Siamo con Gianluca Monti, giornalista e responsabile comunicazione del Napoli Femminile. Seguiamo le sue attività e gli abbiamo chiesto questa intervista per parlarci delle evoluzioni dell’informazione e della comunicazione, ma anche delle nuove iniziative di fan engagement.

Ciao Gianluca, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista per Virtual14.com, il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House. Nasci giornalista e oggi ti occupi di comunicazione sportiva, ma non solo. Come si è sviluppato, nello specifico, il tuo percorso personale? 

“Nel mio caso si è trattato di una sorta di ritorno al futuro, perché in realtà la mia esperienza come ufficio stampa inizia all’interno dell’ufficio stampa del Napoli nel 2002/2003. Da lì in poi questo mestiere me lo sono un po’ inventato, passando a lavorare per società di calcio minore e poi sviluppando una carriera giornalistica molto fortunata. Di conseguenza, questa attitudine l’ho recuperata quando è finita l’esperienza con la Gazzetta dello Sport per mera casualità, sotto altre vesti. Successivamente è venuta fuori questa prospettiva del Napoli Femminile e poi quella della Juve Stabia, che ovviamente afferivano a quello che è il mondo del calcio. Ho visto cambiare quindi enormemente le dinamiche di lavoro dell’ufficio stampa, sono passato dalle mitiche telefonate di Carlo Iuliano ai giornalisti della carta stampata – per sapere, in qualche modo, ciò di cui si sarebbero occupati l’indomani sui rispettivi giornali – ad una comunicazione quasi tutta digitale, nella quale un aspetto fondamentale è quello, ad esempio, della gestione dei social.”

Come si sviluppa il tuo lavoro, attualmente? Quali sono le principali attività di cui ti occupi e che coordini? Come si posiziona il modello di comunicazione di una realtà come quella del Napoli Femminile, in rapporto alla community a cui si rivolge? È corretto sostenere che il vostro primo obiettivo sia creare una relazione con gli stakeholder e coi fan?

“Attualmente, più che coordinare le nostre operazioni, io coordino le persone che mi affiancano, perché è impensabile, soprattutto per un quarantenne, gestire oggi la comunicazione di una qualsiasi azienda. Il Napoli Femminile è un’azienda anche molto strutturata, senza un supporto di altri professionisti. Insieme alla Social Media Manager e al Fotografo/Videomaker mi coordino con il nostro Responsabile Marketing e il nostro responsabile commerciale per tutta una serie di attività, che sono sia relative al discorso legato agli aspetti commerciali sia all’ufficio stampa più classico, relativo alle interviste delle ragazze con la carta stampata; questo perché il modello di comunicazione del Napoli Femminile si muove tra una realtà virtuale – che è quella, appunto, del digital – e lo sfruttamento dell’immagine delle ragazze con gli sponsor che ci accompagnano in questa avventura, per creare modelli di comunicazione riferiti ai partner. Anche la fanbase a cui ci rivolgiamo è legata in maniera molto chiara alle calciatrici, che stanno diventando dei modelli soprattutto per le tantissime giovani ragazze che iniziano a giocare a calcio, ma anche dei punti di riferimento interenti il mondo dell’healthy e del wellness, perché ovviamente la loro presenza scenica e fisica è particolarmente importante e gradevole. Il nostro orientamento è quindi quello di creare un rapporto che sia sinergico con la fanbase, ma anche con gli sponsor, che sono in qualche modo mediaticamente attratti dalle nostre giocatrici.”

I social media giocano un ruolo sempre più importante e rappresentano degli asset strategici fondamentali per qualsiasi azienda, abilitando la disintermediazione. Organi di informazione, società sportive, gli stessi atleti, oggi anche gli egamer (e chiunque altro): tutti media, tutti in competizione per vincere l’attenzione e il tempo delle persone, per generare nuove opportunità da monetizzare. Cosa ne pensi? Come si costruiscono redditizie strategie di fan engagement per una società sportiva e per un/una atleta? Quali sono, per te, le maggiori difficoltà che incontra il calcio femminile, nel proprio posizionamento, rispetto al calcio maschile ma anche ad altri sport? 

“Ormai la disintermediazione è assoluta e totale, quindi ogni società deve entrare nell’ottica di idee che è proprietaria dei propri contenuti e che dev’essere essa stessa editore. Secondo me oggi funziona molto il non prendersi troppo sul serio, perché avvicina ulteriormente i protagonisti alla fanbase, e questo deve valere soprattutto per le grandi società che altrimenti rischiano di essere troppo istituzionali sui loro social, che devono rappresentare anche un modo per ridurre le distanze. Da questo punto di vista quindi io sono agevolato, perché le ragazze sono molto semplici e sciolte, arrivano dritte al cuore, proprio perché non sono personaggi costruiti e non ci sono sovrastrutture legate magari a discorsi anche di sponsorizzazione o di estremo stress. Tuttavia, queste secondo me sono delle grandi opportunità: la possibilità di rendere più umani i protagonisti del calcio attraverso i social delle società, con format divertenti, carini, che possono in qualche modo svecchiare l’immagine dei club. Il calcio femminile fa fatica a posizionarsi perché, pur avendo tutto questo, non ha ancora a disposizione un grande archivio di immagini e video di campo.”


calcio femminile
Virtual14. Il pensiero di Gianluca Monti.

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende, come abbiamo detto, in primis quelle sportive, si stanno trasformando in veri e propri media, per generare contenuti da diffondere sfruttando le nuove tecnologie, organizzandosi come delle redazioni. Inter Media House, la Juventus col nuovo ecosistema digitale, sono alcuni degli esempi europei di un nuovo modo di fare comunicazione, strutturato sulle dinamiche dell’informazione, per intrattenere e intercettare i propri target, anche in relazione alle squadre femminili. Qual è il tuo parere, in tal senso? In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere, nella comunicazione di club e giocatori/giocatrici? 

“Lo dico con orgoglio, in questo con il Napoli Femminile siamo molto avanti: una realtà dilettantistica ha comunque tre persone che lavorano alla comunicazione ed uno strettissimo legame con l’area commerciale e l’area marketing; il nostro amministratore delegato ha la delega alla comunicazione, quindi facciamo contenuti 2/3 volte a settimana. Su questo, nel nostro piccolo, facciamo attività, e secondo me bisognerebbe farne sempre di più.”

La Media House nasce dall’esigenza di ottimizzare i processi di produzione e distribuzione del contenuto, per relazionarsi con gli utenti. Lo sport sembra essere avanti a tutte le altre industrie, in questo percorso. A che punto siamo, a tuo modo di vedere, nella trasformazione digitale dello sport? Quali sono gli esempi migliori dello scenario nazionale? 

“Lo sport è avanti da questo punto di vista, perché può condividere gli stessi contenuti su tutti i social, ma anche differenziarli a seconda del tipo di piattaforma. Noi, per esempio, stiamo riflettendo anche su twitch, perché si avvicina molto al nostro giovane pubblico. Gli esempi migliori, per me, a livello nazionale – se parliamo di comunicazione integrata, – sono il Milan e l’Inter. Il Milan forse anche una spanna sopra.”

Ultima questione, non meno importante e legata alla stretta attualità: come pensi che lo sport stia affrontando l’emergenza dovuta alla pandemia da COVID-19? In che modo, a tuo avviso, club, leghe e federazioni devono organizzarsi per fronteggiare la perdita di quote di fatturato? Che ruolo potrà avere, in tal senso, il digitale?

Lo sport italiano si culla sui diritti televisivi, non ha del tutto capito che la produzione di contenuti digitali da parte delle società può essere un mezzo importante per avvicinare gli sponsor, per chiedere loro qualcosa in più, per alzare la brand reputation e attirare investitori; ancora ci crogioliamo troppo sui diritti televisivi, senza capire che noi stessi, come produttori di contenuti, possiamo diventare anche produttori di soldi.”

Ringraziamo Gianluca Monti per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguire le sue attività e quelle del Napoli Femminile.

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