Siamo con Luca Serafini, giornalista, opinionista, scrittore e volto noto della televisione. Gli abbiamo chiesto quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e di come si evolve all’interno di Milan TV, ma anche della sua visione sulle evoluzioni della comunicazione e del giornalismo.

Salve Luca, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Lei è un affermato giornalista, qual è stato il suo percorso personale?

“Ho iniziato in cronaca nera a Brescia, alla fine degli anni Settanta, saltando tra radio e tv private che stavano nascendo come funghi, e i quotidiani locali. Il mio sogno, però, era lo sport, e un incontro con Maurizio Mosca, favorito dalla nipote della quale sono amico, mi fece svoltare quando avevo 22 anni. Fui assunto da Maurizio a ‘Supergol’ e da allora il nostro cammino è proseguito sempre insieme fino al suo ultimo giorno.”

Tra le sue attività c’è Milan TV. Come si evolve il ruolo del giornalista, in funzione di un canale tematico? Come si posiziona un modello informativo come quello rossonero? 

“Bellissima domanda. Tutti i giornalisti sportivi sono tifosi, io ho sempre creduto fosse un inganno non manifestare la propria fede o – peggio ancora – negarla. Tento sempre di essere obiettivo, dividendo la professione dal ‘cuore’, ma mi rendo conto come non sia sempre possibile… Sono sincero dicendo che nessuno ha mai condizionato i miei commenti, a Milan TV. Nel 2014 le mie idee non collimavano più con quelle della proprietà e preferii andarmene. Per il resto non credo ci sia un vero e proprio ‘modello informativo’: ci sono l’etica e la propria coscienza che devono guidare toni e contenuti, il linguaggio è una conseguenza.”


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Virtual14. Luca Serafini e Milan TV.

Dopo la partita Milan-Torino di qualche settimana fa, la Gazzetta dello Sport ha titolato ‘Il Milan VAR’. Sportmediaset, invece, come lei stesso ha sottolineato, ha posto l’evidenza su eventuali favori arbitrali. Più in generale, è sembrata quasi una campagna mediatica contro la squadra di Mister Pioli. Qual è la sua opinione? Pensa che l’informazione abbia perso quella che dovrebbe essere la sua caratteristica principale, ovvero l’imparzialità? 

“Di sicuro ha perso equilibrio. Titoli e sondaggi come quelli sono figli della sottocultura sportiva che ha ormai infettato anche il giornalismo. Con i direttori di una volta, il tifo o l’asservimento alla proprietà non avrebbero avuto cittadinanza. Negli anni della proprietà Fininvest-Milan eravamo attenti alle distanze, ma potrei testimoniare in un tribunale come non ci fossero condizionamenti o pressioni particolari di un certo tipo. C’era, quella sì, qualche ‘richiesta’, ma non solo dal Milan… Il nostro direttore Ettore Rognoni aveva la schiena dritta, sapeva metterci la faccia e gestire le situazioni più complicate, anche perché in redazione ci sono sempre state personalità forti che non avrebbero accettato compromessi.”

Lo sport, il calcio in particolare, sembra essere uno degli ecosistemi più soggetti alla circolazione di notizie false: come pensa si possano combattere le fake news, che avvelenano sempre più i media e orientano l’opinione pubblica in funzione delle diverse fazioni?

“Mi sembra limitativo circoscrivere questo problema al calcio. La partecipazione alle attività social vanno controllate e verificate a tutto tondo, ma sa cosa le dico? La nuova generazione, i giovani, fanno dei social (e ne faranno in futuro) un uso certamente più appropriato degli adulti di oggi. Se poi si allude al calciomercato, le fake news esistono dal primo giorno in cui è nato…”

Le aziende, al tempo stesso, in primis quelle sportive, si stanno trasformando in veri e propri media, organizzandosi come delle redazioni. Proprio il Milan ha recentemente lanciato i suoi Studios, ed è uno degli esempi italiani di un nuovo modo di fare comunicazione, strutturato sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando i nuovi strumenti e le nuove tecnologie per diffondere contenuti in format di vario tipo, per intrattenere e intercettare i propri target. Qual è il suo parere, in tal senso? Crede che le aziende possano avere un ruolo informativo, mantenendo intatta trasparenza ed etica?

“A ognuno il suo. Credo che la comunicazione sportiva debba avere una sua vita e una sua propria specializzazione. Solo chi vive quotidianamente la società, il campo, lo spogliatoio può svolgere un compito adeguato, concertato e in sintonia con dirigenza, staff e squadra. Semmai, una società esterna (come già accade in molti casi) può occuparsi di strategie legate al marketing e alla parte commerciale, ma sempre e comunque appoggiandosi alle forze interne del club. Il Milan ha aperto nuove vie molto tempo fa attraverso l’organo ufficiale e il canale tematico, strutture di cui faccio parte da 34 anni, ma anche nei confronti degli organi istituzionali. È sicuramente un modello soprattutto ora che ha già spostato molte attenzioni sul digitale, aprendo le porte anche al canale Twitch: non sarei per nulla stupito se fra pochissimo tutte le attività radiotelevisive del Milan fossero trasferite sul web, ma è solo una mia opinione.”

Ringraziamo Luca Serafini per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguire le sue attività e quelle di Milan TV con grande interesse.

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