Siamo con Massimiliano Gallo, direttore della seguitissima testata ilNapolista.it. Lo seguiamo nel suo percorso, soprattutto grazie al web e, in particolare, ai social network. Gli abbiamo chiesto quest’intervista per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del lavoro del giornalista.

Ciao Massimiliano, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sé e per i propri clienti. Tu sei un giornalista, qual è stato il tuo percorso professionale, in tal senso?

Ho cominciato quando Internet ancora non c’era. Giornalismo di carta, fine anni Ottanta. Esperienze a Napoli, in Alto Adige, lavoro di cronista. Nel 2003 il trasferimento a Roma, al Riformista. Poi, nel 2010, ho contribuito alla fondazione del giornale on line Linkiesta. Oggi sono giornalista e mi occupo di comunicazione con la società Spin.

Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista?

Non saprei, direi che non promuovo la mia attività lavorativa. Scrivo, elaboro strategie di comunicazione, cerco di tenermi al passo con l’evoluzione dei social network.

In che modo ti approcci al tuo network? Hai un sito internet personale?

Non ho un sito personale. Non curo molto quest’aspetto. Curo i siti di cui mi occupo e ovviamente il Napolista cui sono molto legato perché mi consente di esprimere il mio punto di vista sulla città in cui sono nato e cresciuto. Lo faccio parlando di calcio ma il calcio per me è anche un pretesto per dire altro.

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Hai mai sentito parlare di Personal Branding?

Ne ho sentito parlare, oggi mi sembra che sia molto diffusa l’equazione persona-brand. Funziona mediaticamente.

Sei il direttore de ilNapolista, realtà seguitissima. Come gestite la comunicazione aziendale? 

Siamo molto seguiti sui social network, soprattutto Facebook e Twitter. È un seguito che ci siamo conquistati anno dopo anno, con un modo diverso di raccontare la faziosità calcistica. Di tanto in tanto, ancora sporadicamente, organizziamo eventi che ci consentono di conoscere di persona tanti appartenenti alla nostra community.

Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

Hanno dato voce alle persone che prima non sapevano come far sentire la propria opinione. È stato uno stravolgimento che talvolta conduce a qualche eccesso. Sono uno strumento molto interessante ma vanno curati, ed è un lavoro che richiede costanza e tanta attenzione. Talvolta troppa.

Come credi, invece, i canali social incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

È così, e questo a mio avviso ha in un primo momento scombussolato il giornalista per poi, però, spingerlo ad affinarsi a una maggiore ricercatezza. Non c’è più distanza tra il mezzo e l’utente. Oggi l’utente ti risponde dopo un minuto, ti può afferrare per la collottola ma ti riconosce anche autorevolezza e capacità d’analisi se ne hai. Il dibattito sull’interazione è praticamente nato con Internet e ha attraversato diverse fasi. L’amore per il contraddittorio nudo e crudo è finito da tempo. 

Sei un profilo “attivo” sui new media anche a livello personale?

Direi di no. Non ho più un blog. E sono moderatamente attivo sui social.

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

Ne ho sentito parlare. Credo che sia una branca importante e in grado di dare soddisfazioni sia al giornalista sia al lettore. Sono tanti i lettori realmente alla ricerca di materiale che possa soddisfare le loro esigenze. L’informazione tradizionale è spesso travolta da esigenze quotidiane e non sempre riesce a sottrarsi al susseguirsi degli eventi. Il giornalismo on line può diventare sempre più il luogo dove cercare e trovare approfondimenti. A patto, ovviamente, di essere informati, autorevoli e credibili. 

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

Certo.

Ringraziamo Massimiliano per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sui siti delle testate per le quali scrive i suoi articoli.