Le città in cui viviamo ci appartengono. Perché non aggiungere loro un po’ di colore, mentre siamo qui?”

Iheart

Un’opera chiamata “Nobody Likes Me” – Nessuno Mi Ama – situata nello Stanley Park di Vancouver, si è guadagnata l’attenzione di tutto il mondo, soprattutto del mondo virtuale, grazie alla diffusione immediata e capillare avvenuta on-line, attraverso i social network delle immagini che la ritraggono. La stessa sorte hanno seguito altre opere dell’artista canadese noto come Iheart.

Ossessioni moderne

Una notorietà che va al di là della volontà dell’artista in questione. E’ lui stesso a dichiarare: “Vedo la gente camminare per le strade e a malapena alzare lo sguardo dai propri telefonini o tablet. Siamo iper-connessi e, tuttavia, così scollegati gli uni dagli altri.” Le sue realizzazioni hanno proprio per tema il rapporto sempre più stretto tra le nuove generazioni e i social media: bambini che si fanno dei selfie, hashtags. L’ossessione della modernità.

I Social Media

Eppure, per ironia della sorte, la diffusione delle opere di Iheart avviene soprattutto attraverso Instagram, Facebook, Twitter, e il sito stesso dell’artista. Le sue opere, realizzate utilizzando degli stencils, sono diventate addirittura virali. Sicuramente una delle ragioni di questo exploit mediatico è il giudizio positivo di Banksy . Infatti piaccia o no, Iheart sta ricevendo un sacco di attenzione dopo Banksy ha condiviso l’immagine su Facebook.  I paragoni tra i due, i tweet, i commenti degli internauti hanno reso l’immagine virale e hanno decretato la nascita di Iheart come fenomeno mediatico. La riflessione di Iheart sulla non-comunicazione è diventata, paradossalmente, un fenomeno della comunicazione stessa: siamo di fronte al mondo dei social network che fa autocritica dal di dentro, trasformando in un suo prodotto anche una forma d’arte-protesta come quella di Iheart.