Abbiamo chiesto, ad alcuni professionisti del Digital Marketing, quali debbano essere le caratteristiche, professionali e personali, di un bravo Social Media Manager.

Ecco come ci hanno risposto.

Riccardo Scandellari

Socio Fondatore e Amministratore di NetPropaganda.

Credo che la professione del Social Media Manager, come ipotizzano alcuni, non esista. I social network sono una componente del digital marketing che a sua volta è una componente del marketing in senso lato. Chi pensa che tenere una pagina Facebook e un account Twitter possa bastare alle esigenze di un’azienda si sbaglia di grosso. In quest’ottica il ‘SMM’ deve attrezzarsi velocemente per ambire a una professionalità più aperta in cui accrescere sia la tecnica che il contenuto.”

Eleonora Rocca

Founder Mashable Social Media Day Italy.

Professionali: 1. Una buona preparazione in ambito Marketing e Brand Development Strategy a 360 gradi, non soltanto legata all’utilizzo dei principali canali social. Questo perché, per raggiungere risultati di successo, la conoscenza puramente “tecnica” non basta. 2. È necessario saper attuare strategie commerciali e di marketing su più larga scala e capire bene le dinamiche della multicanalità. 3. Buone Capacità di scrittura: il copywriting è un elemento fondamentale di qualunque strategia social. Bisogna essere empatici e trasmettere brillantezza ed emozione quando si scrive. Personali: 1. Creatività: sui social, più che su qualunque altro mezzo di comunicazione, bisogna essere originali e creativi per tenere vicina la propria audience e non farla disperdere nel mare di informazioni che vengono condivise ogni giorno. 2. Capacità relazionali: bisogna essere bravi ad avere a che fare con le persone, a relazionarsi costantemente, a motivare, a trasmettere la propria passione trascinando gli altri. 3. Passione e un po’ di sana “nerditutine”: i social media cambiano costantemente regole, algoritmi e funzionalità, quindi bisogna studiare costantemente ed essere sempre al passo con gli ultimi trend, sia lato tool che mercato di riferimento.”

Claudio Gagliardini

Socio di seidigitale.com.

Non è mai semplice tracciare un profilo ideale per una particolare mansione, professione o attività. Gli ingredienti perfetti esistono solo nelle ricette di cucina, quando non vengono rivisitate da grandi chef acquisendo ulteriore e spesso inaspettato valore, quindi cercherò di individuare quelle che possono essere delle caratteristiche generali, più o meno indispensabili ma tuttavia importanti, per chi voglia fare il lavoro di Social Media Manager. Per quanto riguarda gli aspetti professionali credo sia indispensabile una buona preparazione di base, quella che ai miei tempi si chiamava “cultura generale” e che permette di vedere le cose da un punto di vista più alto e con una prospettiva più ampia. Occorre poi conoscere alla perfezione la rete, le piattaforme sociali, le loro caratteristiche tecniche, peculiarità e dinamiche, oltre che gli strumenti che consentono di creare e di condividere contenuti. Questo non significa saper fare tutto. Non serve essere un grafico, o un fotografo, o un videomaker. Non è nemmeno obbligatorio, se si lavora in staff abbastanza grandi, avere grandi doti di scrittura o di creatività, ma serve sapere alla perfezione cosa deve saper fare ciascuno specifico professionista e cosa occorre che faccia per ciascuno dei clienti o per il progetto che si segue. Un Social Media Manager è dunque una figura poliedrica, dal punto di vista delle conoscenze e della cultura, che non si limita a “smanettare” sulle piattaforme ma che conosce le esigenze della comunicazione, del marketing, della gestione delle comunità e di tutti gli aspetti che impattano con il suo specifico ruolo. Relativamente alle caratteristiche personali, invece, il SMM è una persona lucida, moderata, dotata di grande buon senso e di capacità di vedere oltre il mero orizzonte della creazione di una strategia o della pubblicazione di un singolo post. Deve conoscere quello che accade in giro per il mondo, capire se quanto programmato da tempo è compatibile con l’attualità, se le parole o le grafiche usate non si prestano a fraintendimenti, in funzione di qualcosa che è avvenuto o che sta avvenendo, e deve avere un grande senso dell’opportunità. Il suo ruolo non è quello di “acchiappare like” o di creare esplosioni di popolarità, che possono esporre aziende e progetti a rischi più grandi dei possibili benefici. Quello che deve fare è creare una linea, dare una direzione, inquadrare il lavoro e farlo andare verso gli obiettivi prefissati, sfruttando eventuali occasioni che possono capitare senza mai speculare o tentare la fortuna. Deve essere una “persona perbene”, priva di paure e di paranoie inutili ma prudente e lungimirante, perché i social non sono scorciatoie verso il successo, ma autostrade affollate in cui la differenza tra un comodo viaggio e un brutto incidente non è insito soltanto nelle capacità di guida, ma soprattutto nella costanza, nella previdenza e… nel metter la freccia quando si cambia corsia, per evitare problemi.”

Veronica Gentili

Web Marketing & Social Media Marketing Specialist di Glisco Marketing.

Passione, umiltà, empatia. Passione, perché è un lavoro che richiede studio e aggiornamento continuo e senza la passione dopo poco si perde la voglia. Umiltà, perché è necessario sentire di non saperne mai abbastanza per non smettere mai di voler imparare. Empatia, perché un SMM deve sapersi mettere nei panni degli altri per poter produrre materiale in grado di emozionarli e saper gestire le emozioni che suscita.”

Irene Schillaci

Digital & Social Media Strategist, P.R. & Community Manager freelance.

Nella maggioranza dei casi il confine tra la professione del Social Media Manager e le altre professioni digitali è davvero sottile. A un Social Media Manager sono richieste competenze trasversali: oltre a conoscere e utilizzare i social network, nel caso in cui si occupi anche della strategia, deve essere in grado di analizzare il mercato di riferimento e decidere su quali social network basare la strategia per raggiungere gli obiettivi di business del cliente e, successivamente, misurare i risultati, intervenendo per “aggiustare il tiro”, se necessario. Se si occupa in prima persona della creazione dei contenuti, il Social Media Manager deve avere delle basi di grafica e delle buone doti di scrittura, per riuscire ad adattare il registro stilistico e il cosiddetto tone-of-voice in base all’azienda e allo strumento utilizzato. Completano il quadro delle competenze di un Social Media Manager la capacità di analisi dei dati, l’abilità di reagire all’imprevisto e la pazienza (fondamentale se ci si occupa anche del community management). Quale caratteristica non può assolutamente mancare? La curiosità e la voglia di aggiornarsi sempre.”

Francesca ‘Cora’ Sollo

Social Media Marketing Specialist.

Non essere come me. E tu mi dirai ‘forza, dammi una risposta seria.’ Ed io ti ripeto (anzi, ‘spetta che prendo il megafono che usa Salvatore agli eventi’) non come me. Un social media manager deve essere… Aspetta, ti faccio anche la bullet list come piace tanto a chi scrive la formula magica per ottenere il post perfetto. Organizzato: l’organizzazione è il sale del digital, bimbi. Tempi stretti, gente che si dimentica di mandarti le email con tutte le informazioni o se le ricorda cinque minuti prima e diventa tutto un noi-dobbiamo-pubblicare-immediatamente mentre tu sei e-perché-porco-zio-non-ve-lo-siete-ricordati-prima? Comprati un’agenda, utilizza la sincronizzazione dei dispositivi e diventa dipendente da Google Calendar e dalla famosa tecnica della zucchina (volevo dire del pomodoro). Curioso e sempre pronto a rischiare: sii come Alice nel paese delle Meraviglie. È inutile girarci intorno: questo è un lavoro le cui variabili cambiano e mutano come un criceto impazzito che corre su una ruota. Ogni 4 nanosecondi Facebook rilascia una nuova feature, la SEO è in fin di vita ed Instagram si mette a vendere cose. Insomma, lo scenario è da seguire continuamente, l’aggiornamento e lo studio sono costanti e la voglia di fare spesso scende sotto i minimi storici ma la voglia di rischiare, di fallire (e di essere perfino l’epic fail di turno), di fare è sempre più forte di tutto. Umile, coerente, trasparente, empatico: non credo di doverti spiegare il perché di queste doti. Forse è meglio farlo: hai ragione. L’umiltà è quella virtù che ti permette di camminare a testa alta davanti alle difficoltà, di comprendere quando e come affrontare una crisi. Insomma, l’umiltà per un social media manager è il timone in mezzo alle tempeste. Serve a mantenersi stabili, in equilibrio. La coerenza e la trasparenza, invece, come in ogni rapporto umano (ricorda, hai sempre da interagire con esseri umani e non meri numeri), ti permettono di essere quello a cui rivolgersi nei momenti più complessi, quello di cui non si può fare a meno “perché lui sa come fare”, quello di cui ci si ricorda perché la comunicazione vuole coerenza, la comunicazione vuole il coraggio della trasparenza. E, in ultimo, l’empatia: la panacea, il sacro Graal di tutti gli addetti ai lavori. La capacità di mettersi dalla parte degli utenti. Sii empatico ed avrai la rete ai tuoi piedi. Queste sono le principali caratteristiche fondamentali per un Social Media Manager. Se ci aggiungi EVITARE DI FARE FUFFA e di provenire dall’albero genealogico dei tuoi clienti, siamo a cavallo!”

Emanuela Goldoni

Social Media Strategist di AD99.

“Ciao Michele e grazie mille per avermi coinvolta. Per rispondere a questa domanda, ti dirò quelle che sono le caratteristiche che ho individuato nei (pochi) colleghi social media manager, che stimo e che reputo tra i migliori e da cui mi lascio ispirare ogni giorno per fare il mio lavoro. A livello di attitudini personali, i miei punti di riferimento sono tutti dotati di gran senso dell’ironia, (che spesso assume i contorni del sarcasmo, ma sono talmente intelligenti che sanno quando si può usare e quando no). Sono per natura molto aperti e trasversali sul piano degli interessi, sono puntigliosi, precisi, molto organizzati e pragmatici. Manifestano coerentemente una sensibilità verso temi etici che stanno loro davvero a cuore e che spesso diventano trainanti nelle loro strategie di comunicazione. Ciò che davvero mi affascina dei social media manager a cui penso è la loro capacità di sapere sperimentare. Hanno invidiabili capacità analitiche e al contempo, esemplari capacità sintetiche. Sono lungimiranti, studiano scenari e mondi possibili, si confrontano con altri colleghi, condividono con loro metodi di lavoro, fallimenti e successi. Sanno costruire una rete di alleati (dal marketing manager, all’analista ad esempio) che li possano aiutare a sviluppare la migliore delle strategie, perché nulla va lasciato al caso. A livello di competenze professionali: i social media manager che ammiro sono sempre sul pezzo e per farlo, per ovvie ragioni occorre avere accesso alle fonti, che spesso sono in lingua inglese. Quindi, il social media manager professionista dovrebbe conoscere perfettamente la lingua inglese, così come quella italiana, per realizzare piani editoriali perfetti da un punto di vista linguistico. Sarebbero auspicabili competenze in termini di copywriting. Dovrebbe avere basi di statistica per interpretare dati da cui partire per sviluppare qualsiasi tipo di strategia. Dovrebbe avere conoscenze di marketing e di comunicazione, indispensabili per intraprendere questo mestiere e deve sapere fare campagne (sperimentando) e analizzarne i risultati. Sperimentare significa anche individuare i tool di analisi del brand online più utili per gli obiettivi prefissati. Dovrebbe sapere redigere una policy coerente con i valori del brand e necessaria per stabilire i “paletti” e tono di voce utile per il proprio lavoro e per quello del community manager. A tal proposito dovrebbe individuare le criticità in termini di lamentele o richieste dei fan e creare workflow (ma questo dipende sempre dalle dimensioni dell’azienda) per agevolare il compito di chi gestisce la community. Il social media manager non deve essere un grafico, ma se ha sensibilità in questo senso, meglio.

Andrea Sanzullo

Digital Marketing Manager di Peugeot Contauto Due.

Dal mio punto di vista, che è figlio della mia esperienza di marketing manager e startupper, fare social media marketing è una scommessa quotidiana. Una promessa che l’advisor fa a se stesso e alla sua fan base, post dopo post, con il silenzioso ma pressante vincolo di non infrangerla mai, pena la perdita immediata di popolarità. Senza tirare in ballo lo spauracchio di una società in stile Black Mirror, fondata sui 15 minuti di popolarità ad ogni costo, un SMM deve avere la capacità di seguire le correnti, i trend dettati dal social media, e la capacità di dare contenuti rilevanti ai propri follower, mettendo il consumatore al centro della propria campagna, piuttosto che il brand rappresentato. Il social media è lo spazio personale di ognuno di noi e come tale va trattato. È uno spazio privato e sempre più intimo, dove intercettare il consumatore diventa – di nuovo – un “fatto” emozionale. Credo che un buon SMM debba saper essere professionale e confidente allo stesso tempo, ragionando sempre in prima persona. L’evoluzione del SMM potrebbe derivare dai sempre più rilevanti aspetti sociologici che pervadono l’ambiente social. Se dovessimo ridurre la riflessione ad un insieme di aggettivi da incollare addosso ad un buon SMM, la lista sarebbe decisamente lunga, ma proviamo a sintetizzare i più importanti secondo il mio umile punto di vista: curioso, fiducioso nel genere umano (questa meriterebbe un lungo approfondimento, ma credetemi sulla parola), pronto di spirito, capace di gestire le obiezioni, paziente, analitico, con spiccate doti strategiche ed una capacità quasi divina di vedere avanti nel tempo, creativo e risoluto, empatico con il consumatore. A volte, una campagna improvvisata può rendere frutti in abbondanza, se si segue il giusto guizzo dell’istinto, la giusta ispirazione. Se, poi, il SMM è davvero un manager e non un mero esecutore, sicuramente coordinerà un team di efficienti copywriter e graphic designer, quindi non dovranno mancargli la leadership e la capacità di far funzionare un meccanismo complesso che solo nel suo insieme può funzionare al meglio: creare brand awareness non è uno scherzo, ed il social network è il modo migliore per lanciare un brand nei nostri tempi.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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