Siamo con Giulia Ciarapica, autrice Rizzoli e firma de Il Messaggero e de Il Foglio. Seguiamo le sue attività e le abbiamo chiesto questa intervista per parlarci della sua visione sulle evoluzioni dell’editoria in rapporto al digitale.

Ciao Giulia, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista per Virtual14.com, il brand magazine di Fanism, la nostra digital media house. Il tuo lavoro sono le parole, tra i libri che scrivi e quelli di cui parli nei tuoi articoli. Di recente sei stata inserita nel novero dei maggiori ‘book influencer’. Ci racconti brevemente il tuo percorso personale?

“Grazie a voi per avermi ospitato, innanzitutto. Dunque, ho iniziato nell’ormai lontano settembre 2014, pochi mesi dopo aver preso la laurea magistrale in Filologia moderna all’Università degli Studi di Macerata. Mi sono detta ‘non ho intenzione di dedicarmi all’insegnamento, so che voglio lavorare con le parole, un modo lo troverò’. E così ho fatto, dedicandomi ai libri altrui, leggendoli, analizzandoli, recensendoli. Sebbene non sia una nativa digitale e abbia faticato inizialmente a prendere confidenza con i social e col mondo dei blog, ho sfruttato fin da subito la potenzialità di questi strumenti. Ho aperto il mio blog nel luglio di quell’anno e nel giro di poco tempo le recensioni che condividevo sui social, e che poi avevo iniziato a pubblicare anche sul magazine Sololibri.net, hanno avuto migliaia di visualizzazioni. In questo modo ho cominciato a farmi conoscere non solo dagli autori ma anche dagli uffici stampa delle case editrici, che apprezzavano la qualità dei pezzi. Di lì a poco, sono arrivate le prime richieste di collaborazione online, su Ghigliottina.it e su The Fielder. Il blog, però, mi ha portato davvero molto fortuna, perché nel 2016, leggendo proprio un articolo sul blog, il direttore del Messaggero mi ha proposto una collaborazione; poi, nel 2017, sono stata contattata da Cesati Editore, con il quale ho pubblicato un saggio proprio sul mondo dei book blogger. Ultima ma non ultima, grazie anche al lavoro mirato che ho fatto sui social, è arrivata la proposta da Rizzoli per una trilogia.”

In che modo l’editoria si modella in funzione della trasformazione digitale e del suo impatto sulle dinamiche comportamentali, relazionali, sociali e professionali? Come cambia il lavoro di una casa editrice e come si evolve, invece, il tuo?

“L’editoria sta pian piano modificando la propria percezione del mercato, delle richieste dei lettori e anche del rapporto con gli autori. Oggi si fa molto scounting online, ovviamente, da Instagram a piattaforme come Wattpad, e le case editrici hanno dovuto rivedere ampiamente anche il sistema di promozione dei prodotti. Non esistono più soltanto la carta stampata e i lit-blog più famosi (come minima&moralia e lipperatura, ad esempio), oggi dobbiamo anche tenere conto delle community di book influencer che si muovono su Instagram, YouTube, Twitter, Facebook (seppur, questi ultimi due, in misura minore), così come dei book blogger che si dedicano alla promozione dei libri attraverso blog tour e giveaway. Il mio lavoro, invece, evolve in due sensi: uno in base al progressivo mutamento degli strumenti di veicolazione dei contenuti – come gli IGTV, le Instagram stories, le dirette condivise etc. L’altro, in base a quella che è la mia ‘voce’ personale. Ad un certo punto, quel che conta è trovare la ‘propria narrazione’ e specializzarsi in un settore ben definito, onde evitare la dispersione del sapere, che non è mai cosa positiva.”


book influencer
Virtual14. Le considerazioni di Giulia Ciarapica, autrice Rizzoli.

I social media giocano un ruolo sempre più importante e, nella gara dell’attenzione, diventano asset strategici per chiunque, abilitando la disintermediazione. Allo stesso tempo, però, diventano veicolo di disinformazione, con un sovraccarico di informazioni nel quale sempre più numerosi sono anche gli autori che promuovono i propri libri e le proprie attività online. Credi che queste iniziative debbano dipendere dalla volontà del singolo oppure che gli editori debbano creare degli ecosistemi digitali che accolgano i propri scrittori in un’unica strategia?

“Sai, i social sono un mezzo neutrale attraverso cui veicolare dei contenuti. Sono uno strumento, appunto, non un contenuto, quello lo inseriamo noi. È chiaro che, alla base di tutto il discorso, deve esserci il buonsenso di chi li utilizza, sia esso un semplice lettore, una casa editrice o un autore. Detto ciò, credo che la libertà di autogestione del singolo sia importante, perché anche mantenere il controllo di uno spazio personale sul Web, provando a bilanciarlo e renderlo il più possibile equilibrato, vuol dire conoscere le posizioni di uno scrittore.”

Come viene gestita, oggi, la comunicazione e la pubblicizzazione di un libro? Come fa un autore sconosciuto ad emergere? Che peso ha la sua community sui new media? È corretto sostenere che ha più possibilità di successo un testo mediocre, scritto da un profilo con molti follower, rispetto a un libro eccellente firmato da un signor nessuno?

“Bella domanda. Credo sia inutile ricordare che viviamo in un Paese in cui si legge pochissimo, e in cui l’oggetto libro ha un sex appeal molto ridotto rispetto ad altre realtà europee. E credo sia altrettanto irrilevante sottolineare che, in qualche occasione, non è il libro a vendere ma ovviamente il personaggio. Storia nota, storia triste, storia superata. Detto questo, non possiamo non considerare il fatto che ci sono ottimi libri, scritti da altrettanti eccellenti autori (spesso molto giovani), che arrivano ad acquisire posizioni di merito partecipando anche a premi nazionali di altissima levatura. Posto che alla base di tutto ci dev’essere la qualità del prodotto, oggi è chiaro che occorrono anche buone strategie di comunicazione e marketing. Carta stampata sì, ma anche social, appunto, iniziando magari un mese prima ad instillare curiosità nel pubblico, con piccoli indizi ma precisi. E poi monitorando i post, realizzando caption d’attrattiva, facendo belle foto, riportando qualche frase ad effetto tratta dal libro. Le strategie sono parecchie, si dovrebbe lavorare insieme, come una piccola grande comunità: librai, social media manager, autori, uffici stampa. E così arrivare ai lettori e al famoso passaparola, la parte più preziosa.”

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende si stanno trasformando in veri e propri media, organizzandosi come delle redazioni. Media House e nuovi ecosistemi digitali strutturati sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando la tecnologia per produrre e diffondere contenuti in format di vario tipo. Qual è il tuo parere, in tal senso? Qual è il ruolo della narrativa, in questa nuova direzione? Credi che le case editrici possano puntare sull’intrattenimento come mezzo per intercettare il pubblico – analizzandone i dati per conoscere al meglio gusti e interessi dei differenti target  –, in modo da affinare la proposta commerciale dei propri libri?

“Beh, in effetti alcune case editrici più di altre puntano già sul fattore ‘intrattenimento’, che di per sé non è qualcosa di negativo, come molti pensano. Chiaramente, farei una distinzione fra intrattenimento e Letteratura, ma questo è un altro discorso. Credo in ogni caso che si debbano tenere in conto due fattori: i gusti e gli interessi dei diversi target, il che significa monitorare una realtà social in continua evoluzione – soprattutto rispetto ai giovanissimi. Ma occorre anche non perdere di vista l’obiettivo principale della Letteratura, che è quello di rivolgersi direttamente all’uomo per scandagliarne l’animo, per arrivare nel profondo senza necessariamente dare delle risposte, ma di sicuro e sempre instillare nuovi dubbi. Alimentare lo spirito critico, insomma, che è e sempre resterà il motore dell’intelligenza umana.”

Ringraziamo Giulia Ciarapica per il suo contributo. Continueremo a seguire le sue attività sui social media e a leggere i suoi articoli e i suoi libri.

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