Siamo con Lorenzo Pregliasco, co-fondatore di You Trend e Agenzia Quorum, giornalista, autore e docente. Seguiamo con attenzione le sue attività e gli abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni della comunicazione politica e del giornalismo, soprattutto in funzione dei new media.

Salve Lorenzo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14.com è il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House che opera nell’intersezione tra comunicazione, intrattenimento e informazione per un nuovo modello di business che punta a sfruttare la trasformazione digitale interpretando le aziende come nuovi media. Lei si occupa in particolare modo di comunicazione politica, con una importante presenza sui social media, qual è stato il suo percorso personale?

“Il mio percorso è legato all’interesse personale per il mondo della comunicazione politica, col suo linguaggio, e per le elezioni, che sono una parte importante di ciò che facciamo oggi. Un percorso che nasce parallelamente agli studi, infatti con alcuni amici che condividevano questi interessi abbiamo fondato Quorum, agenzia di strategia basata sui dati, e YouTrend, che è il magazine. Siamo poi cresciuti su più campi.”

Come si sviluppa il suo lavoro, all’interno di Agenzia Quorum? Quali sono le principali attività di cui si occupa e che coordina? Perché avete scelto di creare il magazine YouTrend? Come si posiziona il modello di informazione di una realtà come la vostra, totalmente digitale, e in funzione di quali obiettivi? Che ruolo ha l’analisi dei dati nel vostro lavoro?

“Le attività principali di cui mi occupo hanno a che fare con la gestione generale dell’azienda, con lo sviluppo dei progetti e del business. Poi mi occupo della presenza pubblica, delle partnership editoriali, degli eventi pubblici e di formazione, tra cui il nostro ‘Election Days’. Di YouTrend sono direttore responsabile, quindi ho un ruolo di coordinamento e ideazione della linea editoriale poi sviluppata dalla redazione. Il magazine nasce da una esperienza precedente, ovvero ‘Termometro Politico’, durante la quale ci eravamo resi conto di quanto le analisi e i contenuti editoriali potessero essere una chiava d’accesso ad analisi ed approfondimenti commissionati da clienti. Quindi YouTrend nasce, da un lato, per fornire contenuti – analisi interpretative nel presente –, basati sul data journalism per spiegare la politica attraverso i dati, e, dall’altro, è una vetrina che ci permette di arrivare a progetti di consulenza.”


politica e social media
Virtual14. Le considerazioni di Lorenzo Pregliasco.

I social media giocano un ruolo sempre più importante e rappresentano degli asset strategici fondamentali per qualsiasi azienda, abilitando la disintermediazione. Organi di informazione, partiti, gli stessi politici (e chiunque altro): tutti media, tutti in competizione per vincere l’attenzione e il tempo delle persone, per generare nuove opportunità da monetizzare. Nel caso della politica: per farsi eleggere, in quella che è diventata una campagna elettorale continua, in cui qualsiasi tema può essere sfruttato per fare propaganda. Cosa ne pensa? Quale crede sia il ruolo dei new media nello scenario politico? Quale quello dei media tradizionali? In che modo, soprattutto, a suo modo di vedere, nell’era dell’infodemia, si può tornare ad un dibattito non più avvelenato da fake news sempre più strumentali e faziose, per ritrovare la fiducia della gente?

“Non credo più molto nella differenza tra old media e new media, ormai Facebook è in Italia da almeno da 10 anni e ha numeri paragonabili a quelli dei broadcaster. I social danno l’idea di una comunicazione istituzionale biunivoca, ma purtroppo, a guardar bene, spesso danno l’opportunità agli attori politici di trasmettere i loro messaggi senza alcun controllo e senza alcun tipo di filtro giornalistico, direttamente ai lettori e agli elettori. E indirettamente, attraverso gli altri media, a tutti, senza che ci sia poi realmente questa bidirezionalità, che quindi mi sembra più apparente che reale. Il punto è che l’informazione deve fare bene il suo mestiere, perché molto spesso la disinformazione non viene da operazioni clandestine o da cellule segrete, bensì dalla sciatteria dei media tradizionali, che pubblicano notizie non verificate, spesso sbagliate, senza verificare le fonti, proponendo titoli non sempre coerenti con i contenuti che introducono. Per questo, credo che la sciatteria sia il problema più grande.”

Nel suo libro ‘Fenomeno Salvini’, lei analizza la sua comunicazione e il profilo dell’elettore leghista. Quindi le chiedo: chi è Salvini? Come comunica? Perché lo votano? Sono lontano dalla realtà se, a prescindere dagli schieramenti, sostengo che molti politici vengano eletti perché puntano sull’ignoranza e sull’analfabetismo funzionale che dilagano in una platea più vasta rispetto a quella formata, con capacità di analizzare e comprendere ciò che legge, ascolta e osserva?

“I politici vengono votati dai cittadini. In democrazia ogni voto è libero, segreto e uguale. Un modello che bisogna tenersi stretto. Io sono contro l’idea che il voto non sia per tutti. L’informazione, la scuola, le istituzioni devono consentire ai cittadini a costruirsi un’opinione informata, ma non può essere compito dello Stato decidere (e poi, secondo quali criteri) chi può essere ‘analfabeta funzionale’ o meno e chi, per questo, debba avere diritto di voto o no. La politica riguarda tutti e tutti devono potersi esprimere, altrimenti non è democrazia e personalmente mi auguro rimanga una suggestione per qualche osservatore su Twitter e poco altro. Io credo, in realtà − senza entrare nel dettaglio del fenomeno Salvini, che è un fenomeno sociale, comunicativo, politico, che abbiamo descritto nel libro e che si basa sul produrre una comunicazione digitale, televisiva e sul territorio −, che sia pericoloso leggere i risultati elettorali sulla presunta ignoranza delle persone o sulla motivazione di voto.”


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Virtual14. Il pensiero di Lorenzo Pregliasco sulla vittoria di Biden. (Fonte illustrazione: classroommagazines.scholastic.com)

Durante il lockdown di Marzo-Aprile, come lei stesso ha spiegato in una trasmissione televisiva, alcuni dei maggiori leader politici hanno migliorato la loro percezione e aumentato il consenso. Cosa ha portato a questo scenario? Quanta differenza crede ci sia tra la realtà e la percezione, analizzando il tema in modo più generalizzato? Quali pensa possano essere gli orizzonti di una società i cui governanti usano la tecnologia e i nuovi mezzi che mette a disposizione, a volte in modo improprio, dando la sensazione di pensare ai propri interessi piuttosto che a quelli della popolazione?

La realtà, in politica, è anche percezione, che è ciò che guida i comportamenti delle persone, dell’elettorato. Quindi la percezione che l’Italia abbia gestito meglio di altri Paesi l’emergenza coronavirus fa parte del gioco in cui ciascuno cerca di proporre (in questo caso i consiglieri di comunicazione del Presidente del Consiglio) una narrazione, un punto di vista, più favorevole. Non credo sia manipolazione, ma è alla base del confronto democratico da almeno duemila anni. La politica è sempre stata proposta di visione e di interpretazioni diverse dei fatti, e questo non deve spaventare. La cosa importante è che, in un sistema democratico, i mezzi di informazione siano liberi, indipendenti e plurali, e che forniscano ai cittadini la possibilità di approfondire e farsi un’idea senza condizionamenti politici mascherati e con onestà intellettuale.”

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende, come abbiamo detto e come ho analizzato nel mio ultimo libro, si stanno trasformando in veri e propri media, per generare contenuti da diffondere sfruttando le nuove tecnologie, organizzandosi come delle redazioni. Media House e nuovi ecosistemi digitali strutturati sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando la tecnologia per produrre e diffondere contenuti in format di vario tipo, per intrattenere e intercettare i propri target. Qual è il suo parere, in tal senso? In che direzione si sta andando, a suo modo di vedere? Qual è il ruolo dei media tradizionali, in questo scenario? Crede che le aziende possano avere un ruolo informativo, mantenendo intatta trasparenza ed etica?

Credo che le aziende, in molti casi, stiano traendo vantaggi dalla trasformazione in media, in soggetti che creano contenuti. Ci sono esempi all’estero e in Italia. Certamente quello che è il crinale tra il ruolo informativo e il ruolo pubblicitario di comunicazione è importante, perché sono due funzioni diverse, lecite, ma non vanno confuse. Questo, quindi, interroga le aziende su quali tecniche e principi si possano adottare per produrre contenuti in modo corretto ed etico. Detto ciò, penso che siamo in una fase di trasformazione, in cui sono nati e nasceranno esperimenti che portano molto avanti questo nuovo modello, con brand/media che in certi casi superano la logica stessa delle TV, dei media tradizionali. Una considerazione a parte va fatta per i cosiddetti influencer, ovvero singoli che a volte diventano a propria volta media company, e che spesso, su determinate fasce d’età, hanno un impatto enormemente superiore rispetto, per esempio, ad una prima serata televisiva.”


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Virtual14. Il pensiero di Lorenzo Pregliasco sulla sconfitta di Trump. (Fonte illustrazione: classroommagazines.scholastic.com)

Concludiamo con l’attualità: cosa pensa della vittoria di Biden, della reazione di Trump, e qual è stata secondo lei la leva vincente nella strategia comunicativa del neo presidente degli USA in queste elezioni?

“Penso che la vittoria di Biden, come sempre le vittorie elettoriali soprattutto in un sistema complesso come quello americano , dipenda da molti fattori. Difficile trovare un singolo elemento che spieghi una vittoria o una sconfitta, nel momento in cui sono alcune decine di migliaia di voti, negli Stati chiave, a determinarle. Indubbiamente, quello che possiamo evidenziare, è il tipo di racconto che ha impostato Biden nella sua campagna, che è stato un racconto improntato sulla diversità da Trump e sull’esigenza di unire e riunire il Paese, di ‘guarire’ le divisioni di questi anni. C’è poi una questione importante, che riguarda la capacità di mobilitazione che ha riguardato sia Trump, sia Biden. Se guardiamo ai voti assoluti, rispetto al 2016 c’è un incremento di milioni di elettori sia nel campo di Trump che in quello di Biden. Questo è un fattore interessante, perché siamo sempre stati abituati a considerare gli Stati Uniti come un Paese dalla bassa affluenza, mentre quest’anno l’affluenza è stata importante e c’è stato un coinvolgimento di elettori senza precedenti. Quanto alla reazione di Trump, è stata prevedibile, anche se speravamo non si concretizzasse. Lui ha il diritto di fare ricorsi, di chiedere verifiche della regolarità delle operazioni, però, da un lato muovere accuse senza fondamento, dall’altro ritenere ci siano state irregolarità in Stati nei quali i responsabili politici dello spoglio sono repubblicani come la Georgia , rende le sue contestazioni piuttosto deboli. Ed è triste che un Paese, che si è abituato per decenni all’alternanza democratica, veda queste difficoltà del presidente uscente di accettare il risultato che lo vede sconfitto. Basta andare a riguardare, nel 1992, il discorso che fece George Bush dopo la sua sconfitta con Bill Clinton, per comprendere quanto le cose siano cambiate.”

Ringraziamo Lorenzo Pregliasco per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguirlo sui social network e sui canali ufficiali di Agenzia Quorum e YouTrend.

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