Gestire una società di calcio, nell’ultimo decennio, è diverso anche solo rispetto ai primi anni ’90. Grandi fatturati, tanti dipendenti. Una dimensione non più ludica, ma di grandi aziende, in uno dei pochi settori al momento in forte espansione. Studiare il mercato, anticiparne le tendenze, individuare nuovi modelli e nuove fonti di fatturato diventa, quindi, la mission di ogni manager sportivo, per garantire risultati economici e finanziari che mantengano alta la competitività dell’azienda e, di conseguenza, quella della squadra. In un ciclo virtuoso nel quale vincere aiuta a vincere.

“Gli eSports rivaleggeranno con i più grandi campionati sportivi tradizionali in termini di opportunità future.” (Steve Bornstein, CEO di ESPN e NFL Network)

L’epoca che viviamo, in questo scenario, è di grande evoluzione, soprattutto grazie alle nuove tecnologie. La spinta ad innovare è forte e, spesso, risulta decisiva per arrivare a nuovi target. Tra i quali, quello dei millennial, è di sicuro tra i più appetibili per caratteristiche e possibilità di monetizzazione che non derivino esclusivamente da botteghino o pay per view. Sfruttando un click o, perché no, una console.

Juventus e Cygames: antichi valori, nuovi orizzonti

Uno sguardo alla grande tradizione del passato e un altro al futuro: un trait d’union ideale tra le vittorie già conquistate e quelle prossime a venire, questa può essere una sintesi dello spirito del management della Juventus, il football club italiano più amato nel Bel Paese e all’estero. Uno sguardo che va oltre il primo orizzonte, testimoniato dal recente accordo triennale siglato con Cygames (il cui nome comparirà, per la prima volta nella storia del club, sul retro delle maglie ufficiali della squadra), il giovane colosso giapponese che nel giro di pochi anni ha conquistato una consistente leadership nel settore dei videogiochi con titoli come: Granblue Fantasy e Shadowverse.

Entertainment, emozioni, coinvolgimento: valori che ben si sposano con l’immagine della Juventus e con la sua mission.

Un accordo strategico – per ammissione degli stessi interessati – ed ambivalente, un grande colpo di mercato messo a segno da entrambe le parti. Da un lato, la scelta di una sponsorizzazione eccellente per Cygames, che dallo sport virtuale entra a pieno titolo in quello reale, e lo fa con uno dei top club più amati e vincenti. Dall’altro, per il club bianconero, da sempre incline a guardare verso altri mercati, quello asiatico in primis. Un passaggio importante e tutt’altro che a senso unico: gli eSports potrebbero rivelarsi per la società bianconera uno step importantissimo della propria crescita dal punto di vista economico e di immagine.


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Virtual14. Le parole di Peter Warman sugli eSports.

eSports: uno sguardo al futuro

Provate a immaginare uno stadio affollato: la tensione è alta, il tifo è alle stelle. I giocatori sono in campo, ma sono seduti, indossano cuffie e l’azione si svolge davanti ad un monitor: non è calcio, non è basket o tennis o baseball, ma è tutto questo e anche di più.

La competizione è nata con l’uomo, tracciandone il percorso storico e culturale:

lo sport – dalle arene ai grandi stadi, dalla strada al divano di casa – nella sua forma più alta e nobile è veicolo di ideali e simbolo di civiltà.

Così vicino all’uomo che è ormai possibile viverlo in maniera attiva restando seduti alla propria scrivania. Gli sport elettronici, infatti, hanno registrato una crescita esponenziale a partire dal 2010: grande importanza ha avuto l’introduzione di servizi live streaming come Twitch – una piattaforma online che permette ai giocatori di creare e gestire i propri canali. Ma, soprattutto, a motivo dei grandi passi avanti in campo tecnologico, con la produzione di videogiochi sempre più realistici e sofisticati.

Ma cosa rende gli eSports così popolari?

Il gioco è qualcosa che la gente ama istintivamente, si sa: a tutti piace giocare.

Tra questi tanti giocatori – milioni di appassionati – gli individui di talento emergono e brillano. Sono loro che il pubblico vuol vedere competere e sfidarsi – così come succede per gli atleti di qualsiasi altro sport – perché è divertente, stimolante e coinvolgenteGli eSports, quindi, rappresentano la professionalizzazione del videogioco.

Da sport tradizionali a sport digitali: l’evoluzione del concept

Al di là di quanto analizzato, in ogni caso, la questione fondamentale – soprattutto per brand e aziende che ruotano attorno allo sport – è stabilire se gli eSports rappresentino un ‘ecosistema’ la cui struttura possa essere assimilata a quella degli sport tradizionali, sia dal punto di vista organizzativo che economico. Ebbene, i punti in comune sono più di uno:

  • esiste un pubblico di appassionati che aumenta di anno in anno, veri e propri tifosi con squadre e atleti del cuore;
  • gli eventi sono trasmessi in diretta e contano milioni di spettatori in tutto il mondo;
  • gli eSports attraggono sempre più sponsor;
  • i giocatori e i top team sono gestiti professionalmente come nello sport tradizionale.

Recentemente il Consiglio Olimpico Asiatico ha deciso che le competizioni di videogiochi avranno un ruolo ufficiale nei Giochi Olimpici Asiatici che si svolgeranno nel 2022 in Cina, anche se un primo test sul campo è previsto già quest’anno nel corso degli Asian Indoor and Martial Arts Games con FIFA 2017. Un trampolino di lancio, quello del 2022, verso il riconoscimento ufficiale – le Olimpiadi del 2024 – e la consacrazione degli eSports agli allori dello sport mondiale. Niente male come prospettiva.


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Virtual14. Gli eSports in numeri.

eSports e Social Media: la global community

I social media, ovviamente, sono stati un catalizzatore per la crescita degli eSports, rendendo le gare, le notizie e le informazioni più accessibili che mai. Grazie a Twitter, Facebook e Instagram, i giocatori e gli appassionati sono in grado di tenersi informati in tempo reale e di scambiarsi  le loro opinioni. Un campo di gioco – per restare in tema – da cui è impossibile prescindere.

Sui social media, inoltre, vengono trasmessi i tornei in streaming.

E sono sempre i social media il luogo dove i team e i giocatori possono connettersi con i milioni di fan.

Soprattutto sono il luogo in cui gli appassionati possono collegarsi e interagire tra di loro, in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo: i social hanno, infatti, sgretolato qualsiasi barriera culturale o nazionale, fino a riunire tutti i giocatori in un’enorme comunità globale. Il 100% dell’audience degli eSports è, infatti, presente sul web su una delle piattaforme social. Di conseguenza anche le strategie di marketing dei vari team si sono adeguate e questi ultimi hanno cominciato a lavorare tenendo conto di quanto siano importanti – nella determinazione del proprio successo – fattori come il grado di popolarità delle rispettive pagine social o la percentuale d’interazione generata dai propri post.

Millennial: il target da competizione

Secondo una recente relazione di PwC, il famoso network commerciale internazionale, il pubblico privilegiato degli eSports è formato da giovani, senza differenze di etnia o genere, esperti di tecnologia: un pubblico non meno femminile che maschile. Gli eSports si qualificano, quindi, come la forma di intrattenimento più gradita dai millennial, al punto che, come rileva l’annuale Internet Trend Report, vengono preferiti agli sport tradizionali, e non è difficile capire perché. Una generazione di giovani che va dai 25 ai 35 anni, nati e cresciuti quando la tecnologia ha fatto i suoi passi più grandi: consumatori dal grande potenziale su cui si focalizzano la maggior parte degli sforzi e delle strategie di molti grandi brand. Un target importante – dal punto di vista economico – e ancora fortemente in crescita.


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Virtual14. Le potenzialità degli eSports per le società sportive.

eSports e Brand Entertainment: molto più di un gioco

Il 2016 ha registrato un aumento del pubblico online del 36% e il superamento della soglia dei 190 milioni di utenti: secondo Newzoo, nel 2017 il giro economico degli eSports è destinato a subire un incremento di circa il 41% per un valore di 696 milioni di dollari. L’investimento previsto da parte dei brand è di 516 milioni, di cui 155 milioni destinati all’advertising e 266 milioni alle sponsorizzazioni. Dati da capogiro che sono destinati a raddoppiare entro il 2020 e che confermano gli eSports come nuova frontiera dello sport, dell’intrattenimento e dell’economia.

“Gli eSports non solo stanno crescendo in modo esponenziale come nuovo business indipendente, ma stanno anche accelerando la convergenza di diverse industrie già consolidate.” (Peter Warman, CEO Newzoo)

I brand, le aziende di intrattenimento – e di conseguenza le aziende sportive, sempre più media company – amano essere al centro dei giochi. Gli eSports, in tal senso, rappresentano la possibilità di capitalizzare uno dei passatempi preferiti della generazione digitale: giocare con i videogiochi e guardare contenuti a tema. I vantaggi?

  • L’accesso ad un pubblico ancora più vasto e globale, in molti casi a mercati – come potrebbe essere nel caso della Juventus con quello asiatico – di grande potenziale.
  • Per le aziende sportive l’occasione di avvicinare e coinvolgere il pubblico offrendogli un ruolo attivo.
  • La possibilità di concentrare le proprie strategie sul target dei millennials, attualmente – dal punto di vista economico – il più promettente in quanto a potenzialità di sviluppo.
  • La possibilità di aumentare la brand awareness.
  • Un più ampio investimento nel merchandising.
  • L’occasione per veicolare il messaggio del brand ad una forma di entertainment dalla grande capacità di coinvolgimento.

Ecco, quindi, perché grandi brand come Coca-Cola, Red Bull, Intel, ESPN, Amazon – con l’acquisizione di Twitch – e Nissan, hanno puntato sugli eSports: ed ecco perché non ci sarà da meravigliarsi, quindi, se in un futuro non troppo lontano, i big match si giocheranno coi top player seduti davanti a un monitor.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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