Il panorama lavorativo italiano continua a risentire degli effetti negativi della crisi economica. Secondo stime recenti, dal 2008, in Italia sarebbero stati persi quasi un milione di posti di lavoro. Ancora nel 2014, stando ai dati diffusi dall’agenzia di rating europea Cerved, 104mila aziende sono fallite, un numero che ha segnato un rallentamento del fenomeno se confrontato con quelli degli anni precedenti, ma comunque indice della situazione di difficoltà in cui versano, ancora oggi, molte imprese del nostro paese.

Dall’inizio di questo anno, la tendenza ha finalmente iniziato a invertirsi e, con il ritorno del segno più davanti al PIL e la timida ripresa dei consumi e della produzione industriale, la fase di recessione economica sembra finalmente essere alle nostre spalle.

Nel mese di aprile, hanno iniziato a registrarsi le prime buone notizie: il tasso di disoccupazione generale e quello giovanile hanno iniziato a ridursi, seppur in maniera lieve. Purtroppo, non è certo possibile cantar vittoria, sia perché sarà necessario attendere i dati dei prossimi mesi per capire se questa tendenza positiva sarà confermata, sia perché le difficoltà a livello lavorativo rimangono tante e relative a tutte le fasce di età e livelli di istruzione.

I dati

Tra i dati più drammatici evidenziati negli ultimi anni, c’è stato quello relativo alla crisi del sistema universitario. Sebbene in Italia il numero dei giovani laureati continui a mantenersi ben al di sotto della media europea, i pochi che riescono a raggiungere il tanto agognato traguardo della laurea faticano ad inserirsi nel mercato del lavoro.

La consapevolezza che il vecchio mito del “pezzo di carta” in grado di aprire tutte le porte ed assicurare un lavoro sicuro non è più valido nel mondo di oggi, ha determinato un sensibile calo del numero degli iscritti nelle università del nostro paese. In particolare, nell’arco di 10 anni, dal 2003 al 2013, il numero degli immatricolati è diminuito del 20%.

Ovviamente, le cause di questo fenomeno non sono legate solo al minore valore attribuito alla laurea, ma anche ad un oggettivo calo del numero di giovani nel nostro paese (dal 1984 al 2013 si è registrato una riduzione del numero di diciannovenni pari al 40%), alla minore capacità delle famiglie di far fronte alle spese universitarie e, in generale, all’assenza di politiche serie, atte a garantire a tutti il diritto allo studio.

L’inserimento nel mondo del lavoro

Come già accennato, per coloro che hanno appena terminato gli studi universitari, le condizioni del mercato non sono, in sostanza, affatto favorevoli. Con un po’ di fortuna è ancora possibile riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro e, magari, anche con una buona posizione. Tuttavia, esiste il rischio concreto di rimanere impantanati in stage e tirocini non retribuiti, che troppo spesso non si rivelano occasioni per apprendere le basi di un’attività lavorativa, ma piuttosto per essere sfruttati.

La soluzione migliore è quella di continuare a puntare sulla propria formazione professionale, ampliandola allo scopo di rendere le proprie competenze maggiormente spendibili all’interno del mondo del lavoro.

Al contrario di quanto si creda, il mercato non è affatto saturo in tutti i settori: ancora oggi è possibile arrivare a ricoprire dei ruoli manageriali di responsabilità che sono, inoltre, ben retribuiti fin dall’inizio della carriera. Questi profili professionali risultano essere molto richiesti dal settore aziendale e, di conseguenza, anche molto ben pagati.

Per arrivare a rivestire delle posizioni importanti nel panorama imprenditoriale è necessario possedere non solo i titoli accademici, ma soprattutto una preparazione tecnica, specifica per il tipo di ruolo al quale si ambisce. Per i neolaureati che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta è dunque consigliabile proseguire gli studi ed approfondire le proprie competenze professionali al di là del percorso universitario già svolto.

Il Master

Lo strumento ideale per il conseguimento di questo obiettivo è il master, ovvero un percorso di perfezionamento ed approfondimento della propria formazione universitaria, in grado di favorire e semplificare l’ingresso nel mondo del lavoro.

A seconda del proprio livello di preparazione è possibile scegliere tra tipi diversi di master: la differenza fondamentale è tra quelli di I e II livello, ai quali si può accedere solamente dopo aver ottenuto, rispettivamente, almeno una laurea triennale e, nel secondo caso, una specialistica.

Esistono, poi, i master executive e i master post laurea erogati dalle Business School. Solitamente, l’iscrizione a questi corsi è aperta a chiunque sia in possesso di una laurea, indipendentemente dal livello. Il tratto distintivo dei master è rappresentato dall’elevata qualità e specificità dei contenuti previsti dai programmi didattici. Il master fornisce, inoltre, una preparazione teorico/pratica basata su una didattica costituita sia da nozioni teoriche, sia da contenuti prettamente pratici.

Il master rappresenta dunque uno strumento utile per l’acquisizione di una formazione scientifica e pratica allo stesso tempo.

Fondamentale scegliere bene

Se è vero che un corso di questa tipologia può essere determinante per dare il via alla propria carriera professionale, è però innegabile che la scelta del master a cui iscriversi deve essere effettuata sulla base di molte considerazioni e mai in maniera superficiale.

Per essere certi di scegliere il corso giusto per la propria carriera, occorre, innanzitutto, fare chiarezza circa il settore nel quale si desidera lavorare, considerando anche la spendibilità del titolo nell’ambito lavorativo. La cosa migliore per evitare di scegliere un corso sbagliato è quella di orientarsi su un master pertinente al percorso di studio svolto. Se, ad esempio, si proviene da studi accademici di matrice economico/finanziaria e si desidera operare nel campo della finanza aziendale, la cosa migliore da fare è scegliere di partecipare ad un master in finanza aziendale che fornisca una preparazione globale circa le tematiche della finanza operativa e straordinaria, nonché gli strumenti pratici necessari per acquisire una visione operativa e strategica della finanza d’impresa. In questo caso, l’elemento più importante da valutare è rappresentato dalla struttura del master, composta da moduli, ovvero le diverse aree tematiche che si affronteranno durante il corso.

I master del settore finanziario sono numerosi ed è per questa grande differenziazione che diventa determinante, ai fini di una formazione in linea con i propri obiettivi professionali, individuare il master che contenga i moduli di proprio interesse. Per avere un esempio concreto di quanto appena detto, è possibile prendere visione della struttura in moduli di un master in finanza aziendale, contenente i temi sui quali verterà il corso, erogato da una delle Business School presenti.

I docenti

Altri due aspetti importanti da valutare, a prescindere dal corso per il quale si opterà, sono il corpo docenti previsto per il corso e la validità dell’istituto che propone il master. Il corpo docenti dovrà presentare specifiche qualità e comprendere sia insegnanti teorici, sia specialisti già operanti nel settore in questione, in grado di condividere e trasmettere l’esperienza accumulata lavorando direttamente all’interno di grandi aziende.

Un master con soli docenti universitari avrà una valenza puramente teorica, mentre un master con insegnanti provenienti dalle imprese avrà un importante valore pratico legato alle dinamiche specifiche dell’ambito aziendale. Infine, sarà opportuno informarsi sulla storia e la reputazione dell’istituto che organizza il corso in questione, per aver modo di verificarne la serietà e il valore formativo di ciò che offre.