Siamo con il Prof. Luigi Califano, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Federico II di Napoli. Gli abbiamo chiesto quest’intervista per parlarci dell’importanza della divulgazione scientifica e del futuro della formazione medica.

Gentile Prof. Califano, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14.com è il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House che opera nell’intersezione tra comunicazione, intrattenimento e informazione per un nuovo modello di business che punta a sfruttare la trasformazione digitale interpretando le aziende come nuovi media. Lei è attualmente Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli ed è stato candidato alle recenti elezioni come Rettore dell’Ateneo. Ci vuole brevemente  raccontare il percorso che l’ha portata dalla sala operatoria alla politica universitaria?

“I miei desideri giovanili erano di diventare medico, chirurgo in particolare, e di poter insegnare all’Università. Sono stato molto fortunato nel poter raggiungere entrambi gli obiettivi. Un professore universitario, nella sua progressione di carriera, deve essere disponibile a farsi carico anche di una serie di compiti organizzativi/gestionali ed è stato cosi anche per me: Direttore di Scuola di Specializzazione, Direttore di un Dipartimento Assistenziale, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia che racchiude ben 6 Dipartimenti Universitari. Tutto ciò mi ha portato ad acquisire un’ampia conoscenza delle dinamiche universitarie ed una consistente esperienza, che hanno spinto molti colleghi a chiedermi di metterle a disposizione dell’intera nostra comunità accademica. Con spirito di servizio e tanto entusiasmo e tante idee, per questo, mi ero candidato a Rettore.”

La recente pandemia ha avuto un impatto globale senza precedenti, dalla salute pubblica alla politica, fino all’economia. Come pensa che l’accesso alle cure mediche sia stato influenzato dal COVID-19? E quanti di questi cambiamenti persisteranno nel tempo? Quanto permanentemente sono state influenzate le attività quotidiane degli operatori sanitari? Crede che questo cambiamento paradigmatico, in primis quello della telemedicina, avrà un seguito a lungo termine?

“Nella cosiddetta fase 1 della pandemia quasi tutte le nostre risorse sanitarie sono state assorbite dal grande sforzo di contrastare il COVID-19, sperimentando e potenziando anche servizi a distanza quale la telemedicina. Già durante la fase 2, ed ancor di più in fase 3, abbiamo riportato le attività sanitarie alla normalità mantenendo però dove fattibile alcune esperienze positive di telemedicina.”

Per restare in tema rivoluzione telematica, molte delle lezioni si sono spostate online, ma anche  molte altre attività accademiche, tra cui  riunioni, sedute di laurea, tirocini ed esami. Quanto era pronta l’Università e quanto crede che queste modalità di fruizione della didattica verranno mantenute ed implementate?

“Guardi su questo voglio essere chiaro: per me il concetto stesso di Università si basa sulla presenza, intesa come interrelazione diretta a tutti i livelli, e sull’idea reale di comunità. La pandemia ci ha costretto a sperimentare forme nuove di didattica e fortunatamente il nostro Ateneo ha reagito bene adattandosi velocemente: infatti nessuna attività essenziale è stata interrotta e si sono svolte telematicamente anche le sedute di laurea. Poi siamo progressivamente ritornati alla normalità (fin dove possibile) con la ripresa in presenza delle attività che necessariamente lo richiedono, quali ad esempio i laboratori o i tirocini, e mantenendo sia la modalità a distanza che in presenza per altre attività che lo consentono, quali esami o lauree. L’obiettivo ritengo sia quello di ritornare quanto più è possibile a frequentare le aule e le strutture universitarie, dando però la possibilità della modalità telematica a situazioni che oggettivamente ne traggono grandi benefici. Penso agli studenti lavoratori o ai fuori sede o ai diversamente abili, solo per citare alcuni esempi.”


comunicazione medica
Virtual14. Intervista a Luigi Califano.

Questa pandemia ci ha insegnato quanto l’informazione medico-scientifica sia cruciale. Non solo in ambito specialistico, ma soprattutto a scopo divulgativo. Per informare in maniera accessibile e creare di conseguenza un rapporto di ‘trust’ su cui si basa l’alleanza tra il medico e il paziente, tra lo scienziato e la comunità. Quale crede debba essere il ruolo delle Istituzioni Accademiche nella divulgazione medico scientifica? Qual è la sua esperienza con la Facoltà di Medicina? Come vede questo settore implementato nel futuro dell’Ateneo?

“Le istituzioni accademiche sono sempre state in prima linea nella divulgazione medico-scientifica. Come Scuola di Medicina, nei miei sei anni di Presidenza, abbiamo organizzato numerose manifestazioni aperte anche ai non addetti ai lavori. Inoltre, da anni, congiuntamente alla nostra Azienda Ospedaliera Federico II, organizziamo il ben noto ‘Atelier della Salute’, cioè una settimana di incontri divulgativi e dibattiti che vedono la presenza nel nostro policlinico di tantissimi cittadini interessati alle tante tematiche di salute e benessere che vengono declinate.”

Come viene gestita la comunicazione scientifica e l’informazione sulla ricerca? Esiste una strategia digitale nella Federico II? Che tipo di attività online vengono organizzate e che importanza viene data alla divulgazione sui social media?

“Una delle prime azioni che ho promosso quando sono stato eletto Presidente della Scuola di Medicina è stata quella di realizzare un sito web che non solo fosse completo di tutte le informazioni ed attività ma fosse anche ‘user friendly’, e credo che ci siamo riusciti. Inoltre abbiamo implementato l’ufficio comunicazione della Scuola che lavora anche in stretta sinergia con quello della nostra AOU. La digitalizzazione nella comunicazione e nei servizi era uno dei pilastri del mio programma da candidato Rettore per una università moderna e proiettata nel futuro.”

Al giorno d’oggi sempre più numerosi sono i medici e gli scienziati che promuovono le proprie attività di ricerca e profili professionali sul web e sui social. Crede che queste iniziative debbano continuare a dipendere dalla volontà del singolo, oppure che le strutture Ospedaliere ed Universitarie debbano creare una struttura che accolga i propri professionisti in un’unica rete?

“Per il mio modo di vedere e intendere l’impegno del medico e del professore universitario ritengo che la seconda opzione sia auspicabile.”

Ringraziamo il Prof. Califano per il suo contributo, che conferma l’enorme importanza di una corretta informazione scientifica, che, al giorno d’oggi, non può prescindere da una ben organizzata strategia di comunicazione digitale e dall’evoluzione degli stessi percorsi formativi, in questa direzione.

Precedente Massimo Zampini, "È quasi impossibile combattere le fake news"
Successivo Editoria e targetizzazione delle audience: il caso Mondadori Media

Nessun commento

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *