Piovono Zucchine: social media lapidation


epic fail
Virtual14. La lapidazione mediatica del ristorante vegano "Piovono Zucchine".

Mentre il terremoto continua a scuotere e a ferire l’Italia c’è chi – non stupiamoci: è la legge della giungla – cerca di cavalcare l’onda, anche se è un’onda sismica. Non parliamo delle belle e solidali iniziative a cui alcuni brand, di solito, legano il loro nome, ma di un epic fail di grandezza tale – nella scala degli errori mediatici – da mandare letteralmente in fumo la reputazione del ristorante brindisino “Piovono Zucchine”.

Mai scherzare con il fuoco

Piovono Zucchine è un ristorante vegan gestito da due giovani chef: Annalisa e Simona. Un’iniziativa fresca e intelligente, visto il crescente interesse delle persone nei confronti di uno stile alimentare “alternativo” e, in un certo senso, etico. Ben altre questioni di ordine etico ha suscitato il post pubblicato il 30 ottobre, in occasione della cena della vigilia di Ognissanti: “Dolcetto o terremoto? Aperti il 31, a cena ):” recita il copy che campeggia su una zucchina intagliata a mo’ di zucca di Halloween: una provocazione gratuita o un maldestro tentativo di farsi pubblicità? Al web – e non ai posteri – l’ardua sentenza.


piovono zucchine
Virtual14. Un’immagine di “Piovono Zucchine” su Facebook.

Piovono Zucchine. Piovono insulti

È stato proprio il web – con il suo pollice verso ed una vera e propria “lapidazione social” – a decretare l’epic fail. Una pioggia di recensioni e commenti negativi ha letteralmente inondato la pagina Facebook del ristorante:

“Probabilmente il cibo preparato in questo ristorante sarà ottimo, ma la mancanza di educazione, gentilezza e cortesia con cui i proprietari si rivolgono a potenziali clienti è disarmante. Di cattivissimo gusto il modo in cui hanno cercato di pubblicizzare un evento speculando su un’enorme disgrazia. Ancora peggiori le maniere con cui hanno tentato di difendersi. Sarebbero bastate delle scuse sincere”.

Questa recensione, tra tante, serve a illustrarci la facilità con cui un’errata strategia di comunicazione può rovinare il lavoro di mesi o anni. Il risultato in cifre? Il crollo del rating da 4.3 a 1.4 (per ora) in poche ore, oltre al pubblico biasimo di social media manager e giornalisti che hanno fatto da cassa di risonanza all’indignazione pubblica. Indignazione che – per amore della verità – è sempre più simile all’implacabile giudizio del pubblico di un’antica arena. Un pollice verso può esprimere un giudizio tanto vasto quanto poco meditato, come ha sottolineato Fabio Lalli scrivendo:

"La massa decide per il singolo.

Lo umilia pubblicamente e si rende giustiziera con una ritorsione sulla sua reputazione, rendendo impossibile ad un certo punto capire cosa sia giusto e cosa sbagliato. Questa scena l’ho già vista: ieri nel caso del ristorante pugliese e nella prima puntata di Black Mirror. Evoluzioni atroci dell’intelligenza (o stupidità) collettiva.”

Gli errori sono come le ciliegie

“Chiedere scusa è la supercolla della vita. È in grado di riparare qualsiasi cosa.” (Lynn Johnston)

Le scuse pubbliche e ufficiali hanno posto riparo a più di un epic fail mediatico: non sempre sono risolutive, ma – in generale – il pubblico è disposto a perdonare e dimenticare più facilmente se chi rappresenta le aziende sa mostrare un volto umano. Non è stato il caso delle due chef che hanno continuato ad accumulare errore su errore rimbeccando il pubblico con commenti sgarbati:

“Non ti piace il modo in cui abbiamo pubblicizzato la cosa? Non ci interessa. È il nostro modo.”

Questa una loro risposta che serve un po’ a riassumere l’atteggiamento generale. Porte chiuse, dunque, a qualsiasi tipo di dialogo – un errore gravissimo e paradossale, quando si parla di strategie di comunicazione – e a nulla vale invocare – come è stato fatto in questo caso – un presunto impegno in chiave polemica di cui, del resto, non vi è traccia nella pagina. Quella che forse poteva essere una bella iniziativa delle due imprenditrici si è, purtroppo, persa in un mare di fraintendimenti.

Il naufragio delle buone intenzioni

Di buone intenzioni, si sa, è lastricata la strada per l’inferno: in questo caso le buone intenzioni – chiamate in causa ben dopo la pubblicazione del post – sono legate a un’iniziativa di beneficenza per cui il ricavato della cena servirà a comprare dolci per i bambini delle Marche.

Un modo un po’ tardivo di chiarire il significato di un messaggio nato male o il maldestro tentativo di salvare la faccia?

In entrambi i casi sicuramente la dimostrazione che comunicare è un’arte che non tutti conoscono. Soprattutto quando si parla di social network.

 


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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