Siamo con Massimiliano Bruno, giornalista sportivo ed economico.

Abbiamo incrociato i suoi articoli grazie alle condivisioni sui social network e gli abbiamo chiesto di incontrarlo per parlarci delle sue attività, visto che è “un comunicatore di professione e per passione”.

Ciao Massimiliano, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sè e per i propri clienti. Tu sei un giornalista, qual è stato il tuo percorso professionale, in tal senso?

Innanzitutto un saluto a chi leggerà queste righe, bene in parte lo avete anticipato nella mia breve presentazione: ho iniziato per passione con un Master post-laurea in giornalismo sportivo, da lì ho di fatto intrapreso un doppio sentiero. Nel campo della ricerca dove ho conseguito un dottorato e in ambito giornalistico: annoierei ad elencare tutte le collaborazioni intrattenute con testate giornalistiche online, riviste e prodotti settoriali, oggi sono editorialista ed inviato per il portale Calcio News 24  e collaboratore esterno di alcune riviste. Dopo qualche anno posso affermare che sia un settore allo stesso tempo intrigante e rischioso: il lavoro è dinamico e ti tiene vivo ma non regna certamente la stabilità.

Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista?

Ritengo che la parola chiave sia “credibilità”. Lavoro molto di opinione e dunque non posso consentirmi incoerenze: nel senso, è sacrosanto e doveroso nella vita cambiare idea, ma senza rimangiarsi nulla. Quando si commette un errore di valutazione va riconosciuto, quando l’idea è quella giusta va cavalcata. Provo a mantenere un filo, ad offrire contenuti originali, a differenziarmi. La seconda keyword è “grammatica”: quante volte incorrete in articoli mal scritti o pieni di errori? Vesto i panni del lettore – quale sono anche io – e difficilmente ritornerei da un autore che ha problemi irrisolti con la lingua italiana.
Come ti approcci al tuo network? Hai un sito internet personale?

Il mio network è composto dai miei lettori ed andrebbe domandato a loro: spero bene, personalmente auspico che mi trovino interessante. Mai banale. Magari in disaccordo su un’opinione ed ho oramai perso il conto delle “litigate” avute sui principali social network, ma lavoro giornalmente per non essere scontato. Ho aperto un blog in prossimità del meraviglioso Mondiale tenutosi in Brasile la scorsa estate, la Coppa del mondo è il massimo ed in quel mese ho più cose da dire che in quattro anni, ma non vi nascondo di averlo abbandonato negli ultimi tempi. Proverò a recuperare – e recuperarlo – nell’immediato futuro.
 
Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Hai mai sentito parlare di Personal Branding?

E’ la materia di quel fenomeno assoluto che risponde al nome di Neymar Jr.: la sua pagina facebook conta 51 milioni di utenti ed è seconda solo a quella dei mostri sacri Ronaldo e Messi. Ha un modello di comunicazione che ritengo perfetto per un ragazzo di appena 23 anni: abbina in modo esemplare meriti sportivi a vita sociale e dunque riesce a trasmettere una dimensione “umana”. Senza perdere di vista l’aspetto del marchio: 11jr, ne sentirete parlare.
 
Come gestite, invece, la comunicazione aziendale nelle realtà per le quali lavori? Investite in pubblicità offline e online?

Non me ne occupo in prima persona ma il prodotto è in grande espansione ed evidentemente chi cura questi aspetti lo sta facendo secondo modalità efficaci. Do una mano nella gestione della pagina Facebook, provo ad offrire una chiave di lettura per i miei editoriali e a gestire l’interazione con gli utenti.

All’interno del vostro staff ci sono tecnici che si occupano di web e marketing?

Assolutamente sì, Calcio News 24 è un prodotto dinamico ed ambizioso che non ha intenzione di perdere tempo: sappiamo bene che in una rete di concorrenza così vasta non può più bastare l’attività editoriale ma che questa debba essere accompagnata da una serie di tecniche in grado di ottimizzarne la fruizione.
 
Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

A me piacciono molto, oramai ho modo di credere che gli effetti positivi siano decisamente maggiori rispetto a quelli negativi. Sono utili, piacevoli, fonti di informazioni e poco dannosi se gli si concede il giusto peso. Se “fuori” ti rapporti come un tempo non hanno cambiato le abitudini, se esci con una ragazza o con gli amici e passi più tempo con i social network che con lei/loro, allora qualche domanda puoi fartela. Sconsiglio però un uso estremamente passivo: a questo punto, forse, meglio non esserci.
Sei un profilo “attivo” sui canali social anche a livello personale?

Sì, abbastanza, calcio e giornalismo nel suo complesso sono una parte della mia vita. Ma ho tanti altri interessi, mi piace diffonderli e soprattutto confrontarmi: se scelgo di raccontare una situazione che mi è accaduta qualche ora prima, un’emozione, se una persona ha in qualche modo catturato la mia attenzione, se ho da dire qualcosa di originale su un personaggio, un politico, una serie tv, un film o perché no voglio condividere una canzone appena ascoltata lo faccio. Sui rapporti personali non ho alcun problema ma con un limite: sono una persona riservata e fortunatamente qualcosa la tengo ancora per me.

"Ecco, i social network sono molto democratici.

Scegli tu e scegli quello che vuoi quando vuoi”.
Come credi, invece, i social network incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi”, può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

Dal mio punto di vista è la ragione per cui non soltanto li gradisco ma li adoro: è il lettore molto spesso a darti il polso della situazione, a dettarti la via, ad aiutarti a comprendere cosa tira e al contrario cosa interessa soltanto marginalmente. Il giornalismo oggi è un mondo dalle infinite sfaccettature, impensabile chiudersi ed andare per una strada prestabilita: la comunicazione diretta in tempo reale è uno strumento dall’inestimabile peso, subentra l’aspetto della fidelizzazione che a livello personale ritengo una sorta di punto d’arrivo. C’è tanta via da percorrere. Ultimamente mi sto concentrando su Twitter, un mondo che conosco meno di Facebook ma che giorno dopo giorno mi risulta meno ostile.
 
Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

Sì, è una nuova frontiera, va a solidificare quella fidelizzazione di cui parlavo a livello del singolo giornalista: estesa ad un brand diviene una reale opportunità di differenziazione dalla massa. Il confine con marketing e pubblicità è però molto labile: devono essere funzioni differenti e non scadere nel solito minestrone, il giornalista aziendale deve saper creare una storia. Ne sapremo di più tra qualche anno.

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

Secondo voi?
 
Ringraziamo Massimiliano per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network e sui siti delle testate per le quali scrive i suoi articoli.

Sono io a ringraziarvi per il tempo trascorso insieme e grazie per la promessa di attenzione: vi lascio nel dubbio, almeno sarete costretti a seguirmi fino ad avvenuta pubblicazione dell’intervista! Tentativi di fidelizzazione, vero? A presto!
A presto, Massimiliano, e grazie ancora a te!