Ho deciso di scrivere questo articolo per analizzare la qualità della copertura mediatica riservata alla Giornata Mondiale contro l’Omofobia, celebrata il 17 maggio scorso, tra brand “gay friendly all’occorrenza” e buoni propositi politici.

“La Giornata Mondiale contro l’Omofobia è una ricorrenza promossa dall’Unione Europea celebrata per la prima volta nel 2007”

Breve rassegna stampa 

In tutta Italia sono esplose una miriade di iniziative online e offline per questa celebrazione, da flash mob a spettacoli teatrali:

Bari: Stop omofobia venticinque eventi in tutti i quartieri (La Repubblica)

Giornata omofobia: Mattarella, ‘Stop a inciviltà discriminazioni’ (ANSA)

Giornata contro l’omofobia: grazie a tutti i pionieri coraggiosi, caso Playmobil e Lego (Il Fatto Quotidiano)

Aperture anche in ambito politico con il Capo dello Stato Sergio Mattarella che punta verso una rivoluzione culturale:

“E’ compito della società nel suo insieme abbattere i pregiudizi dell’intolleranza. E costruire al loro posto una cultura che assuma l’inclusione come obiettivo sociale”

Corporate Branding  nell’epoca dell’instant fake

La costruzione del proprio Corporate Branding passa sopratutto per la credibilità e la coerenza, due caratteristiche che sono mancate, ad esempio, alla maggior parte dei pastifici concorrenti di Barilla (come Granoro e Garofalo) che sfruttando l’epic fail del competitor si sono limitate a racimolare solo qualche like, mancando l’occasione per acquisire o rafforzare quella fetta di mercato che supporta la lotta alle discriminazioni.

omofobia

Virtual14. Althea per il 17 Maggio.

Se l’eccezione conferma la regola Althea, azienda italiana che produce sughi pronti, ha saputo cogliere al volo l’occasione per dimostrare un vero e sano interesse a molti temi sociali attraverso post ironici su temi di attualità a volte spinosi, creandosi una fan base ampia e variegata (giovani, famiglie e single). Confrontando questi differenti atteggiamenti di grandi brand italiani, mi è venuto in mente il termine “instant fake” attribuibile a quelli tra loro che sfruttano l’onda mediatica di una causa sociale per poi abbandonarla.

Conclusioni

Il marketing in Italia è ancora fortemente influenzato da una cultura ipocrita e conservatrice, basti pensare alle pubblicità che raramente corrispondono alla vita reale, come le famiglie sorridenti che bevono bifidus alle 7 di mattina accanto a insistenti messaggi subliminari a sfondo sessuale utilizzati per promuovere qualsiasi prodotto, magari con bambini come attori inconsapevoli. Il mood delle agenzie pubblicitarie del nostro paese, a qualsiasi livello, è ancora troppo spesso basato sul concetto che “squadra che vince non si cambia”, cristallizzando così l’evoluzione culturale che molto frequentemente passa anche attraverso la pubblicità percepita come modello in una società consumistica come la nostra.

Valentina