Eccoci al “secondo tempo” della chiacchierata con Francesco Ambrosino e Francesca “Cora” Sollo. Nella prima parte abbiamo parlato di blogging. Oggi, invece, analizzeremo il loro lato “social”.

Passiamo all’altra faccia della vostra personalità. Da questo momento in poi non siete più blogger ma social media manager. Beh, ecco la prima domanda: si possono scindere le due cose?

Francesco: Certo che si può, anzi, secondo me si dovrebbe. Meglio saper fare una cosa molto bene che due così così. Per carità, è vero che sono due lavori che necessariamente si intrecciano, ma non è detto che l’esperto di Facebook Marketing sia capace di scrivere dei bei post, e viceversa.

Il problema è che chi fa il blogger o il SMM ha, nel 95% dei casi, un’indole creativa, e riuscire a non applicarla ad entrambi gli ambiti è molto complesso. A volte (spesso) influisce anche l’aspetto economico, perché sono due lavori che, almeno all’inizio, non fanno guadagnare molto bene, quindi si tende a farli entrambi per poter avere più entrate. Quindi si, si possono scindere, ma difficilmente accade.

Cora: Francesco ti dirà sicuramente no, io…pure. Io credo che siano due anime della stessa fashion blogger! No, giuro: divento seria. Senza social media che sostengono l’attività di diffusione del contenuto (ndr. di qualità) un blog non ha senso. Senza una pianificata strategia di “guarda ho scritto un articolo su come si scrive un articolo” nessuno verrà mai a sapere del tuo rivoluzionario prodotto, nessuno visiterà la tua super-ottimizzata landing page o leggerà la tua nuova ricetta.

Per una presenza web davvero efficace blogging e attività di social media marketing devono muoversi in sincronia con un buon piano editoriale che scandisca canali, tempi e contenuti.

In quale dei due ruoli vi trovate meglio? Se ce n’è uno che preferite…

Francesco: Quello del blogger, senza dubbio. Sui social devi seguire delle linee guida che non hai stabilito tu, mentre il blog lo costruisci a tua immagine e somiglianza, hai maggiore libertà, e ne sei proprietario, quindi anche responsabile.

È un approccio che preferisco, inoltre la scrittura ha un sapore speciale per me, che si tratti di blogging, social media, turismo, diamanti o punti luce.

Cora: Questa è davvero difficile ma proverò ugualmente a dare una risposta. E’ come se mi chiedessi ti piace di più la Nutella o gli Oreo? La Nutella è buona da morire: se non ci fosse bisognerebbe inventatarla. Per il blog è esattamente così! Scrivi un post perché puoi esaurire a fondo un argomento, sui social invece devi essere conciso, efficace e sintentico.

Devi colpire subito l’attenzione, non puoi sbagliare. Sicuramente i social sono il mio habitat naturale, la mia “casa” digitale, ma anche il blog è una villa al mare niente male. Diciamo che per indole strategica tutti e nessuno dei due, così posso abbuffarmi di entrambe le cose!

La metafora social media manager / attore, secondo voi, è corretta? Diventare l’identità digitale di qualcuno è un pò come recitare?

Francesco: No, il social media manager non è l’attore, per niente. Se vogliamo restare in ambito cinematografico (e non mi dispiace affatto ;-)) potremmo dire che il SMM è l’equivalente del produttore esecutivo, quello che organizza tutto, coordina i gruppi di lavoro, assegna i compiti, monitora l’andamento dell’attività e relaziona al committente.

Insomma, quello che si fa il culo, e che quando le cose vanno bene dà il merito agli altri, mentre quando vanno male si becca gli insulti. Chi, come me, è sia SMM che Community Manager, sta inguaiato!

Cora: Assolutamente sbagliata. Non mi piace la definizione di “attore”, la odio! Se vuoi indossare una maschera sul web tanto vale che ti iscriva a scuola di recitazione. No, preferisco guardare al mondo del digitale e alla figura del social media manager in modo differente.

Penso al digital worker come quello che è: un consulente che accompagna il cliente in un viaggio che porta alla scelta di una comunicazione che sia efficace nel raccontare la sua vera essenza, composta dai valori e dai processi di creazione del prodotto/servizio. Più che recitare il termine giusto è narrare, dire, mostrare.

Può esistere un blog senza social? Quanto è penalizzante, per un’azienda, non essere presenti sui social network?

Francesco: Si, può esistere, ma è un progetto editoriale che non mi interessa. Se vuoi, puoi creare un blog tutto incentrato sulla SEO e sulle intenzioni di ricerca, e puoi vivere e prosperare anche senza social, vedi Aranzulla, ad esempio.

La verità è che un blogger senza interazioni non è un vero blogger, al massimo è un giornalista in salsa digitale, oppure un web writer che scrive di tutto senza stile e senza un minimo di personal branding. Insomma, è un blogger che non seguirei.

Cora: Un blog senza una strategia social è impensabile. E’ come una macchina senza ruote, un cupcake senza la crema al burro: orrore e sgomento! Non essere presente sui social media, invece, non lo trovo così penalizzante. Nel senso: tutti possono aprire una pagina Facebook ma devono avere qualcosa di rilevante da dire altrimenti… è come una tomba senza fiori, sul serio!

Il passo dall’iper-social-mania (apriamo un account su ogni social possibile ed immaginabile) e il salto all’abbandono compulsivo sono due fasi molto vicine fra loro. Meglio pochi account (o nessuno se non si può gestire per mancanza di risorse o, come spesso accade, di budget) strategicamente presidiati che la parata del 4 novembre senza senso e senza un effettivo ritorno di investimento per il proprio business.

In che modo pianificate la strategia di presenza per i vostri clienti?

Francesco: Dipende dal cliente, dai suoi obiettivi, dal settore nel quale opera. Non c’è un sistema preciso, almeno io non lo conosco. Una cosa è certa, mi rifiuto di costruire un progetto editoriale basato su click baiting e keyword density.

Il blog deve essere un valore aggiunto per l’azienda o per il professionista, non può essere solo la rete da buttare in mare per la mattanza. Un utente attirato con l’inganno non si fidelizza, e a me queste cose non interessano per niente.

Cora: Segreto di Pulcinella! Vuoi davvero sapere come stendo una strategia per i miei clienti? Quei pochi pazzi che si fidano a cui includo nel preventivo anche un consulto psicologico? Ok: studio il mercato, guardo come si muovono i competitor, mi appunto piccole note che scopro nelle strategie che mi piacciono di più e cerco di capire cosa può (e cosa non può) funzionare.

Spesso mi lascio ispirare dal materiale che il cliente mi fornisce in fase di confronto e da quello che mi racconta: nessuno conosce la propria azienda meglio di chi la cura ogni giorno.

Ci sono “copioni” che vi piacciono di più rispetto ad altri? Insomma, ci sono settori nei quali avete una maggiore specializzazione rispetto ad altri?

Francesco: Se potessi scegliere io scriverei solo di cinema, serie tv e musica, ma guarda caso sono i settori nei quali non lavoro mai. Mi piace molto il copywriting turistico, mi capita spesso di scrivere guide turistiche e testi redazionali in questo settore, anche grazie a Cora, e vorrei farlo con maggiore continuità.

Per l’attività che svolgo, mi trovo molto a mio agio a scrivere di lavoro e di formazione, e lo faccio ogni volta che posso. Ah…adoro le interviste, ma questo chi mi segue lo sa già!

Cora: Sicuramente il turismo, il benessere, le mamme (eh si!) ed il digital. Sono i principali campi con cui mi confronto ogni giorno e che (penso) io conosca meglio. Se invece mi chiedi cosa voglio “provare” ti rispondo subito fingendomi Aladino!

Tre desideri: una pasticceria, un produttore di caramelle ed articoli per bambini. Un po’ di morbidume mi manca 🙂

Ora, le domande sono finite, ma con due “tipi” come voi la chiusura non può essere banale. Sennò rischiamo di fare brutta figura. Facciamo così, chiudetevela voi stessi, questa intervista, visto che siete tanto bravi!

Francesco: Cosa vuoi che ti dica? Guarda, ti lascio con una considerazione personale, quindi prendila come vuoi.
Sono fermamente convinto che il web abbia senso solo quando si favorisce la condivisione della conoscenza, altrimenti non è altro che un cumulo di bit.

Per quelli della mia generazione, quelli che hanno vissuto il passaggio tra analogico e digitale quando erano abbastanza grandi da rendersene conto ma non troppo da snobbarlo, internet ed il web hanno rappresentato un’inversione di tendenza, una finestra sul mondo, senza limiti fisici.

Oggi le nuove generazioni lo danno per scontato, sono nati, cresciuti e allevati a pane e social media, e questo non gli consente di osservare il quadro nella sua interezza. Noi viviamo nel futuro già da un po’ ormai, ma non ce ne siamo ancora accorti. Il giorno che apriremo gli occhi e ci renderemo veramente conto che il mondo può cambiare in uno schioccare di dita, forse vedremo il vero lato buono del web.

Cora: Oddio, io sono una frana con le parole (e, soprattutto con gli addii, arriverderci e quella roba lì) quindi ciao! E se vi viene fame, passate su socialmuffin.it, offro io! 🙂

Grazie ragazzi per il vostro contributo, continueremo a tenervi d’occhio…a presto!