Siamo con Leonardo Ciccarelli, giornalista per varie realtà, quali Il Mattino, Teleclub Italia e Mister Movie.

Abbiamo la fortuna di conoscerlo da un bel po’ e gli abbiamo chiesto di incontrarlo per parlarci delle sue attività, visto che è “un comunicatore di professione e per passione”.

Ciao Leonardo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sè e per i propri clienti. Tu sei un giornalista, qual è stato il tuo percorso professionale, in tal senso?

Un saluto a tutti i lettori di virtual14.com, il mio percorso è stato molto lineare. Ho cominciato molto presto, a 15 anni già decisi di voler fare il giornalista e grazie ad un cugino partecipai ad un progetto de Il Denaro, un giornale di cultura ed economia molto importante nel Sud Italia. La mia strada è sempre stata quella sportiva e così proposi i miei pezzi a Giovanni Francesco Russo, editore di Teleclubitalia che ringrazierò sempre per la possibilità concessami. Gli piacquero molto e da lì, era il 2008, non sono mai andato via. Ho fatto tante altre esperienze ovviamente, ho lavorato anni a tuttonapoli.net, ho fatto parte di importanti uffici stampa come quello del Roma Web Fest e collaboro con tante professionalità di spicco. E’ un viaggio lungo, spesso frustrante, ma che rifarei da capo e che voglio continuare ancora a lungo.

Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista?

La mia attività la posso promuovere in un solo modo: col lavoro. Le mie attitudini principali sono quelle di storytelling. Io sono un giornalista-autore più che un giornalista-reporter, quindi in realtà la maggior parte della mia attività è oscura, di divulgazione, anche se grazie a Club Napoli All News sto quasi tutti i giorni in video. L’attività lavorativa e quella di professionista devono andare ovviamente di pari passo. Non c’è attività lavorativa senza un’altissima professionalità, soprattutto nel nostro campo.

Come ti approcci al tuo network? Hai un sito internet personale?

Un network è una rete sociale, ed il “mio” network è proprio questo. Non ho lettori, ho compagni. Io non esisto senza di loro perché il giornalista è muto se nessuno lo ascolta, anche se non vi nascondo che spesso scrivo solo ed esclusivamente per me stesso e chi se ne frega degli altri. Purtroppo però non ho un sito internet personale.

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Hai mai sentito parlare di Personal Branding?

Assolutamente. I liberi professionisti devono essere dei brand personali. Io vengo dagli sport americani, il più grande giocatore di basket della storia, Michael Jordan, è egli stesso una marca. Tutti hanno sentito parlare delle Air Jordan immagino. Chi meglio di MJ per parlare di personal branding? E’ fondamentale, assolutamente.

Come gestisci, invece, la comunicazione per il tuo portale? Investite in pubblicità offline e online?

Non mi occupo io delle pubblicità sul portale, sono però uno dei gestori delle pagine di Tele Club Italia e di Club Napoli All News, sia Twitter che Facebook. L’obiettivo è solo quello di far conoscere il nostro nome all’interno della rete ed offrire un’ulteriore possibilità ai lettori e, nel nostro caso, telespettatori, di confronto diretto con noi. Tutti possono dire la propria opinione nel rispetto dell’individuo e del professionista, questa è la nostra linea editoriale.

All’interno del vostro staff ci sono tecnici che si occupano di web e marketing?

Sì, è molto importante avere esperti nel campo.

Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

I social network hanno cambiato il mondo, oltre alle abitudini delle persone. Ci sono dei momenti precisi che possiamo definire tra l’altro: il 2008 è l’anno in cui l’MI6, l’agenzia dei servizi segreti britannici, comincia a selezionare su Facebook i profili da immettere nel personale, mentre per Twitter è un po’ più complicato perché ha cambiato completamente il mondo dell’informazione la notte tra l’1 e il 2 maggio 2011, quando dei profili pakistani hanno fatto, a loro insaputa, il live tweeting della cattura e dell’assassinio di Osama Bin Laden. Oppure, per restare in casa nostra, io sono fermamente convinto che con blog e social Beppe Grillo abbia vinto un’elezione, una cosa non da poco soprattutto in un Paese tecnologicamente aggrappato all’antico com’è il nostro. Oggi, senza i social network, non si può fare informazione, nel bene e nel male. Le abitudini delle persone sono state completamente stravolte. Il social network è equiparabile al telefono nella storia moderna dell’uomo: quando un’idea diventa un punto di svolta nell’evoluzione della specie.

Come credi, invece, i social network incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

Che questo è il bello e il brutto del social. Tutti sembrano quei vecchietti che si fermano sui cantieri e criticano i manovali, solo che mentre loro lo fanno parlottando, sui social lo si urla in faccia, dimenticando la professionalità di quelli con cui ti approcci. L’uomo moderno è “nietzscheiano”, pensa di essere un superuomo in grado di poter far tutto. Questo però è dal punto di vista del lettore. Spesso i grandi dei social o dell’etere sono convinti invece di saper far tutto. Servono le giuste distanze, i giusti compromessi tra le parti. E’ impensabile che un ragazzino con la terza media insegni ad Obama come fare il presidente, così com’è impensabile che tanti giornalisti pensino di avere la verità in mano. Me compreso.

Sei un profilo “attivo” sui canali social anche a livello personale?

Molto attivo. Per me il social network deve essere allo stesso modo personal branding e profilo personale. Spesso lo uso solo come bacheca per il mio lavoro ma spesso lo uso anche solo come diario personale, in cui mettere il proprio Io. La mia strategia personale di personal branding è proprio questa: farsi accettare per ciò che si è. Baudelaire diceva che “chi non beve ha qualcosa da nascondere”, allo stesso modo ce l’ha chi pubblica solo cose extra-personali su un social network. Si chiama “Profilo” per un motivo no? Bisogna dare le proprie opinioni, non solo le scialbe informazioni.

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

Ne ho sentito parlare e penso sia il futuro di quelli che vogliono diventare addetti stampa. Le campagne non sono più a botta di comunicati, ma a botta di stati e di tweet. Politici, società sportive, autori, atleti, multinazionali, tutti ormai utilizzano i social per comunicare anche istituzionalmente e la bravura del “giornalista aziendale” deve essere proprio quella del far evitare al proprio assistito di dire “cacchiate” perché in questi anni sono capitati tanti incidenti diplomatici perché non ci si rende conto che anche e soprattutto su un social network, che tu sia Bergoglio, Magic Johnson o Tim Burton, resti personaggio pubblico e non ti puoi mermettere di dire certe cose.

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

Ovviamente.

Ringraziamo Leonardo per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network e sui siti delle testate per le quali scrive i suoi articoli.

Grazie a voi tutti, vi aspetto sulle mie pagine.