Siamo con Germano Milite, giornalista, web marketer e founder di YOU-NG.

Lo seguiamo nel suo percorso, soprattutto grazie al web, ed osserviamo da vicino il suo progetto, che è un esempio perfetto del cambiamento in atto nel nostro settore e in quello dell’informazione. Gli abbiamo chiesto quest’intervista, quindi, per approfondire tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del giornalismo.

Ciao Germano, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sé e per i propri clienti. Tu sei giornalista e marketer, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Ho iniziato come giornalista (televisivo) a 19 anni. Organizzavo eventi e curavo/presentavo trasmissioni per una nota emittente privata campana. Coordinavo anche il loro portale online e, a tal proposito, ho iniziato molto presto ad appassionarmi alla comunicazione online, avendo creato e lanciato il mio primo sito d’informazione (parlavo di manga) nel 2000. Avevo 12 anni e all’epoca andavano forte realtà come Xoomer e Supereva. Da quel momento, il web ha profondamente orientato le mie scelte professionali e non, offrendomi grandi opportunità di crescita e networking. Diventato giornalista professionista nel 2010, ho compreso che se avessi voluto vivere di questo lavoro, mi sarei dovuto formare per imparare a comunicare a 360°, ovvero non solo con gli articoli di giornale ma anche con video, foto e con i principali strumenti del web marketing. Oggi posso dire che, se non mi fossi specializzato proprio nell’attività di web marketer, non avrei mai avuto l’occasione di viaggiare tanto, di guadagnare il giusto e di conquistare la mia indipendenza economica prima dei 30 anni.”

Sei Ceo e Founder di You-ng, un progetto di ‘giornalismo indipendente‘ che ha l’obiettivo di fare informazione senza dipendere dalla pubblicità classica. Ci spieghi l’idea, come nasce, e come si sviluppa?

“Certo: l’idea è nata nel 2012 e si è poi molto evoluta, rinascendo e rivoluzionandosi di fatto solo nell’agosto di quest’anno, quando abbiamo deciso di cambiare piattaforma e modello di business, per eliminare la pubblicità invasiva (display con banner, pop up, pop under, video overlay ecc) e trasformare l’adv online da disturbo a servizio utile ai nostri lettori/sostenitori. Meno articoli ma di qualità superiore, autori di livello, niente clickbait ed una serie di partnership che ci permette di garantire sconti, promozioni ed offerte a chi decide di sostenerci con una donazione. In pratica lo schema è semplice e funziona così: tu doni ad esempio 5 euro e, grazie agli accordi con i nostri partner, puoi risparmiare fino a 20 euro (ad esempio con uno sconto al teatro, al cinema, in un ristorante e nell’acquisto di un libro). In questo modo non guadagniamo dai click, che si possono truccare e/o possono portare ai fenomeni di prostituzione da visite ad ogni costo cui già assistiamo da tempo. Noi guadagniamo solo se i nostri contenuti sono di qualità e risultano utili ai lettori. L’altro canale è la nostra web agency, che sfrutta la piattaforma giornalistica per progetti di native advertising e consulenza a 360°. Siamo partiti da meno di tre mesi, con un budget praticamente pari a zero e speriamo di trovare presto finanziatori disposti a puntare sul progetto per permetterci di consolidare il modello e renderlo sempre più remunerativo, senza però intaccare le regole deontologiche e professionali che, a nostro avviso, chiunque si occupi d’informazione dovrebbe sempre osservare.”

Il payoff di You-ng è ‘slow journalism’. Da cosa è dipesa questa scelta?

“Esattamente come lo slow food, che si contrappone al fast food ed alle sue regole, anche noi vogliamo proporre un’idea di giornalismo più lento, “pensato”, autorevole, che non rincorre qualsiasi notizia con l’ossessione di dover fare visite ma che attende, approfondisce, analizza, studia e nel caso ha anche l’umiltà di rettificare e chiedere scusa. Un approccio non solo giornalisticamente ma culturalmente diverso, quindi, che mira a non far ingozzare il lettore con innumerevoli notizie spazzatura, servendo solo contenuti di qualità ed opportunamente selezionati.”


germano milite

Virtual14. You-ng.

Il tuo lavoro è fortemente legato al web che è, ormai, il fulcro della comunicazione ma, anche e soprattutto, dell’informazione. Noi sosteniamo da tempo che i due settori si stiano gradualmente sovrapponendo. Qual è il tuo parere?

“Io credo che i settori siano già sovrapposti, da sempre. Chi fa informazione comunica e chi comunica informa. Detto questo, penso che al contempo occorrerebbe sempre distinguere in maniera netta il giornalismo puro (interviste, inchieste, reportage, editoriali) dalla comunicazione in senso lato. E molto spesso questo non accade, visto che le cosiddette “markette” vengono fatte passare per servizi giornalistici e si nascondono i contenuti promozionali (ergo pagati) tra quelli appunto giornalistici. Avendo lavorato per diverse realtà anche internazionali, non mi è capitato raramente di essere contattato da grandi editori che chiedevano fino a 3000 euro per una “intervista”, precisando ogni volta che tale intervista a pagamento sarebbe stata presentata comunque come un contenuto spontaneo e gratuito. Ecco: questo tipo di sovrapposizione non mi piace, la trovo scorretta. Non se quanto possa essere efficace, ma so che esiste e che viene utilizzata da molti.”

Cosa pensi, invece, dei new media, social soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

“Se devo essere sincero, mi sento un po’ “tradito” dai cosiddetti “new media”, che non sono più “new” da almeno un decennio. Tradito perché stanno diventando sempre più simili alla tv, dando spazio crescente a chi è già famoso e/o ha budget sostanzioso per auto-promuoversi o, in alternativa, a chi propone contenuti trash da intrattenimento di bassa lega. Le eccezioni per fortuna ci sono ancora, tra coloro che hanno successo sul web partendo da zero, “dal basso” come si ama dire. Ma sono, a mio avviso, molte di meno rispetto al passato. Guardando Facebook in particolare, oggi puoi avere molta meno visibilità pagando rispetto a quella che avevi gratis ad esempio nel 2009, quando c’erano molti meno iscritti ed il social era molto meno utilizzato anche se già molto in voga. Insomma: da amici degli “indipendenti” e dei “produttori dal basso”, anche i new media a me sembrano sempre più vicini agli oligopolisti, ai vip televisivi ed alla televisione stessa per il loro modo di funzionare, diventando sempre più simili ai canali mediatici mainstream dei quali erano sembrati grandiosa e democratica alternativa agli albori. In merito alle abitudini delle persone, anche qui noto che spesso i social agiscono in maniera non positiva, favorendo la diffusione esponenziale di bufale e spazzatura “emozionale” ed un tipo di approccio all’informazione spesso frettoloso e superficiale. D’altro canto, però, è innegabile che la facilità e la rapidità con cui possiamo raggiungere chiunque in ogni parte del mondo, ci ha offerto opportunità incredibili ed impensabili fino a pochi anni fa. Devo moltissimo ai social network ed al web in generale e so che, se questi mezzi straordinari vengono spesso utilizzati male, è colpa ovviamente di chi li utilizza. Facendo un’analisi più approfondita, si intuisce anche che le modifiche ai vari algoritmi ed alla user experience, influenzano in maniera ragguardevole il modo in cui questi strumenti di comunicazione ed informazione vengono utilizzati. In altri termini, se Facebook decide che dobbiamo fruire soprattutto di contenuti frivoli e “distraenti”, così sarà per ogni utente poco attento ed abituato ad andare con il “pilota automatico”, senza voglia e mezzi da esplorare. La realtà attuale è molto complessa da discernere ed utilizzare al meglio e, per tale motivo, sono sempre più convinto che occorra organizzare dei corsi di alfabetizzazione digitale fin dalle scuole medie.”

In che modo, dal tuo punto di vista, i canali social incidono giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere?

“Al momento, direi in una direzione non proprio incoraggiante né gratificante per la mia categoria e per quella degli editori digitali (dei quali pure faccio parte). Vediamo l’AdnKronos pubblicare articoli sul “respirianesimo” e Nibiru, l’Ansa diffondere pezzi imprecisi, Il Fatto Quotidiano ci informa che “agli uomini piace depilata”. Anche Corriere e Repubblica non sono da meno. Senza contare i bot per i tweet automatici, le auto-markette reciproche dei vari “influencer”, gli auto-refresh di molti siti utilizzati per aumentare le pagine viste. Se invece intendiamo la comunicazione in senso lato, ci dovremmo scrivere un libro per commentarne bastevolmente l’evoluzione, altrimenti rischieremmo di essere retorici, banali e ripetitivi. Mi sento però di dire che, probabilmente, in un futuro molto prossimo, almeno per certi settori, non sarà più la rincorsa ai grandi numeri (magari truccati) a contare, ma piuttosto la capacità di influencer ed aziende editoriali medio-piccole di fidelizzare nicchie di utenti sempre più piccole ma con una propensione più alta all’acquisto online. In gran parte è in effetti già così: meglio 200 lettori affezionati che sono disposti ad acquistare un tuo corso di formazione, un libro che consigli, una vacanza scontata ecc che 200.000 visitatori unici e non profilati che ti fanno guadagnare con le semplici impressions o i click sui banner esposti sul tuo sito. E, in un ambiente dove i grandi player sono sempre più grandi e voraci, un po’ tutti finiscono con il riuscire a trainare meno traffico. L’importante è specializzarsi e puntare, oltre che sui contenuti, anche sulle visite di qualità.”

La “rivoluzione digitale” sta portando il contenuto ad essere l’elemento centrale del nostro settore. La produzione di testi di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai,  elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Sei d’accordo?

“In parte. Ne ho viste troppe di porcate di successo, che garantivano ottime vendite ed ottimi fatturati, per sostenere con totale fermezza che “content is king”. Dire che la qualità del contenuto online paghi, a mio avviso, è infatti troppo semplicistico. In realtà a pagare sono prima di tutto il budget disponibile per auto-promuoversi e la capacità di manipolare il pubblico con le giuste tecniche di persuasione comunicativa. Certo conta molto (per fortuna) anche il talento di chi fa comunicazione a certi livelli e la capacità creativa degli addetti ai lavori, ma la qualità è a mio modo di vedere un valore un po’ troppo sopravvalutato quando si parla di marketing e contenuto, anche sul web e soprattutto considerando le ultime evoluzioni (o forse involuzioni) dei canali social, dove viene visto prima di tutto chi può pagare per acquistare pubblicità. Ripeto: il talento dei copy e dei creativi ed il contenuto efficace restano per fortuna ancora una caratteristica molto importante, ma in un mondo internettiano sempre più simile a quello televisivo non sono purtroppo le componenti che ti garantiscono il successo. Per intenderci: merda molto promossa continua a vendere bene, anche online. Eccellenza senza budget per il marketing, non vende con il semplice ‘passaparola’.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Anche tu sviluppi il tuo Personal Branding? Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Come ti approcci al tuo network? 

“Sì, assolutamente. Utilizzo soprattutto Facebook, Linkedin ed Instagram e su ogni social valorizzo e presento parti diverse della mia persona e della mia professionalità. Facebook è il “luogo” dove mi esprimo in maniera più ampia ed informale e, al momento, è da fb che ho ottenuto i risultati migliori in termini di networking ed occasioni di business concrete. Su Instagram presento la mia parte più “sognante” e “romantica”, condividendo le frasi ed i pensieri dal mio libro in stesura. Su Linkedin, infine, seleziono attentamente i contenuti e mi mantengo sempre su massimo due aree tematiche precise, quelle dove sono maggiormente specializzato ed ho le conoscenze più approfondite.”

Relativamente a You-ng, invece, come “raccontate” voi stessi, il vostro lavoro e le vostre attività?

“Per YOUng abbiamo puntato tutto su trasparenza ed interazione costante con i lettori. Cerchiamo di coinvolgerli, soprattutto se sono nostri sostenitori (ergo utenti paganti) chiedendo loro di cosa vorrebbero leggere e sviluppando al meglio i contenuti più interessanti che loro ci suggeriscono di curare. Se commettiamo un errore, rettifichiamo e ci scusiamo. Ci teniamo molto, insomma, a mostrarci il più attenti, professionali ed onesti possibili con i nostri lettori, coerenti con la nostra linea editoriale (non facciamo ad esempio pubblicità al gioco d’azzardo). Se questa estrema coerenza e questa rara trasparenza ed onesta intellettuale pagheranno sapremo dirlo a breve, entro la fine del 2016. In caso contrario, avremo ulteriore conferma che, oltre alle buone pratiche di gestione della community ed all’etica d’impresa, è ben più importante avere abbastanza soldi per promuoversi e fare in modo che la gente conosca il modo in cui lavori.”

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Condividi questo approccio?

“Del Brand Journalism si parla molto bene, io stesso lo studio da un po’ ed in parte è ciò che stiamo cercando di proporre, per alcuni clienti e partner selezionati, anche su YOUng. Non credo che si possa vivere di solo Brand Journalism, altrimenti il sito diventa un sito-marketta, ma di sicuro, un piano editoriale ben strutturato (come lo è anche il vostro) che mixa contenuti sponsorizzati ma sempre oggettivamente interessanti a contenuti di giornalismo puro, potrebbe essere un ottimo compromesso per trovare business model alternativi a quelli (piuttosto tristi e grezzi) basati su click bait, banner come se piovesse, bot ed auto-refresh per fregare gli inserzionisti e le concessionarie.”

Sappiamo che siete sempre in movimento, per chiudere questa bellissima chiacchierata dicci cosa bolle in pentola per You-ng…

“A brevissimo partirò per Belfast, per realizzare un reportage in occasione del concerto degli U2. Un esempio di “brand journalism”, con un bravissimo imprenditore che ha deciso di finanziarci la “spedizione” per promuovere una sua invenzione molto particolare. Non è la prima volta che partiamo e veniamo sostenuti da brand importanti. Questa volta il prodotto è di un “emergente”, che però a nostro avviso ha grosso potenziale e che confidiamo di poter promuovere al meglio con una formula originale di product placement. Poi c’è l’accordo quasi concluso con i ragazzi di TimeRepublik, per permettere ai nostri lettori di remunerare i nostri giornalisti ed i nostri blogger anche con la formula della banca del tempo, ovvero regalando minuti agli autori (ad esempio: 30 minuti messi a disposizione da un web designer) oltre alle donazioni in denaro. Stiamo anche cercando qualcuno che voglia seriamente puntare su di noi e sul nostro nuovo modello di business, rilevando fino all’80% della società ed investendo il budget necessario a farci decollare.”

Ringraziamo Germano per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network e, soprattutto, su you-ng.it.