“Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana.”

Albert Einstein

23 febbraio 2017, nel parcheggio del Lidl di Follonica tre impiegati italiani scoprono due donne rom e nomadi intente a rovistare nei rifiuti e le rinchiudono nei gabbiotti dei cassonetti. Questo è il succo di quanto hanno titolato la maggior parte dei giornali e delle testate online, ma guardiamo in faccia la realtà: il 23 febbraio 2017, nel parcheggio del Lidl, tre uomini richiudono due donne. Dimenticare per un attimo le loro etnie può, forse, darci modo di analizzare la vicenda in modo più obiettivo e imparziale. Le donne sono state derise. Sono state prese in giro, mentre gridavano per la paura. Un filmato di tutto questo è stato girato e diffuso dalle persone che hanno riso e schernito. Un filmato condiviso su Facebook YouTube che è diventato virale, scatenando una ridda di reazioni e commenti che – col senno di poi – fanno riflettere non solo sulla vicenda in sé, ma anche sul ruolo che, all’interno di certi meccanismi di pura violenza ideologica, hanno i social media.

Quando il social media diventa violento

Condivisione di filmati, foto, commenti aggressivi, messaggi con minacce e insulti: è un dato di fatto – corroborato da numerose statistiche – che gli episodi di “violenza da tastiera” siano in netto aumento, sia su Facebook che su Twitter. In genere sono gli stessi social ad offrire gli strumenti con cui difendersi: blocco degli utenti indesiderati, segnalazioni e via dicendo.

Ma cosa succede quando certi episodi diventano di dominio pubblico e si trasformano in occasioni per alimentare un tipo di violenza dalle proporzioni più vaste?

Cosa succede quando certi episodi diventano veicolo di espressione per ideologie pericolose e virulente? Il caso Lidl è significativo proprio per questo: ci dà la misura della pressione a cui è sottoposto l’utente medio nella vita di tutti i giorni e dell’aggressività che cresce e si diffonde, insieme al malcontento.

Lidl: prendere le distanze non basta

La prima, corretta, reazione dei rappresentanti di Lidl è prendere le distanze dall’operato dei suoi impiegati, ma il “social-danno” è fatto e nessuno può farci più niente: è proprio il popolo social a rispondere e a prendere in mano le redini della situazione.

“Prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale. Lidl Italia si dissocia e condanna fermamente comportamenti di questo tipo.” 

Il post degli amministratori di Lidl Italia è stato letteralmente preso d’assalto: 14.000 reactions, 18.000 commenti, 2073 condivisioni, e la maggior parte dei commenti non è per niente lusinghiera. Una buona parte invoca a gran voce, con toni duri e sferzanti, un sostegno – alcuni una promozione o una medaglia – per gli impiegati. L’immaginario pubblico sembra averli eletti a eroi e difensori delle regole: le due donne stavano rubando avanzi di cibo dai cassonetti, cosa che rappresenta, a tutti gli effetti, un’infrazione della legge. Passi che anche molti italiani si siano ridotti a fare lo stesso: ciò che più “cuoce” è che si tratti di due persone straniere, infatti il biasimo è tutto per loro. Sappiamo bene quanto – negli ultimi tempi – il problema sia particolarmente sentito e, a dirla tutta, anche strumentalizzato in un verso o in un altro.


politica e social media

Virtual14. Il tweet di Salvini sul caso Lidl.

Quando la politica serve se stessa

“La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomiglia molto alla prima.”

Ronald Reagan

Le reazioni del mondo della politica non si sono fatte attendere ed era facile immaginarlo: si è andati da un’aperta condanna da parte di Possibile, PD e Sinistra Italiana al pubblico plauso di Salvini – uno dei leader politici italiani che più ama i social network come strumento di espressione e propaganda – che da Twitter ha espresso non solo la sua solidarietà agli impiegati, ma ha chiaramente suggerito che la soluzione al problema è la violenza. Il testo del suo tweet recita:

“Io sto con i LAVORATORI (a cui offriamo sostegno legale) e non con le #ROM FRUGATRICI. Ma quanto urla questa disgraziata??? #Lidl #ruspa.

È facile comprendere come, al di là del gesto, il leader del Carroccio abbia voluto porre l’accento sulla categoria dei lavoratori – a cui spesso si rivolge – usando un linguaggio diretto e popolare: termini come “frugatrici” e “ruspa” ci indicano un rapporto di causa effetto. Secondo Salvini lo straniero in difficoltà è ladro – un ladro fannullone, per giunta – e va affrontato con la forza. Un’incitazione alla violenza senza mezzi termini o perifrasi, ma d’altronde, come ebbe a dire Gilles Vigneault, la violenza è una mancanza di vocabolario.  Le parole di Salvini – pur ottenendo i consensi di una parte del pubblico che gli è fedele o, forse, proprio per questo – hanno scatenato la reazione indignata di molti, tra cui il deputato di Possibile Andrea Maestri che ha presentato un esposto contro Matteo Salvini.

Saviano contro Salvini

La reazione più sferzante e puntuale è sicuramente quella di Roberto Saviano che, dalla sua pagina Facebook, scrive:

È evidente che Salvini ha perso la testa, e nel tentativo di intercettare il voto delle persone peggiori del nostro sventurato Paese, non esita ad incitare a realizzare reati gravissimi. Diffondere, senza stigmatizzare, un video in cui due folli sequestrano (e ridono mentre lo fanno) una donna solo perché non italiana è inaccettabile da chiunque, da un comune cittadino e da un parlamentare a maggior ragione“.

Successivamente, in un articolo comparso su RepubblicaSaviano torna sulla questione e fa un’osservazione che sicuramente Umberto Eco avrebbe apprezzato:

“Il problema quindi, per Salvini, non è assolvere o condannare le donne rom sorprese a rovistare nella spazzatura, ma utilizzarle come bersaglio, avvelenare i pozzi del ragionamento, alimentare solo pregiudizio. Solo pregiudizio e scontro, che non portano a nessuna soluzione rispetto al flusso dei migranti, non dimostrano nessuno sforzo nel cercare di comprendere le micro e macro dinamiche criminali nella comunità rom. Si usa il social come una palestra di idiozia, amplificatore della miseria umana di cui Salvini vuole fare capitale”.

I social sono diventati una cassa di risonanza che amplifica ciò che, purtroppo, c’è ancora di marcio nella nostra società. Le ideologie più abiette, la propaganda più estrema. Naturalmente non vogliamo togliere nessun merito ai social – ormai parte integrante delle nostre vite – ma semplicemente constatare che, come molte cose, anch’essi hanno un lato in ombra e un potenziale – in termini di persuasione – di cui tutti dovremmo tenere conto. Viviamo in un’era in cui la consapevolezza è una possibilità di tutti e la sua mancanza non è una scusa per nessuno.

Perché, come diceva Isaac Asimov, “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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