Apparire. Emergere. Avere successo. Creare un seguito. Vendersi. Vendere.

La grande aspirazione di tutti, una nuova e universale religione, nell’era della democratizzazione del più grande potere mai esistito: l’informazione. Peccato che l’uomo, per sua natura, sia debole alla tentazione. L’etica, così, ha lasciato spazio all’ambizione. La realtà, alla finzione. Un palcoscenico globale, in costante connessione. Qualsiasi narrazione può essere oggetto di manipolazione, diventando, potenzialmente per chiunque, una strategia di marketing e comunicazione. La nostra vita in un piano editoriale: ecco spiegata l’evoluzione. Trasparenza o apparenza? Solo il libero arbitrio, solo la coscienza, per determinare la decisione. Contenuti, reti sociali, tecnologia, percezione, fiducia. Opportunità. Così nascono, sempre più spesso, ad un certo livello, i rapporti di lavoro nell’era moderna. Ognuno di noi, giorno dopo giorno, con strategia o spontaneità, cerca di farsi una reputazione, parlando a milioni di fedeli o a poche persone.

Cos’è un -ismo

Individui e aziende. Tutti media, tutti in competizione, nella gara dell’attenzione. Ma cos’è un -ismo? E cosa c’entra con la rivoluzione digitale? «Suffisso di molti vocaboli astratti, taluni derivati dal greco e i più formati posteriormente, per indicare dottrine e movimenti religiosi, sociali, filosofici, letterari, artistici, atteggiamenti, tendenze, caratteri collettivi o individuali, comportamenti o azioni, condizioni o qualità. […] Con significato concreto, serve a denotare peculiarità o caratteri di linguaggio e di stile. […]»

Questa la definizione ufficiale della Treccani. Dottrine. Atteggiamenti. Condizioni. Qualità. Peculiarità. Caratteri. Tendenze. Tratti distintivi, insomma, e, al tempo dei social, più che mai etichette, credenze. Religiose, politiche, sociali, filosofiche, letterarie, artistiche. Ma anche sportive. In un ecosistema che anticipa il cambiamento, puntando sui nuovi media per alimentare la passione, forgiando vere e proprie “dottrine”. Identità, fedeltà. L’immedesimazione da stimolare con l’evoluzione, coi nuovi strumenti, con la tecnologia, con l’innovazione. Analizzare i trend, realizzare contenuti, intercettare le singole audience, creare una community con cui dialogare costantemente e dalla quale ricevere ogni tipo di informazione. Per poi analizzare i dati e affinare la produzione, alimentando i fedeli della propria religione, in una strategia omnicanale che punta alla pubblicità individuale, la nuova ambizione.


«Vuoi sapere in generale ciò che i tuoi possibili clienti desiderano o vuoi conoscere nel dettaglio le esigenze di ogni consumatore, in modo tale da poter cucire su misura per lui la tua offerta?». Con questa domanda Philip Kotler, uno dei maggiori esperti del marketing mondiale, racchiude il concetto di Precision Marketing, tema centrale della quarta edizione del PKMF. Un obiettivo, quello di una maggiore ed approfondita conoscenza dei fan, potenziali acquirenti, per il quale c’è ancora molta strada da fare, come sostiene lui stesso: «Dobbiamo rendere il marketing più preciso, questo è il nostro obiettivo. Al momento, però, siamo ancora lontani dal raggiungerlo. Pensiamo a quando ogni giorno riceviamo messaggi di aziende convinte che siamo pronti a comprare ciò che loro stanno vendendo, ma nemmeno sanno chi siamo. Questo dimostra che non siamo ancora entrati nell’era del Precision Marketing».

La trasformazione digitale e i nuovi modelli di business

Dalla versione 2.0, che puntava a colpire il cuore del cliente, passando per quella 3.0, Kotler evidenzia l’importanza di focalizzarsi, ora, sullo spirito: «Il marketing 4.0 integra lo stile con la sostanza. È indispensabile che i brand siano più flessibili e adattivi a causa della rapidità dei trend tecnologici, il loro autentico carattere è più importante che mai». [P. Kotler, Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitale, Hoepli, 2017]

Autenticità. Stile. Carattere. Col fan, ovvero il cliente, al centro del disegno. Per il proprio -ismo. Ma se la tecnologia, che viene definita importante da maneggiare, non è il tema centrale, dove poggiano le fondamenta della trasformazione digitale? Sulla disintermediazione. Che ha democratizzato la distribuzione del contenuto, abilitando nuovi comportamenti e, soprattutto, nuovi modelli di comunicazione, intrattenimento e informazione. In un racconto da condividere con una comunità, dalla quale ottenere fiducia e lealtà, per creare valore e arrivare alla monetizzazione. Attraverso le persone e le loro storie. Dimostrando l’importanza dei valori, dei luoghi, dei simboli, dei messaggi e dei rituali, per la nascita dei miti, associando la narrazione di brand alla struttura di una religione. E spiegando il nuovo paradigma della comunicazione e l’evoluzione del business model, dallo sviluppo dell’influenza alla creazione della community, fino alla formazione dell’opinione e alla gestione della reputazione.

Per orientare le scelte e capitalizzare la passione.

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