Calvi Risorta, in provincia di Caserta e ai margini di quella che è tristemente nota come Terra dei Fuochi. Gli scavi e le indagini della Guardia Forestale hanno portato alla luce quelle che sono le tracce di uno dei più grandi disastri ecologici della storia del nostro Paese e dell’Europa: 25 ettari , pari ad 2 milioni di metri cubi di rifiuti industriali – quindi altamente tossici – che farebbero dell’area la più grande discarica sotterranea d’Europa. Roba che sta lì da decenni, ma che viene fuori solo ora. Naturalmente si parla di camorra – pare vi sia implicata gente del clan dei Casalesi – oltre che, al solito, di mal governo. Le indagini durano da un anno, ma solo ora l’attenzione dei media è cresciuta. Il Giornale.it dedica un ottimo articolo a quello che potrebbe essere un vero e proprio disastro ecologico.

La scoperta

Dal terreno insano e rossiccio riemergono dopo 30 anni fusti con la dicitura: “Pozzi Vernici”. Sembra essere la firma d’autore lasciata in calce ad un disastro ecologico tra i più gravi mai scoperti negli ultimi anni. Siamo a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, dove la Forestale sta scavando da tre giorni in quella che potrebbe rivelarsi la più grande discarica sotterranea d’Europa; l’area, denominata “ex Pozzi”, comprende 25 ettari e un volume di 2 milioni di metri cubi di rifiuti industriali, rifiuti che peraltro sarebbero stati sepolti fino ai tempi recenti. Una bomba ecologica.

Qualcosa si muove

Ma cosa ha portato a smuovere i terreni dell’ex Pozzi dopo anni di dimenticatoio? Nell’aprile del 2014 due cronisti locali, Salvatore Minieri e Tony De Angelis, denunciano la presenza di anomale colline e rifiuti nell’area con un videoreportage che arriva fino alla scrivania della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Nell’ultimo anno si susseguono sul territorio i sit-in, le manifestazioni di protesta e le assemblee pubbliche dei comitati ambientalisti del territorio, che sin da subito chiedono le bonifiche piuttosto che la costruzione di una centrale a biomasse proprio a ridosso della maxi discarica. Dall’inchiesta inizia dunque l’indagine della Forestale, che ora ipotizza il reato di disastro ambientale e che vede oltre dieci persone nel registro degli indagati. L’elenco, però, potrebbe aumentare vertiginosamente, perché sembrano davvero in tanti ad essere coinvolti. Un caso nazionale che rischia anche di riguardare la politica. Proprio su questo punto interviene il giornalista Salvatore Minieri: “Uno degli aspetti più inquietanti di tutta questa vicenda è che in 30 anni nessun politico né autorità istituzionale a livello locale abbia avuto il benché minimo sospetto o dubbio che in quella zona avvenisse qualcosa di gravissimo sotto gli occhi di tutti. Questo quantomeno fa pensare”.

La lunga mano della Camorra

Durante gli scavi della Forestale è venuto alla luce un sistema di interramento feroce e al tempo stesso meticoloso. Quello che le forze dell’ordine hanno trovato davanti ai propri occhi è un vero e proprio inferno, in cui più si va verso il fondo e peggiore è la contaminazione. Come fossero gironi danteschi. Il primo strato ritrovato è composto da plastiche e buste con all’interno ogni tipo di prodotti industriali, seguito da un vero e proprio tappo di cemento che lo separa da un secondo strato costituito da fusti, bottigliette infiammabili e solventi. Siamo a 5 metri di profondità. Scavando ancora si trova un ulteriore tappeto di plastiche, pelli e altri fusti ormai totalmente deteriorati, che coprono un ultimo livello in cui il terreno assume una colorazione rossa anomala, conseguenza del contatto con liquami, vernici e solventi di ogni tipo. La presenza dei “tappi” di cemento ricorda tanto il metodo di interramento della Camorra nei territori di Casal di Principe i cui scavi sono iniziati nel 2013. Questo farebbe supporre un coinvolgimento proprio dei Casalesi nelle operazioni di sversamento abusivo nel territorio di Calvi Risorta per conto delle più disparate aziende: non era soltanto la Pozzi a sversare i rifiuti industriali nella stessa zona in cui aveva il suo stabilimento, ma qui arrivavano rifiuti di aziende di tutta Italia e persino di stabilimenti francesi e spagnoli. Sui sacchi ritrovati vi erano riportate le seguenti scritte: “politilene/riblene”, “pliolite/Good Year chimica Division”, “Basf”, “Eltex”. E lo smaltimento legale di simili rifiuti industriali, negli anni ‘80 come oggi, aveva dei costi altissimi, così le fabbriche italiane e di mezza Europa hanno preferito pagare 60 volte in meno. Tutto ciò in una zona che è persino priva di un depuratore.

Il futuro

Viste le premesse il futuro non sembra roseo, tuttavia per avere un’idea ben chiara della situazione è necessario attendere la fine delle indagini, oltre agli esiti della riunione urgente convocata dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.