Siamo con Ivo D’Antoni, UX/UI designer di Sport Network, prima concessionaria italiana dedicata al mondo dello sport. Abbiamo seguito il lavoro svolto sulle nuove piattaforme del Corriere dello Sport e di TuttoSport e gli abbiamo chiesto quest’intervista per parlarci delle loro attività e della sua visione sulla trasformazione digitale dei modelli di business, in ambito editoriale.

Ciao Ivo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista per Virtual14.com, il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House. Sei il capo del design di Sport Network, una realtà molto importante nel settore editoriale sportivo. Ci racconti brevemente qual è stato il tuo percorso professionale?

“Grazie a voi per lo spazio, nasco professionalmente nei primi anni del 2000 appassionandomi alle tematiche di web design, html ed a quello che era allora il software principe di questo lavoro, ovvero Macromedia Flash. La mia formazione passa per l’Istituto Europeo di Design dove studio ‘multimedia design’ ed inizio un percorso lavorativo che passa per diverse grandi aziende, dal Gruppo Espresso a Datamat, Ferrovie dello Stato, Telecom, Toyota, Unioncamere, che mi hanno permesso di occuparmi di argomenti molto diversi tra loro, fino ad approdare a Sport Network. Nel corso del tempo ho ampliato i miei orizzonti studiando e mettendo in pratica tecniche e metodologie di user experience design e dedicandomi a tutti gli aspetti progettuali delle strutture digitali.”

Come si sviluppa il tuo lavoro, all’interno della vostra struttura? Quali sono le principali attività di cui ti occupi e che coordini?

“Attualmente mi occupo dell’ideazione e del coordinamento di tutte le attività legate al visual design ed al user experience design dei prodotti digitali di Sport Network, concessionaria dell’editore Roberto Amodei, che vanta due quotidiani sportivi (Corriere dello Sport e Tuttosport), cinque riviste periodiche (Auto, Autosprint, InMoto, Motosprint e Guerin Sportivo) e due e-commerce. Un lavoro in costante equilibrio tra ricerca ed analisi che mi consente poi di tradurre il tutto in idee progettuali da condividere, analizzare e ‘mettere a terra’ insieme a tutto il team di lavoro. Fortunatamente ho il privilegio di lavorare con colleghi estremamente competenti con i quali è un piacere gestire tutti gli aspetti legati all’evoluzione del comparto digitale dell’azienda.”

Avete di recente sviluppato i nuovi siti web di TuttoSport e del Corriere dello Sport. Ti chiedo, prima di tutto: da dove nasce l’esigenza di questo ‘restyling’ e in funzione di quali obiettivi?

“Sono molti gli aspetti legati alla decisione di intraprendere un refactoring completo di due siti di grande entità come corrieredellosport.it  e tuttosport.com. Prima di tutto c’è un’esigenza tecnologica che parte dal presupposto di mantenere sempre estremamente competitivi i nostri siti, sia per quanto riguarda la fruizione multi-device che dal punto di vista delle performance e dell’indicizzazione, poi c’è un costante esercizio di miglioria della user experience con l’obiettivo di rendere quanto più fruibili tutti i contenuti editoriali. Infine c’è un aspetto legato all’erogazione pubblicitaria che è sempre in costante evoluzione e per la quale dobbiamo cercare di garantire la massima potenzialità di view ability, cercando di essere accorti nel mantenere inalterata la facilità di consultazione dei contenuti. Gli obiettivi sono quelli di migliorare diverse metriche, come numero di utenti e pagine viste, profondità di navigazione, tempo di permanenza ecc… Ma soprattutto quello di rispondere in maniera puntuale ed esaustiva agli insight emersi dalla ricerca con le persone, facendo in modo che queste siano veramente al centro del nostro ecosistema informativo.”


sport network
Virtual14. Le riflessioni di Ivo D’Antoni.

Qual è stato il processo di sviluppo per questi progetti? Rappresentano solo le versioni online delle due testate oppure il vostro lavoro è funzionale alla trasformazione digitale dei modelli di business dell’informazione?

Parlare di una completa trasformazione del modello di business in ambito editoriale è una questione molto delicata, è innegabile che il digitale stia attestandosi come una realtà consolidata nel modello attuale, ed è altrettanto vero che assumerà un peso sempre maggiore da qui in avanti, quindi quello che ci stiamo proponendo di fare è un lavoro che ci renda sempre più autorevoli e che cerchi di fidelizzare la più ampia fetta di pubblico possibile, abbracciando target sempre più eterogenei. La genesi di questi progetti specifici viene da lontano, dallo studio costante delle metriche dei siti, dal benchmark, dal confronto con i vari reparti aziendali e da un processo di interazione con le persone che ci ha dato consapevolezza, tanto sui nostri punti deboli quanto sulle esigenze relative allo sviluppo di servizi, modalità di fruizione, ampliamento dei contenuti ecc… Operativamente siamo stati affiancati da 5A Design, nostro partner da diverso tempo, che ci ha aiutati nella fase di ricerca, prototipazione ed implementazione, mentre al nostro interno sono stati coinvolti tutti i reparti della Divisione Digitale, da quello ‘IT’ – cui fa capo Giuseppe Pascarella – a quello dei ‘Contenuti e Servizi’ – con Paolo Potitò –, la redazione digitale e la concessionaria di pubblicità. Sei mesi di lavoro nei quali abbiamo radicalmente rivoluzionato sia il front-end che il back-end dei due siti, implementando soluzioni tecnologicamente avanzate, scalabili e facilmente manutenibili.”

Proprio in relazione ai modelli: che ruolo hanno i dati nel vostro lavoro e per i newsbrand del vostro gruppo? Lavorate su audience verticali? Quali sono le opportunità di monetizzazione? Tutto è basato su click e pubblicità o c’è una strategia di loyalty e membership?

Il dato ha assunto un ruolo fondamentale per tutte le properties digitali, gran parte delle scelte progettuali trovano dei razionali attraverso l’analisi del dato, questo però a mio avviso non dev’essere un aspetto totalizzante perché altrimenti farebbe perdere quella necessaria dose di spregiudicatezza che non può mancare in un’azienda che punta ad esserci nel futuro. Riguardo i modelli di business che citi, allo stato attuale l’erogazione pubblicitaria è la prima fonte di reddito dei nostri prodotti digitali, ma stiamo lavorando alla progettazione di nuove opportunità che prevediamo di rilasciare durante i prossimi mesi.”

Tanti media sembrano più concentrati sul clickbaiting che su una corretta informazione, portando la gente a perdere fiducia in ciò che legge. Tu che lavori nell’ecosistema editoriale e ne guidi l’evoluzione, cosa ne pensi? Da dove nasce questa situazione? Quali gli scenari a medio e lungo termine? Esiste un modello di business credibile per il giornalismo?

“Sono estremamente convinto che la credibilità debba essere la base fondante del lavoro di un gruppo editoriale ed ho la certezza che praticando un giornalismo distintivo le persone siano in grado di capire cosa scegliere. Di fatto la pratica del clickbaiting è ormai relegata a piccole realtà fortemente veicolate, soprattutto in ambito politico ma non solo, che purtroppo continuano a far breccia su molte persone ma che vanno comunque diminuendo. Tra l’altro, sia Google che i grandi social network stanno stringendo la corda intorno a queste pratiche che mi auguro diventino sempre più penalizzanti. L’unico modello di business credibile che conosco è la trasparenza, che, col duro lavoro, possa educare le persone a riconoscere la natura dell’informazione, a crederci e ad instillare in loro quella necessità in grado di convincerli ad investire del denaro per ricevere un’informazione di qualità. Si tratta di un percorso lungo, molto oneroso e che non ha la certezza del successo, ma attualmente rappresenta l’unica strada percorribile, a mio modo di vedere.”

Le aziende, a loro volta, si stanno trasformando in veri e propri media, organizzandosi come delle redazioni, come ho tentato di spiegare nel mio ultimo libro. Brand Journalism, Brand Entertainment, Media House e nuovi ecosistemi digitali strutturati sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando la tecnologia per produrre e diffondere contenuti in format di vario tipo, per intrattenere e intercettare i propri target. Qual è il tuo parere, in tal senso? In che direzione sta andando la comunicazione aziendale? Credi che le aziende possano avere un ruolo informativo, mantenendo intatta trasparenza ed etica?

“Credo sia possibile, anche se questo presuppone un monitoraggio costante e tanta cautela, perché comunicare significa prima di tutto esporre il proprio pensiero a critica, ma ritengo che qualsiasi azienda debba poter comunicare liberamente con il proprio pubblico. I limiti, riguardo trasparenza ed etica, sono insiti negli intenti aziendali e nella cura con cui l’informazione viene costruita.”

Ringraziamo Ivo D’Antoni per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguire le sue attività e quelle di Sportnetwork.

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