Un tempo c’erano salumieri e macellai quasi in ogni quartiere. Oggi, ci sono blogger e social media manager quasi per ogni azienda.

Non che i primi si siano estinti, anzi, ma questi ultimi sono di sicuro tra i mestieri più in voga del momento.

Già, in voga, fa molto trendy definirsi tali. Ma, come per chi affetta carni e salumi non basta aprire una bottega e mettere un’insegna, anche i possessori del verbo digitale non sono tutti uguali.

Avevamo voglia di fare quattro chiacchiere con qualcuno che ci desse una mano a capire cosa fa la differenza, realmente, nel blogging e nel social media marketing. La cultura, la preparazione, l’esperienza, le fonti, il networking, l’operatività, l’organizzazione. E qualsiasi dettaglio possa essere utile a chi vuole intraprendere questa impervia strada…

Prima di tutto, abbiamo individuato due profili che potessero davvero arricchire il nostro lavoro e, poi, ci è venuta (su loro suggerimento, in realtà) l’idea di metterli insieme per confrontare le loro opinioni, su entrambi gli argomenti.

Francesco Ambrosino e Francesca “Cora” Sollo, “socialmediacoso” e “social muffin”, per dirla a modo loro. Tra gli attori più importanti di questo nostro amato web, capaci di interpretare qualsiasi copione digitale per i propri clienti. Si, perchè così come gli attori nei film, loro possono scrivere e diventare l’identità digitale di qualsiasi azienda.

Eccoci qua, ciao ragazzi, e benvenuti su Virtual14. Iniziamo dal “classico”, chi siete? Cioè, noi lo sappiamo. Ma voi, come vi vedete?

Francesco: L’identità è un’illusione, inoltre le etichette mi sono sempre andate strette, ma nel nostro lavoro si vive di titoli, quindi non posso fare a meno di dire che sono un Blogger, un Social Media Manager e un Copywriter. In poche parole, aiuto aziende e professionisti a raccontarsi attraverso il web ed i social media.

Questa, almeno, è la versione ufficiale, quella noiosa. In realtà, sono solo un uomo pigro, introverso e snob, che riesce ad esprimersi meglio attraverso la scrittura, semplicemente perché mi annoia molto parlare.

Cora: Un muffin esaurito che cerca di diventare un cupcake scintillante. Seriously! Sognatrice come Amelie Poulan, curiosa come Alice ed estremamente rompipalle come Chiuchino (ndr. Shrek). Mi sveglio e mi addormento abbracciata a Siri, mi “drogo” di caffè ed articoli ed amo, amo, amo il web. Diciamo che mi piace attraversare lo specchio ed esplorare il Paese delle Meraviglie (:

Francesco è il mio fratello digitale, Mister Hyde. Più io sono carina, coccolosa e irrunenta, schizzata, esaurita (insomma, avete capito!) più lui è calmo e rilassato.

Un’altra domanda che più banale non si può, ma è tra quelle di routine. Come vi ci siete trovati in questa situazione? Avete studiato per arrivarci? Se si, cosa?

Francesco: Un po’ per necessità, un po’ per caso, e un po’ perché l’ho cercato. In realtà non ho seguito un percorso molto lineare dal punto di vista della formazione, anzi, il mio background è abbastanza vario ed eterogeneo.

Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione nel 2007, quando Facebook ancora non aveva cambiato il mondo, e le uniche cose che mi interessavano davvero all’epoca erano il cinema e la sceneggiatura, non a caso mi ci sono laureato. Però, la passione per l’informatica c’è sempre stata, ed il fatto di avere un padre titolare di una scuola di formazione professionale specializzata in questo settore ha sicuramente aiutato.

Ne ho approfittato, ovviamente, e ho frequentato due percorsi di formazione, uno come Regista Multimediale e un altro come Web Master. Sulle competenze acquisite grazie a questi due corsi ho continuato a costruire, spostando l’attenzione sempre di più sulla comunicazione multimediale e sulla natura sociale di internet. Studiando studiando, sono diventato un socialmediacoso.

Il blogging, invece, è storia antica, sono 15 anni che apro e chiudo blog e che collaboro con giornali locali, l’apertura di socialmediacoso.it non è altro che la naturale evoluzione del mio percorso. E detto tra noi, nasce da un’esigenza più personale che professionale: avevo bisogno di tornare a scrivere per piacere e non per dovere.

Cora: Altrettanto banalmente: bimba solitaria, tanti libri da leggere e una passione fortissima per la penna e la carta. Il primo amore è stato Stendhal, lo ammetto: il Rosso ed il Nero sono i miei colori preferiti. Poi sono arrivati gli altri amici: il Piccolo Principe, Alice, Tom Bombadil.

L’amore per il web – invece – arriva con la prima connessione (quando ancora dovevi utilizzare il cd per accedere alla rete): grazie Virgilio. Ho lottato, strepitato, chiesto prestiti perché i miei genitori amano il mantra de “l’internet fa male” ed oggi hanno una figlia che vive facendo la Blogger e la SMM.

Istituto tecnico industriale area Informatica, Culture Digitali e della Comunicazione alla Federico II (no, non Scienze della Comunicazione ma il giusto mix tra insegnamenti di marketing, psicologia sociale, economia, comunicazione ed informatica), specialistica in Imprenditoria e Creatività e master sparsi in giro per il pianeta digitale. La passione per il web già c’era ma catalizzare le energie con un percorso di studi ben organizzato è fondamentale!

Quando è arrivata “la chiamata” della scrittura? Appartenete alla razza di chi già conosce il proprio lavoro a 5 anni o di quelli che a 50 saranno ancora alla ricerca di qualcosa?

Francesco: Come ti ho accennato nella domanda precedente, l’attività di blogging non nasce per caso e non è nemmeno storia recente. Ho iniziato a scrivere da ragazzino, a 15 anni, quando mi sono innamorato. Sentivo di dover esprimere in qualche modo i pensieri e le emozioni che a parole non riuscivo a tirare fuori; con il tempo, poi, questa esigenza è diventata sempre più forte, e si è declinata in varie forme. Il blogging è una di queste.

Io scrivo perché è la cosa che so fare meglio, e dopo un periodo di crisi artistica, ho deciso che era arrivato il momento di far diventare la mia inclinazione un lavoro. Ci sto provando, e spero di riuscirci definitivamente. Da grande, insomma, io voglio scrivere!

Cora: Dopo aver letto Alice nel Paese delle Meraviglie ed Attraverso lo Specchio di L. Carrol ho cominciato a divorare libri su libri e a cercare di capire come trasmettere la sensazione di casa che provavo io agli altri.

Sapevo che volevo fare la veterinaria, la ballerina, la camionista e poi scappare in Alaska. Poi, un giorno, ho cominciato a scrivere e raccontare storie e non ho smesso più (per il momento).

Finora, professionalmente parlando, cosa avete combinato? Per dirla in modo più “normale”: qual è stato il vostro percorso professionale?

Francesco: Non molto, a dire il vero. Ho iniziato a fare sul serio solo da pochi mesi, prima dell’apertura di Socialmediacoso non mi sentivo pronto, preferivo lavorare dietro le quinte.

Da due anni a questa parte la mia vita professionale ruota intorno alla scrittura ed ai social, ma sono ancora in una fase di costruzione che spero mi porti lontano da dove sono ora, per una serie di ragioni personali che non sto qui a dirti.

Nel frattempo, mi godo lo status di “blogger abbastanza affermato” faticosamente guadagnato sul campo. 😀

Cora: Ho scritto, studiato, letto, analizzato, provato, fallito, fallito, fallito, fallito, fallito, e poi ho ancora fallito: in una parola, ho imparato. Continuo a farlo ogni giorno in rete e dal confronto che nasce con i clienti e con i professionisti con cui collaboro.

Ho cominciato come Marketing Manager per un’azienda che opera nel settore delle macchine industriali. Ho dovuto fare l’uomo di casa: una squadra da gestire appena uscita dall’università. Lì ho capito cosa non volevo: qualcuno che mi dicesse come fare, quando farlo e dove farlo. Io volevo volare, volevo essere utile e fare qualcosa di buono. Ho capito che potevo farlo sui social dove l’essere energica, logorroica ed ironica aiuta, e tanto.

Ho cominciato quindi a scrivere per Ninja Marketing (#crazyteam), ho cominciato a lavorare con piccole agenzie napoletane e per alcuni privati e poi la scelta: diventare freelancer e passare all’occuparmi di strategia e di operatività. Oggi collaboro in modo continuativo con Medialabs, agenzia napoletana focalizzata sul turismo e mi piace occuparmi di pochi piccoli clienti dei quali racconto la storia tramite il web.

Veniamo alle cose serie: partiamo dal blogging. Che caratteristiche deve avere un bravo blogger, nel 2015?

Francesco: I blogger non sono tutti uguali, per fortuna, quindi non ti so indicare una lista di caratteristiche che deve necessariamente avere, dipende molto dagli obiettivi.

Io sono un blogger un po’ atipico, perché me ne frego delle visite giornaliere e non ho progetti sul lungo periodo, quindi faccio fatica a capire quali siano le ragioni che spingono i miei colleghi a fare questo lavoro.

Per quanto mi riguarda credo che costanza, onestà intellettuale e passione vera siano gli elementi imprescindibili, poi c’è chi punta di più sulla SEO piuttosto che sui social, chi crede che sia necessario pubblicare un post al giorno e chi, invece, professa il less is more.

Non c’è la strada giusta, né quella che porta al successo garantito. Esistono delle tecniche di base che vanno acquisite, poi il percorso che decidi di seguire dipende solo da te. Io ho il mio approccio, il mio stile, e punto tutto su questo. Se funziona, bene, altrimenti passo al prossimo progetto.

Cora: Un bravo blogger deve essere costante, avere fede nelle proprie capacità senza essere presuntoso, essere chiaro e diretto. Rilancio con “essere se stessi sempre anche a costo di perdere i clienti?” Non so, dipende dai casi.

Io lo sono nel 99 per 100 delle volte. L’1 per cento è quando ce l’ho col mondo intero e sorrido per forza. Sono una che crede che il buon umore vien ridendo e quindi un blogger deve sorridere.

Chi, oggi, ha maggiormente esigenza di avere un blog, secondo voi?

Francesco: In teoria tutti, in pratica solo chi è capace di gestirlo bene.

Io non so perché, ma in giro c’è questa convinzione che per fare il blogger devi solo avere molto tempo libero, perché tanto quattro parole le sanno scrivere tutti; poi, vai a fare un’analisi leggermente più approfondita, e ti accorgi che in media un blog chiude dopo tre mesi, perché nessuno se lo cagava.

Ci sarà un motivo, o no?

Un blog è un canale di comunicazione, di conseguenza necessita di struttura, organizzazione, competenze tecniche, costanza, passione, pianificazione, c’è un lavoro dietro ad ogni post pubblicato che solo a raccontarlo ti fa passare la voglia di scriverlo.

Quindi, tutti possono sfruttare le potenzialità di un blog per raccontare la propria sfera professionale, basta non farlo #acazzodicane!

Cora: Sarò banale: chiunque abbia una storia da raccontare. Tutte le aziende sono nate in qualche modo, sono cresciute e sono cambiate. Basta trovare la “voce” giusta e gli argomenti che interessano il proprio target e cominciare (pianificando, ovviamente).

La cosa fondamentale è essere veri e metterci il cuore.

Quando un cliente vi telefona o vi manda una bella mail, quali sono le prime domande che fate per rendervi conto del guaio nel quale vi state andando a cacciare? E, soprattutto, cosa vi spinge ad accettare o meno “l’incarico”?

Francesco: Ti faccio un esempio.

Se ti si rompe la macchina, che fai? Dopo aver smosso mezzo calendario, ti rechi dal meccanico e la fai aggiustare. Quando lo paghi per il servizio reso, dopo aver smosso l’altro mezzo calendario, vai via più leggero economicamente ma con la convinzione che senza il suo intervento la tua auto non sarebbe ripartita, quindi attribuisci un ruolo ed un valore preciso al suo lavoro. Mi stai seguendo?

Perfetto, adesso scordati tutto! Quando ti occupi di web marketing far capire qual è il tuo lavoro e cosa fai concretamente è difficilissimo, ed il cliente non riesce ad attribuire un valore a tutto questo, perché non è in grado di vedere l’intero processo, come nel caso dell’esempio del meccanico.

Ti si rompe la macchina, vai dal meccanico e la fai aggiustare. Ti serve un sito web? Contatti 750 agenzie, ognuna ti promette la luna e ti fa vedere le stelle con il preventivo, che è lo stesso per tutti i clienti, tipo salumeria, e alla fine te lo fai fare da tuo nipote o dal famoso cugggggggino, perché non riesci a capire per quale motivo dovresti spendere quei soldi.

Ecco, questa è la parte più difficile, spiegare al cliente che quello che fai ha un senso! Io prima di mandare un preventivo faccio sempre una breve analisi degli obiettivi e abbozzo una strategia, che mando al cliente, dicendo “ti porto da A a C passando per B”. Se a lui sta bene, ci accordiamo, altrimenti lo mando dal cugggggino!

Cora: “Sei sicuro di non aver sbagliato numero?”

Scherzi a parte, cerco di capire le sue esigenze, quello che si aspetta da me e quello ha già fatto in passato sul web. La prima cosa che spiego è la mia vision, il mio modo di abitare la rete, come lavoro e se c’è possibilità di entrare in sintonia. Difficilmente accetto un lavoro se non mi prende la pancia e se non c’è budget, ovvio.

La nuova moneta del web sarà anche la visibilità ma c’è l’affitto da pagare a fine mese!

Bene, diciamo che vi è stato firmato il preventivo e vi hanno dato l’acconto. Da dove si parte? Fonti, piano editoriale, operatività. Come vi organizzate?

Francesco: Si parte dagli obiettivi, e se il cliente mi dice “voglio finire in prima pagina su Google” lo mando a cagare. Io non sono abituato a vendermi per competenze che non ho, e sono sempre molto onesto, forse è per questo che prediligo i rapporti continuativi a quelli mordi e fuggi.

La mia domanda è molto semplice: cosa ti aspetti da questa attività? In base alla risposta del cliente, vediamo poi insieme come raggiungere gli obiettivi prefissati, ma non dalla sera alla mattina, altrimenti non andiamo d’accordo.

A me nella vita nessuno ha mai regalato niente, e non vedo perché debba essere diverso sul lavoro. Ci si pone un obiettivo, si delinea una strategia per poterlo raggiungere, e si lavoro ogni santissimo giorno per migliorare. Punto. Tutto il resto è fuffa!

Cora: Acconto? (scoppia in una grossa risata!)

Facciamo che siamo nel mondo ideale e che il cliente mi ha firmato un contratto, dato un acconto e che le fate esistono. La prima mission è far capire al cliente la differenza tra un profilo (personale, ovvio!) ed abitare e presenziare la rete. Dopo avergli spaccato la testa e ficcatogli dentro questo bel discorsetto, comincia il lavoro di analisi, ascolto, monitoraggio del brand. Dopo classico iter: startup, valutazione dei materiali a disposizione (volgarmente detto “ecco da dove prendo le cose da mettere online”), si passa alla fase detta “della ciccia”.

E’ fondamentale la redazione del piano editoriale con ben evidenziati i valori e le informazioni che l’azienda ha deciso (sotto tortura, eh) di comunicare in rete. Tono “of voice”, piattaforme, argomenti, tempistiche: tutto messo un bel foglio excel e condiviso su Google Drive e/o Calendar.

Come si sviluppa il vostro rapporto quotidiano con il cliente? In che modo e con quale frequenza date il feedback sulle vostre attività?

Francesco: Io odio le telefonate con i clienti, mi fanno perdere troppo tempo. Preferisco email e chat, perché riesco a scrivere e lavorare contemporaneamente, ma non sono capace di parlare a telefono senza interrompere tutto quello che sto facendo.
Il tempo è già poco, se mi metto pure a fare lunghe chiacchierate al telefono è finita. Ti dico solo che con Ragazzon non ho mai parlato a telefono, nemmeno all’inizio, quando abbiamo siglato l’accordo. Mai, eppure collaboriamo da un anno, con reciproca soddisfazione.

Io lavoro con Cora, ma mica la mattina ci telefoniamo per fare il punto della situazione. Lavoriamo a duecento metri di distanza ma se ci vediamo una volta al mese è già tanto.
Sono un socialmediacoso? Perfetto, sfruttiamo i social per interagire. Il telefono, lo uso per chiamare mia moglie.

Cora: Cora: Ho clienti che mi scrivono alle 4:00 del mattino su Whatsapp (giuro!)

Sfiorare la pazzia è la normalità quando curi la comunicazione di un’azienda: tutti sono più bravi di te, sanno fare le cose meglio di te. Quando poi l’idea proposta (da loro) non funziona TU devi porvi rimedio. Indi ragion per cui, chiarisco bene che: ci sono degli orari, che le emergenze capitano ma che un retweet non lo è (anzi) e che se mi pagano per gestire un aspetto della loro comunicazione si devono fidare. Suona un po’ nazista, lo so, ma l’alternativa è che alcuni credono di poter comprare la tua vita con un tot al mese.Chiarezza, semplicità, pazienza ed immediatezza: i punti cardine per un corretto rapporto con il proprio cliente.

Faccio un colloquio settimanale (mail, telefono, colloquio faccia-a-faccia) sulle attività svolte e sulle azioni da intraprendere per quella successiva. C’è una programmazione mensile, ovviamente, ma un po’ di news (soprattutto se si gestiscono strutture alberghiere) non fanno mai male.

Qui termina la prima parte dell’intervista a Francesco e Cora, la prossima settimana ci sarà la seconda. Si parlerà di social media marketing.