro al di là dei social. C’è un portale che anche grazie all’imprescindibile aiuto dei siti monotematici è ormai sempre più radicato sul territorio e si promuove giorno per giorno tramite i suoi giornalisti interfacciandosi continuamente con addetti ai lavori, ma soprattutto tifosi. E lo fa con una presenza costante in tutti gli eventi che riguardano il settore di nostra competenza, soprattutto con una democrazia che ci piace sottolineare. Informiamo il tifoso della Juve come quello del Carpi, entrambi hanno lo stesso valore ed è giusto che entrambi allo stesso modo siano informati sulla loro squadra. Ci piace far parlare il nostro lavoro, resta alla lunga la migliore strategia possibile.”

Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

“Radicalmente. Il passaggio dal cartaceo all’online è in corso e non si tornerà più indietro. Chiuderanno redazioni di giornali con la stessa frequenza con la quale apriranno quelle di testate digitali. E il giornalista cambia a sua volta pur conservando molti dei principi etici che hanno ispirato questo lavoro. Più informazione, più voci, più commenti, pluralità di opinioni. E’ la democrazia del web, per i lettori è fondamentale questa abbondanza. Propedeutica per poi interagire con una propria opinione personale. Un lavoro molto più semplice a dirsi che a farsi, però. Basato su una scrupolosa organizzazione e su una metodologia difficilmente comprensibile per chi per anni ha lavorato per il cartaceo. Informazione e lettore sono i due punti sul quale ruota tutto il lavoro. Se si perdono di vista, e si privilegiano altri fattori, una testata digitale alla lunga perde credibilità. E di conseguenza lettori.”

Come credi, invece, i canali social incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

“E’ vero, la distanza s’è azzerata. Un lettore può contattarti a qualsiasi ora e in ogni modo. Mi piace e per me è abbastanza naturale, sono sempre stato abituato in questo modo. Il confronto è importante, spesso costruttivo e utile. Guai, però, a confondere i ruoli. Il giornalista resta un giornalista, il lettore resta un lettore. Hanno prospettive, obiettivi e competenze diverse.”

Sei un profilo “attivo” sui new media anche a livello personale?

“Poco. Siamo nell’epoca in cui ognuno si sente in diritto/dovere di mostrare tutto di se stesso. Di costruire un reality sulla sua stessa vita tramite i new media, di vivere un personalissimo ‘Grande Fratello’ senza obiettivi né premi. Non mi piace, non mi ci rivedo in questa moda.”

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

“Si, certo. Molto importante e sempre più diffuso, anche nel mondo del calcio. Penso, ad esempio, ai canali tematici, sia tv che radio. Ho avuto modo di averci a che fare da vicino e sono molto utili per raccontare a 360° una realtà, per veicolare un messaggio, interagire con i tifosi e ampliare il bacino d’utenza. Sono il presente e il futuro del lavoro aziendale, ma in alcun modo deve essere sovrapposto col giornalismo classico. Solo apparentemente sono simili, in realtà i punti in comune sono davvero pochi.”

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

“Una chiacchierata ricca di spunti interessanti. La condividerò sicuramente.”

Ringraziamo Raimondo per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sui siti delle testate per le quali scrive i suoi articoli.