Siamo con Massimo Zampini, avvocato, autore, conduttore e fondatore di Juventibus.com. Seguiamo con attenzione le sue attività e gli abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni della comunicazione e del giornalismo, soprattutto in funzione dei new media.

Ciao Massimo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14.com è il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House che opera nell’intersezione tra comunicazione, intrattenimento e informazione per un nuovo modello di business che punta a sfruttare la trasformazione digitale interpretando le aziende come nuovi media. Tu sei un profilo poliedrico, con una importante presenza sui social media, qual è stato il tuo percorso personale?

Al di là della professione legale, quindi limitandoci al mio percorso nel campo della comunicazione, si sono effettivamente intrecciati vari campi affini in modo talvolta anche casuale: ho cominciato con amici parlando di Juventus in una radio romana, mi sono divertito a scrivere per anni nei forum di tifosi (juventini e non), sono passato alla televisione: prima locale nel Lazio, poi a Telelombardia e infine a Tiki Taka sui canali Mediaset. Durante questo percorso ho scritto 4 libri sulla Juventus, dal contenuto prevalentemente ironico, e contribuito a fondare il sito ‘Juventibus.com’, che ormai è presente su tutti i social e ha anche un proprio canale Youtube e Twitch. Tante piccole cose, nate in modo diverso e sviluppatesi parallelamente tra loro.”

Come si sviluppa il tuo lavoro, all’interno della redazione di Juventibus.com? Quali sono le principali attività di cui ti occupi e che coordini? Come si posiziona il modello di informazione di una realtà come la vostra, totalmente digitale, in rapporto alla creazione e alla gestione della community a cui si rivolge? I vostri contenuti sono influenzati dalla platea per la quale sono pensati o riuscite a essere oggettivi a prescindere dalla fede bianconera?

Le nostre redazioni sono, come potete immaginare, totalmente virtuali, aperte dunque 24 ore su 24, con una serie di chat su Telegram in cui discutiamo degli articoli da preparare, ci aggiorniamo sulle news, ragioniamo sui video e sulle dirette da organizzare. Difficile potersi definire oggettivi, soprattutto se si parla di calcio e per di più tra tifosi della stessa squadra. Noi siamo fieramente tifosi dichiarati. Nella mia ‘carriera’ nel campo della comunicazione ho incontrato molti tifosi straordinariamente professionali (penso a Francesco Repice, eccezionale radiocronista, tifosissimo della Roma ma impeccabile ed emozionante nel commentare qualunque squadra) e altri giornalisti teoricamente imparziali decisamente più faziosi di noi. Di certo, pur nel ribadire il nostro tifo, i nostri obiettivi sono principalmente tre: analizzare e smontare le costanti polemiche contro la nostra squadra, raccontare il calcio con serietà e leggerezza (devono andare di pari passo, non costituiscono un ossimoro) e confrontarci appena possibile con chi la pensa in maniera diversa da noi. Per questo, ad esempio, nel mio programma quotidiano su Youtube ‘Casa Juventibus’, nato il primo giorno del lockdown, invito spesso ospiti di fede avversa, quali Cruciani, Auriemma, Biasin, appunto Repice e tanti altri. La nostra community in linea di massima credo apprezzi, ma talvolta preferirebbe non vedere facce ‘rivali’. Ma per noi questa è una priorità: senza confronto ci divertiamo molto meno.

I social media giocano un ruolo sempre più importante e rappresentano degli asset strategici fondamentali per qualsiasi azienda, abilitando la disintermediazione. Organi di informazione, società sportive, gli stessi atleti (e chiunque altro): tutti media, tutti in competizione per vincere l’attenzione e il tempo delle persone, per generare nuove opportunità da monetizzare. Cosa ne pensi? Quali sono, in tal senso, le strategie di un portale come il vostro? Quale credi possa essere il modello di business dell’informazione del futuro e l’evoluzione del ruolo del giornalista, in uno scenario sempre più digitale? E soprattutto: come pensi si possano combattere le fake news, che avvelenano sempre più i new media e orientano l’opinione pubblica in funzione delle diverse fazioni?

Sui social facciamo in modo di portare lo spirito del sito, quindi li utilizziamo soprattutto per lanciare i nostri contenuti e per sdrammatizzare un mondo troppo spesso avvelenato proprio da chi dovrebbe avere il compito di raccontare le vicende calcistiche con maggiore senso di responsabilità rispetto a un sito di tifosi. Troppo difficile immaginare il giornalista del futuro: noi, nel nostro piccolo, cerchiamo sempre di più di alternare ai nostri pezzi di opinione delle notizie, raccontando il fatto e un breve commento finale. Distinguere fatti e opinioni, pur inserendo entrambi nello stesso breve articolo. È quasi impossibile combattere le fake news: rappresentano una conferma al pregiudizio di chi le diffonde, spesso portano like e follower. Se rimango nel campo di cui ci occupiamo, parlare male della Juventus, dire per esempio che gli arbitri sono pagati dalla Juventus attraverso degli sponsor, è una scemenza colossale, ma potete immaginare quanto sia diffuso e funzioni per attrarre il popolo degli antijuventini, certamente il primo partito italiano.


Virtual14. Il pensiero di Massimo Zampini sull’informazione sportiva e non solo.

Durante il lockdown di Marzo-Aprile, in una live chat sui canali ufficiali bianconeri, Sarri dichiarò che la Juve è amata e odiata ovunque, che lo si capisce vivendola da dentro e che si ‘diventa gobbi’ anche per i continui attacchi che si subiscono dall’esterno. Cosa ne pensi? Quanto c’è di vero, in queste considerazioni? Che ruolo credi abbiano i media in questo senso? 

La frase era probabilmente ‘dovuta’, utile a creare più empatia con quello che era il suo nuovo popolo, ma credo che Sarri avesse capito veramente che dal di fuori sembra che alla Juve sia tutto facile, mentre quando si è dentro si comprende bene quanta pressione e quanti attacchi si ricevano quotidianamente. Perfino durante il lockdown un quotidiano sportivo si è scatenato nell’immaginare diaspore, rotture, affermando perfino che Ronaldo avrebbe fatto pressioni per non far tornare Dybala, prolungando così il periodo all’estero per entrambi. Follie senza senso, ma hanno sempre un loro ritorno.

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende, come abbiamo detto e come ho analizzato nel mio ultimo libro, in primis quelle sportive, si stanno trasformando in veri e propri media, organizzandosi come delle evolute redazioni. La Juventus, con l’ecosistema digitale appena annunciato, è uno degli esempi italiani di un diverso modo di fare comunicazione, strutturato sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando i nuovi strumenti e le nuove tecnologie per diffondere contenuti in format di vario tipo, per intrattenere e intercettare i propri target. Qual è il tuo parere, in tal senso? In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Qual è il ruolo dei media tradizionali, in questo scenario? Credi che le aziende possano avere un ruolo informativo, mantenendo intatta trasparenza ed etica?

La Juventus è di fronte già da diversi anni a un passaggio fondamentale: conciliare il suo stile comunicativo tradizionalmente sobrio con la necessità di intercettare le nuove generazioni di tifosi, espandere il proprio seguito in tutto il mondo. Per riuscirci, ovviamente, avere Cristiano Ronaldo è la scorciatoia più semplice e intelligente. Ma CR7 non è eterno, non si potrà sempre avere con noi l’uomo più seguito e conosciuto del pianeta. Per questo sta cercando e trovando nuove dinamiche, contenuti più accattivanti: da anni per esempio prepara dei trailer delle partite di altissimo livello, con un giusto mix tra immagini, musica e testo. Video, un linguaggio più attrattivo per i più giovani, senza eccedere e mantenendo per le strette comunicazioni uno stile più istituzionale.

Nel mio libro Sarrismo, ho ipotizzato che la Juventus avesse scelto Maurizio Sarri anche in funzione di queste dinamiche, con l’obiettivo di dare nuovi tratti all’identità bianconera, per aggiungere un tipo di calcio che sia divertente e fonte di intrattenimento, senza perdere di vista, ovviamente, le vittore. Anche la scelta di Pirlo, con le parole di Paratici che lo ha presentato come allenatore che vuole “giocare un calcio dai tratti europei”, sembra confermare una strategia che, a prescindere da chi sieda in panchina da qui in avanti, sia più funzionale alle audience più lontane, per le quali il calcio è meno risultato e più entertainment, e alla creazione di nuove fonti di fatturato attraverso la crescita della fanbase. Cosa ne pensi?

Penso che sarebbe splendido risultare sempre più divertenti, costituire una fonte di intrattenimento, avere un gioco più dominante. Ma alla base rimane un dato di fatto, quello che ci rende così bruti e cattivi agli occhi di chi non ci ama: se non si vince, poi, l’intrattenimento potete pure tenervelo.

Ringraziamo Massimo Zampini per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguirlo sui social network e sui canali ufficiali di Juventibus.

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