Siamo con Michele Dalai, CEO di Medical Facts. Seguiamo con attenzione le loro attività e gli abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del del progetto ma anche della sua visione sulle evoluzioni della comunicazione e del giornalismo, soprattutto in funzione dei new media.

Ciao Michele, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Tu sei un profilo poliedrico, ci racconti brevemente il tuo percorso personale?

Ho avuto la fortuna di conoscere fin da piccolo il mondo dell’editoria, di avere un accesso privilegiato. Ho iniziato nell’azienda di famiglia e questo è un enorme vantaggio competitivo, di cui sarebbe molto disonesto non essere consapevoli. Poi ci ho messo del mio, la curiosità e l’idea che un editore moderno è un produttore di contenuti, confeziona idee e non solo libri. Ho conosciuto centinaia di autori straordinari, ho cercato di strappare a ciascuno un pezzo di esperienza, di umanità, di bellezza. Sono curioso ed è sia la cosa migliore che mi sia capitata che la peggior dannazione, perché chi è curioso è anche irrequieto. Ho fatto radio, televisione, ho scritto e scrivo ancora per giornali e magazine, ho scritto quattro libri, ho lavorato nella comunicazione e cerco sempre e disperatamente di collaborare con chi è palesemente meglio di me (sono tanti), per non smettere di imparare.”

Viviamo un periodo difficile, una pandemia globale che ha inciso fortemente sull’economia e sulla politica, oltre che sulla salute pubblica, evidenziando anche tutte le lacune dell’informazione e spiegando al meglio il concetto di infodemia. Tu, col Prof. Roberto Burioni ed uno staff dalle competenze trasversali, hai fondato Medical Facts. Ci spieghi come è nata l’idea, come il vostro comitato scientifico si miscela al team comunicazione e come è organizzata la vostra redazione?

Volevamo intermediare la comunicazione del Professore in un momento in cui si stava assumendo grandi responsabilità e riceveva tanta gratitudine quanto odio viscerale ed inquietante. Assurdo per chi fa opera di debunking e disseminazione scientifica, ma pare che ci siano bugie pericolose e gente disposta a proteggerle a ogni costo. Così è nato Medical Facts e, fin dall’inizio, ha avuto un successo enormemente superiore alle attese, costringendoci anche a un salto di scala immediato. Pensavamo a un blog di approfondimento, con aggiornamento periodico, ci siamo ritrovati per le mani un quotidiano con numeri enormi. Siamo per necessità del momento una redazione liquida, stiamo tutti in posti diversi, scriviamo (scrivono) da casa, studi medici e ospedali. Per Medical Facts scrivono solo medici e ricercatori, non è una redazione giornalistica e questa è la sua unicità. Roberto Burioni supervisiona le operazioni editoriali e la qualità dei pezzi pubblicati.”

I social media, che pure alimentano il caos, restano asset strategici per catturare l’attenzione e ottenere la fiducia della gente. Come è strutturato il vostro ecosistema digitale? Che importanza ha avuto ed ha, nella vostra strategia, una figura influente come quella del Prof. Burioni?

Ha un peso e un impatto enorme. Il Professor Burioni è stato il nostro avviamento, siamo una startup che è partita con un enorme vantaggio competitivo costituito dai numeri social di Roberto Burioni. Ma abbiamo lavorato molto per convertirli in un traffico qualificato, in lettori e non semplici contatti social, in pubblico fedele e non solo in partecipanti a flame di giornata. Abbiamo una pagina Facebook con 700000 follower e un numero monstre di interazioni, abbiamo un social di ‘ribattuta’ come Twitter, Instagram in fase di sviluppo (anche grafico), e una buonissima presenza su Telegram e LinkedIn.”


medical facts michele dalai
Virtual14. Il business model di Medical Facts.

Una delle grandi difficoltà, oggi, è comprendere ciò che è vero e ciò che non lo è. Newsjacking, mancanza di fact checking, effetto framing sono alla base della confusione mediatica nella quale è difficile orientarsi. In questo scenario, come è organizzata la verifica delle fonti dei vostri contenuti? Come scegliete i temi da trattare, i format in cui produrre i vostri approfondimenti e i canali attraverso i quali diffonderli? Avete una newsroom?

Abbiamo una newsroom molto raccolta, ristretta. La contemporaneità assoluta è una scelta discrezionale del Professor Burioni. Sulle fonti siamo inflessibili e abbiamo scelto di pubblicarle in una sezione dedicata del sito, ogni volta che ne aggiungiamo una la sottoponiamo a verifica. Si chiama accountability ed è un principio inderogabile.”

Come tento di spiegare nel mio ultimo libro, Media House, a mio modo di vedere molte delle attuali difficoltà dell’informazione nascono dalla necessità di trovare un modello di business credibile, senza basare tutto su click e visualizzazioni da cercare a tutti i costi. Voi vi state ponendo come brand di riferimento per la comunicazione medica, quindi ti chiedo: esiste una strategia di business a breve, medio e lungo termine? Se sì, quali sono le vostre fonti di revenue? Che importanza hanno, per voi, i dati che ottenete dalla relazione con le vostre audience?

Abbiamo scelto di tenere fuori dalla porta advertising tradizionale e non useremo click e visualizzazioni come parametro di qualità e monetizzazione del nostro lavoro. Abbiamo chiesto ai nostri lettori una contribution una tantum come forma di sostegno al piano editoriale, ma per il primo biennio di attività di Medical Facts non abbiamo voluto sviluppare una sezione premium e nascondere i contenuti dietro a un paywall. È un’ipotesi allo studio. Al momento il modello di business è fondato su una catena di aziende sostenitrici che appoggiano Medical Facts firmando uno strettissimo accordo che non prevede e mai prevederà alcun vincolo editoriale. Una pura adesione allo spirito del progetto senza alcun ritorno d’immagine, citazione favorevole, lobbying di alcun tipo. La fiducia dei nostri lettori è un investimento di lungo periodo e non abbiamo alcuna intenzione di metterlo in pericolo.”

Ringraziamo Michele Dalai per il suo contributo, continueremo a seguire Medical Facts, che testimonia concretamente come le aziende, i brand, possano avere un ruolo importante nel panorama informativo. 

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