Siamo con Maria Grazia Narciso, Senior Partner Scinti Roger Consulting e professionista della comunicazione con anni di esperienza alle spalle.

Le abbiamo chiesto, quindi, di fare una chiacchierata per parlarcene e per approfondire, insieme a lei, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del nostro lavoro.

Ciao Maria Grazia, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. Tu sei una professionista della comunicazione, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Grazie a te per l’attenzione che hai voluto dedicarmi.

La comunicazione è una costante che ha accompagnato il mio percorso professionale declinandosi, di volta in volta, nelle prospettive e accezioni che il mio ruolo aziendale le ha riservato. Ho avuto la fortuna di lavorare in realtà produttive e di distribuzione leader nel proprio mercato di riferimento.

Nasco come Product Manager nel settore Footwear e come tale il focus della mia attività si è concentrato in prima battuta sulla comunicazione del prodotto nonché sulla progettazione di eventi vetrina per il mercato nazionale ed internazionale.

Da Responsabile Marketing & Franchising di una catena retail di bijoux e accessori moda la comunicazione nel mio quotidiano ha assunto un più ampio respiro ma anche specificità (B2B e B2C, BTL e ABL).

In ultimo la Direzione Marketing & Sales di una concessionaria pubblicitaria multimedia mi ha portato ad approfondire in dettaglio le dinamiche editoriali, commerciali nonché le metriche dei singoli media.”

Ti occupi anche di formazione, insegnando all’Istituto Superiore di Design. Ci racconti com’è iniziata quest’avventura?

“Un’avventura meravigliosa per una che, come me, proviene da una famiglia di insegnanti ma è stata sempre refrattaria all’insegnamento.

Da Line builder conosco a fondo le problematiche di progettazione, realizzazione, commercializzazione e comunicazione  di una collezione, tema che ho avuto modo di studiare e approfondire presso la Scuola di Direzione  Aziendale dell’Università Bocconi, che ha intuito ante litteram la necessità di un ruolo manageriale che accompagnasse il creativo nel processo di sviluppo del prodotto.

È questo il know how che porto in classe accanto al mio vissuto aziendale di donna e manager, fermamente convinta che l’esclusività dell’esperienza che si può trasferire alle nuove generazioni è un valore aggiunto rispetto alle informazioni e contenuti ormai reperibili ovunque.”

Il nostro settore è in rapida evoluzione. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

I social network e le nuove modalità di interazione che essi hanno generato costituiscono una opportunità senza pari per chi vuole o deve comunicare e hanno modificato la nostra ‘socialità’.

Gli individui comunicano e consumano mediante la rete, anticipando scelte che prima attuavano davanti ad uno scaffale, (si parla di Zero Moment of Truth), per cui ci sono tutti i presupposti per poterne influenzare le azioni a condizione che non si violi il patto tacito: niente pubblicità!

Osservando la configurazione reticolare del web si ha l’esatta percezione di come le opportunità di relazione all’interno di essa possano moltiplicarsi in maniera esponenziale dando vita a nuovi spazi di relazione.

Grazie ai motori di ricerca le informazioni sono accessibili in tempo reale e gli strumenti di pubblicazione per i contenuti generati dagli utenti hanno dato luogo a canali informativi bidirezionali, attraverso i quali ognuno può dialogare con il proprio interlocutore in tempo reale.

Una rivoluzione radicale che trova nella contestualità e contemporaneità delle azioni il vero elemento rivoluzionario.

Come è successo per i media analogici, tuttavia, bisogna ancora comprendere a fondo le relazioni causa/effetto, concordare metriche di valutazione condivise e soprattutto monitorare i risultati in relazione alle aspettative. Scopriremo ben presto che i Like non fanno la felicità!

Confido poi nel contributo che sociologia e neuroscienze daranno alla analisi dei nostri comportamenti in rete per aiutarci a comprendere come stiamo mutando.”


social media

Virtual14. I Like non fanno la felicità.

La “rivoluzione digitale” sta portando il contenuto ad essere l’elemento centrale della comunicazione. La produzione di testi di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai, elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Cosa ne pensi?

“Le aziende non hanno ancora ben compreso cosa e come comunicare. È ancora forte la tentazione di rivolgersi al consumatore in termini ‘promozionali’ quando basterebbe riflettere sulle semplici evidenze espresse dalle prime tre tesi del Cluetrain Manifest (1999):

  • I mercati sono conversazioni;
  • I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici;
  • Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.

E come in tutte le nostre conversazioni tra esseri umani siamo attratti da ciò che è nuovo, originale e funzionale al miglioramento della nostra esistenza.

Non gradiamo più la sensazione di essere un obiettivo del mercato, oggetto di tecniche persuasive, piuttosto pretendiamo di essere un soggetto proattivo: ‘Non dirmi cosa devo fare. Raccontami chi sei e lasciami decidere se fai al caso mio’.

I contenuti sul web devono essere sviluppati in questa ottica e curati con attenzione alle modalità e alle opportunità di distribuzione e divulgazione che la rete consente. Un flusso costante nel tempo piuttosto che un flight pubblicitario.

C’è una frase di Bruce Barton che mi piace molto e che ritengo esemplificativa: ‘Non potete fare pubblicità oggi e smettere domani. Non state parlando ad una piazza. State parlando ad una processione’.”


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Virtual14. Bruce Barton e l’Advertising.

In che modo gestisci, per i tuoi clienti, la strategia digitale per le realtà per le quali lavori? Che tipo di attività online organizzi e che importanza dai alla cura dei blog e delle pagine social? Collabori con altri professionisti, per l’area “digital”?

“Sono tante domande messe insieme. Provo a rispondere a tutte.

In primo luogo quando penso ad una strategia di comunicazione la concepisco in maniera integrata: analogico e digitale devono dialogare in maniera complementare ed integrativa.

Amo co-creare con il mio cliente componendo ‘a quattro mani’, analizzando a fondo tutte le opportunità di sviluppo del progetto, talvolta aiutando il mio interlocutore ad esplicitarlo e sistematizzarlo quando è ancora solo una intuizione.

Ho un profondo rispetto per la visione imprenditoriale dalla quale non si può prescindere; il mio compito è aiutare l’impresa a raggiungere gli obiettivi preposti e condivisi nei tempi opportuni.

Certo, non viviamo in un mondo perfetto, per cui a volte mi accade di dover rifiutare una collaborazione se non condivido la strategia ‘imposta’ dall’azienda.

Rispetto alla strategia digitale credo e sostengo che l’imperativo sia l’autenticità, il ‘racconto’, sincero e trasparente, della propria storia, del proprio vissuto, dei propri valori e delle proprie visioni. Lo stile e le tecniche narrative possono essere infinite, purché coerenti al DNA dell’azienda. Poi la creatività da porre in campo non ha limiti.

Il blog aziendale è uno dei mezzi più strategici al tal fine, in primo luogo, perché essendo proprietario è quello che ha più libertà di espressione e di interazione, ma è anche il più trascurato dalle aziende, perché richiede risorse interne e/o esterne dedicate e uno sforzo di focalizzazione sui contenuti del piano editoriale che spesso i Marketing Manager non trovano il tempo per fare o ritengono secondario.


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Virtual14. Strategia digitale e storytelling.

I Social Network, al Management, appaiono come strumenti più flessibili e di facile approccio. Spesso, tuttavia, ne sottovalutano la valenza strategica e non riconoscono la professionalità che bisogna esprimere nella gestione dei contenuti e delle campagne. Ci si imbatte spesso in pagine 1.0, gestite cioè alla stregua di palinsesti pubblicitari, con poca accuratezza e con una uniformità di linguaggio, quando ogni Social ha una sua grammatica narrativa. Nelle ipotesi peggiori le pagine di queste aziende sono prodotti fai da te o affidati a parenti freschi di studi.

Il mondo digitale è invece una splendida fucina nella quale convergono professionalità di diversa matrice: tecnica, creativa, commerciale. È impensabile fare da soli o improvvisare; per questo motivo mi avvalgo di un network di professionisti con i quali c’è un mutuo scambio di competenze che ci arricchisce quotidianamente.”

Come “racconti”, invece, te stessa, il tuo lavoro e le tue attività?

In realtà di me, professionalmente, racconto poco. È più facile che altri lo facciano per me. La me stessa ‘on the job’ combacia quasi totalmente con quello che sono come persona.

Trasparenza, lealtà, professionalità e curiosità intellettuale sono le caratteristiche nelle quali mi riconosco e che in fondo sono stati i veri facilitatori nella costruzione del mio network.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare veri e propri “marchi”. Come curi e promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Anche tu lavori allo sviluppo del tuo Personal Brand o preferisci essere associata all’immagine aziendale?

Non si finisce mai di lavorare al proprio brand personale. Ogni interazione quotidiana con il proprio target apre nuovi interrogativi e nuove prospettive rispetto alle quali ci si deve sintonizzare. Un fine tuning continuo rispetto a ciò che si vuole essere e a come si vuole essere percepiti.

Ho lavorato per anni all’immagine di realtà terze, siano essere aziende o persone, e confesso che pensare di dover lavorare alla mia mi ha messo un po’ a disagio.

Ma poi ho scoperto che oltre ad essere funzionale ai miei obiettivi professionali è soprattutto un occasione imperdibile di conoscenza dell’altro.”

La nostra struttura si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale, declinato sui new media, che porti un beneficio commerciale. Perché crediamo che il web marketing, sempre più basato sul contenuto, stia andando fortemente in questa direzione. Qual è il tuo pensiero?

È uno strumento potentissimo a patto che sia utilizzato con la massima serietà e con l’intento di rendere un servizio all’utente pur nel pieno rispetto degli obiettivi del committente. Va gestito come si gestiscono tutti gli equilibri sottili: con accuratezza, professionalità ed eleganza.”

Sappiamo che sei sempre in movimento, per chiudere questa bellissima chiacchierata dicci cosa bolle in pentola per i tuoi progetti futuri…

“L’aspetto che mi sta più a cuore e che mi sta particolarmente entusiasmando (sarà l’età) è la possibilità di creare link tra il mondo della formazione e le aziende al fine di colmare il gap, in Italia molto forte, tra scuola e lavoro.

Costruire opportunità per le giovani leve, purché dimostrino di avere volontà e preparazione, è il miglior modo per dare senso e valore alla propria esperienza.

E poi, quando in classe a fine lezione ti guardano, sorridono e dicono ‘prof, perché non l’abbiamo incontrata prima…..?’ senti di aver lasciato un segno.”

Ringraziamo Maria Grazia per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguire le sue attività sui social network. E non solo…


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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