Siamo con Matteo Pogliani, blogger, social media manager e digital strategist di Open Box.

Seguiamo le sue attività da un po’, e gli abbiamo chiesto, quindi, di incontrarlo per parlarcene e per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del nostro lavoro.

Ciao Matteo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. Tu sei un professionista della comunicazione, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Ciao Michele e grazie a te per l’occasione! Mi piace molto il vostro approccio e quindi un’intervista è una piacevole occasione per parlare di comunicazione.

Allora vediamo… io e la comunicazione… Probabilmente il mio rapporto con la comunicazione parte da molto molto lontano. Ho sempre parlato tanto (per molti troppo) e tutto ciò che riguarda la possibilità di esprimersi e raccontare mi ha appassionato (scrittura in primis). Dopo il Liceo Scientifico mi sono laureato in Lettere Moderne e grazie ad una borsa di studio ho potuto frequentare un Master in marketing e comunicazione.

Ho avuto la fortuna di entrare subito in un’azienda come responsabile comunicazione: forse non ero del tutto pronto, ma è stata un’occasione per imparare, sbagliare e crescere molto. Sbattere la testa nelle cose è un “maestro” unico.

Sono un po’ presuntuoso e la mia natura mi porta a non accontentarmi mai. Per questo ho sempre cercato di imparare cose nuove e tenermi al passo, soprattutto sul digitale che vedevo come un futuro, un futuro già ampiamente presente.

Tutto ciò mi ha condotto a collaborare nei social e nei digital con diverse agenzie di comunicazione e poi in Open-Box, la realtà dove oggi opero.”

Sei il digital strategist di Open Box. Ci racconti com’è iniziata quest’avventura e quali sono gli obiettivi della vostra realtà?

“Per caso. Mi ero appena trasferito dalla Lombardia in Toscana, vicino Firenze, per amore ed avevo cominciato a collaborare con realtà di Firenze. Intanto continuava ininterrotta la mia attenzione e crescita nel mondo digitale (soprattutto social). Ad un evento di settore a Firenze incontrai il responsabile di Open-Box e parlando ci accorgemmo di abitare a pochi km di distanza e di lavorare nel medesimo ambito. Le parole furono tante e appena saputo che cercavano un esperto di comunicazione digitale gli presentai il mio cv. Pochi giorni dopo mi ritrovai a fare il primo giorno da loro e due anni dopo a diventare socio (PS: è proprio vero che il tempo vola!).

Molti progetti dopo mi ritengo felice della mia scelta. Siamo “piccoli”, ma attenti e preparati e soprattutto completamente immersi e appassionati in ciò che facciamo.”

Il nostro settore è in rapida evoluzione. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

“Il classico schema della comunicazione (l’azienda parla, l’utente ascolta) si sta lentamente ribaltando, portando l’utente ad avere un ruolo nuovo, fondamentale, un ruolo che rende lui stesso comunicatore. Le opinioni e i contenuti generati dagli utenti (UGC) assumono un valore crescente e sempre più chiave, in grado di impattare sugli altri e quindi conseguentemente sulle aziende. Per i brand non basta quindi solo “parlare”, diventa essenziale saper ascoltare e intercettare questi consumAttori per creare con loro dialogo e soprattutto relazioni.

Relazioni reali e capaci di generare valore condiviso, perché manipolare l’uso di questi mezzi è un attimo, ma non sarà mai in grado di posizionarci nel modo giusto e rischia di crearci possibili criticità a livello di immagine.

Oggi la reputazione è tutto, uno dei pochi capitali positivi da spendere nei mercati odierni. Una rivoluzione che parte proprio dai social e che grazie a questi ha saputo diffondersi inesorabilmente.”

La “rivoluzione digitale” sta portando il contenuto ad essere l’elemento centrale della comunicazione. La produzione di testi (e non solo) di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai,  elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Cosa ne pensi?

“In un mondo affollato di messaggi pubblicitari (sempre meno performanti), di “interruzioni”, di realtà che provano a conquistarci, i contenuti di qualità sono tra le poche proposte dei brand in grado di attrarre l’attenzione dei loro possibili target.

Il contenuto è un’arma potentissima per le aziende, capace (tornando al punto precedente) di generare valore. Gli utenti sul web si informano, cercano risposte alle loro necessità ed è proprio nei contenuti di qualità che possono trovare tali risposte. Professionalità, disponibilità, aiuto sono solo alcuni dei plus che il contenuto genera e che si traducono nella forma più impattante di advertising, il passaparola.

Quale miglior fidelizzazione?”

In che modo gestite la comunicazione per le realtà per le quali lavorate? Quali sono gli strumenti che usate e, soprattutto, le strategie che sviluppate? 

“Tutto parte sempre dal cliente e dal valutare con lui quali siano le esigenze e di conseguenza gli obiettivi. Troppo spesso ormai ci si concentra poco su questi ultimi: vedo troppi professionisti che ne parlano ma solo per necessità, senza poi includerli davvero nello sviluppo del progetto. Partono facendo quello che è meglio per loro e non per la realtà che hanno davanti.

Analizzare il cliente e l’ambito in cui opera è un altro passo fondamentale. La web listening è una risorsa preziosa in questa fase. Troppe volte i brand hanno una visione non oggettiva di loro stessi ed è quindi indispensabile tramite il web capire quale sia la loro immagine reale. Creare un progetto su basi irreali non è un buon viatico a far bene.

La duplice anima di Open-Box (comunicazione e sviluppo) ci permette di realizzare progettualità che fondano al meglio tecnologia e comunicazione, una questione a mio avviso necessaria oggi. Le app sono in questo senso un perfetto esempio, un esempio che però è funzionale quando creato con lungimiranza e utilità. Inutile fare un’app tanto per poter dire di averla (come fanno in tanti). Dobbiamo essere originali nell’approccio e nelle funzionalità. Parola chiave è customizzazione.

Parlando di strategia (ciò di cui mi occupo) si potrebbero dire milioni di cose, mi soffermo su una in particolare. Non accontentiamoci e non facciamo l’errore di seguire regole o best practice miracolose. Non esistono! Ogni realtà è diversa e quindi necessità di approcci e prassi diverse. Il cliente sceglie noi ed è giusto metterci del ‘nostro’.”


digital strategist

Virtual14. Matteo Pogliani.

 Come “raccontate”, invece, voi stessi, il vostro lavoro e le vostre attività?

“Partiamo da una premessa: ci piacerebbe fare molto molto di più, ma il tempo è tiranno. Non sempre riusciamo a tradurre in realtà le tante idee che abbiamo su Open-Box (per la serie “il ciabattino ha sempre le scarpe bucate”).

Detto questo: abbiamo un blog aziendale dove proviamo a presentare il nostro approccio lavorativo e come questo influenzi i lavori fatti. Sempre sul blog creiamo contenuti utili sulle tematiche del web e social, così da dare spiegazioni e consigli su novità, tool, curiosità.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare veri e propri “marchi”. Come curi e promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Anche tu lavori allo sviluppo del tuo Personal Brand o preferisci essere associato all’immagine aziendale?

“Faccio molto personal branding, spesso senza volontà di farlo. Scrivo molto sul mio blog personale (matteopogliani.it) e su altri blog di settore (ninjamarketing su tutti), fatto che ha portato il mio nome ad essere sempre più conosciuto. Lo faccio essenzialmente perché scrivere mi diverte molto, ma non posso negare che anche la “pubblicità” che ne deriva sia importante. Forse è proprio questo farlo senza ossessioni che piace a chi mi legge. Sentirsi apprezzato e ritenuto competente è poi una bella spinta a continuare con ancora più energia.

Ormai siamo tutti piccole aziende ed è quindi utile accrescere la percezione che gli altri hanno di noi, incrementando la reputation e la nostra posizione.

Un’attività, il personal branding che seppur individuale ha ottimi risvolti anche per Open-Box.”

La nostra struttura si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale, che porti un beneficio commerciale. Perchè crediamo che il web marketing, sempre più basato sul contenuto, stia andando fortemente in questa direzione. Qual è il tuo pensiero?

“AMEN… accenni religiosi a parte, condivido su tutti i fronti. È una proposta interessante sia per i lettori che soprattutto per i brand. Un modello win-win che diventa un riferimento per chi vuole parlare di editoria digitale.”

Per chiudere questa bellissima chiacchierata dicci cosa bolle in pentola per te e quali progetti hai in cantiere.

“Vediamo… partiamo da qualcosa di vicino: una collaborazione molto particolare con voi di Virtula14 (non ve lo aspettavate cari i miei lettori?!?), una collaborazione che mi onora e vista la particolare forma mi rende impaziente (non vedo l’ora parta!).

Continueranno poi (e magari cresceranno) le collaborazioni, qualcuna già nelle primissime fasi (6sicuro.it).

Last but not least il mio primo libro per un editore che stimo molto ed è punto di riferimento sul digital. Non posso anticipare troppo, ma vi terrò aggiornati.”

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine?

“Certamente! Primo perché è un piacere essere intervistati da voi, secondo perché sharing is caring… sempre!”

Ringraziamo Matteo per il suo prezioso contributo al nostro portale. Continueremo a seguirlo sui social network e su www.matteopogliani.it.