Facebook, Twitter e i social in generale sono entrati da tempo nel nostro quotidiano, cambiando prepotentemente non solo il modo di comunicare ma, più a fondo, le dinamiche di vita e di interazione. I social hanno creato quella che, per ogni marketer, è l’ambizione più alta quando si lavora a nuove idee: l’esigenza. Sì, perché soprattutto da quando ogni utente ha la possibilità di condividere video in diretta, la tentazione di raccontare ciò che facciamo è sempre più forte ed ammaliante.

L’obiettivo di Zuckerberg & Co., quotidianamente più chiaro, è quello di portare online l’intera esperienza sociale delle persone. Ma cosa manca, o meglio mancava, in termini di business? Lo spiega bene Fabio Lalli, in un articolo scritto sul suo blog, nel quale fa un parallelo tra lo sviluppo di App e, appunto, la produzione dei video:

[…] L’ecosistema delle app è stato spinto dagli store, ma soprattutto dai developer (privati e aziende) che hanno trovato in questo modello una fonte di revenue. In pratica più dev, più app. E se ci sono più app c’è maggiore scelta e contenuto e quindi maggiore attenzione, fruizione, consumo e spesa.

Ora pensate che questo stesso concetto venga applicato ai video, live, su Facebook. Tutti hanno la possibilità di fare live, più persone diventano broadcaster e producono video (live soprattutto). Più ci sono contenuti da vedere e più è il tempo che sarà speso dagli utenti fruitori finali.


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Virtual14. Fabio Lalli: “I Video saranno le App di domani.”

Cosa manca? Il modello di business per chi produce video, ossia il motivo aggiuntivo che spingerà i produttori di video a farlo costantemente, e non solo con video in post produzione, ma live, in tempo reale. Perché? Perché il tempo reale è più vivo, è più interessante, incuriosisce di più, mette maggiormente alla prova chi lo produce e stimola ancora di più l’interazione di chi guarda.

Ed ecco che arriva Facebook e la monetizzazione dei video: se sei un broadcaster, con certi numeri e certe caratteristiche, potrai attivare una interruzione di 20 secondi dopo un minimo di 5 minuti di trasmissione e guadagnare dagli spot. […] La pubblicità che verrà mostrata non sarà una pubblicità qualsiasi: sarà mirata come tutta l’adv che oggi gira su FB e sarà proprio, ma dico proprio per voi. Sarà basata su grafo sociale, interessi, navigazione, conversazioni in chat, luoghi fisici in cui siete stati e catturerà la vostra attenzione come una réclame non è mai riuscita a fare veramente. E sarà misurabile ed efficacissima. […] La ‘guerra’ alla fine sarà, come per le APP, sui contenuti e la loro qualità, il format e la strategia di promozione.

Facebook e i video in-stream

Una delle pecche della piattaforma di advertising di Facebook era rappresentata proprio dalla difficoltà di monetizzare la grande quantità di video prodotti dagli utenti. Quantità cresciuta esponenzialmente dopo l’introduzione dei ‘live’. Da qui la scelta dell’azienda di introdurre i video in-stream che, come annuncia Facebook stessa,offrono un’altra possibilità di raggiungere il pubblico consentendo agli inserzionisti di mostrare video mid-roll di 5-15 secondi nei video in diretta e non in diretta sulla piattaforma. Dal momento che la targetizzazione per i video in-stream è centrata sul pubblico, le persone che visualizzano lo stesso video vedranno inserzioni diverse in base ai propri interessi.” L’azienda spiega, inoltre, come le inserzioni in-stream siano disponibili come posizionamenti separati, ma non indipendenti, in Gestione inserzioni e Power Editor, per gli obiettivi ‘Visualizzazioni del video’, ‘Notorietà del brand’, ‘Interazione con i post’ e debbano essere usate insieme alla sezione Notizie.

Gli inserzionisti possono scegliere il formato in-stream per le campagne nuove o esistenti

e visualizzare i report pubblicitari separatamente per valutare le prestazioni.

Tutte le opzioni di targetizzazione sono supportate, spiega ancora il team Facebook, dalle inserzioni in-stream e gli inserzionisti possono usare le opzioni di brand safety della piattaforma per evitare la pubblicazione all’interno di specifiche categorie di contenuti. Questo format, di conseguenza, potrà essere sfruttato al meglio come spot all’interno dei live più lunghi, ovvero quelli per i quali la compagnia ha dichiarato di voler ‘andare in revenue share‘ con i creatori di contenuti.


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Virtual14. Le percentuali di utenti, nei paesi selezionati, che guardano video online tutti i giorni. (Fonte Statista.com)

I numeri della scelta

La strategia di Facebook è semplice, ed insita nella volontà di monetizzare il più possibile. Ma perché puntare sui video? I numeri, in questo caso, rappresentanto l’elemento più esasustivo per spiegarlo. Dalle indagini statistiche, relative alle percentuali di utenti internet che guardano contenuti video online, emerge che negli Stati Uniti, ad esempio, il 36 per cento ne ha usufruito su base giornaliera. Così come ogni giorno lo ha fatto più della metà di quelli messicani, a conferma di come proprio i video rappresentino una grande parte del tempo passato online. Ed è esattamente quel tempo che un’azienda come quella di Zuckerberg punta ulteriormente a far fruttare.

Altra informazione fondamentale, e indicativa, è quella relativa ai dispositivi sui quali i video vengono visti.

Il 78% degli utenti statunitensi guarda video online su qualsiasi dispositivo, mentre l’Arabia Saudita è prima col 98 per cento. Negli Stati Uniti, inoltre, YouTube risulta leader di mercato tra i siti di video e intrattenimento, lasciando Netflix e Hulu, ad esempio, molto indietro. Il vantaggio dei video online è che includono tipologie molto differenti e sono accessibili tramite qualsiasi dispositivo connesso: di conseguenza la loro fruizione su smartphone è cresciuta costantemente e i risultati rivelano che gli utenti mobile, con età compresa tra 18 e i 24 anni, passano più tempo di chiunque altro a guardarne, con una media di 71 minuti a settimana. Quelli tra i 50 e 64 anni, infatti, per fare un paragone, ha trascorso in media solo 29 minuti settimanali guardando video dal proprio telefonino.


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Virtual14. Le percentuali degli utenti internet che guardano video online da tutti i dispositivi. (Fonte Statista.com)

Un ecosistema completo

Si capisce facilmente, vista la portata dei dati che abbiamo evidenziato, come per Facebook questi numeri siano appetibili e i motivi per i quali punti prepotentemente sui video per un ulteriore step di monetizzazione.

Come? Portandoci a non avere più motivi per i quali uscire da una piattaforma nella quale sia possibile vivere la propria esperienza online in modo completo ed appagante.

Se gli utenti avranno un ‘luogo’ dove ricercare qualsiasi forma di intrattenimento, oltre che le informazioni e le proprie interazioni, infatti, le aziende che vogliano comunicare e promuovere i propri business sentiranno sempre più pressante l’esigenza di creare contenuti per intercettarli. Generando un ciclo virtuoso nel quale aumenteranno proprio i dati, la profilazione e le opportunità di costruire pubblicità via via più targettizzata.

“Uno sviluppo nella condivisione di foto, un luogo dove mostrare immagini che coincidono con la propria vita sociale. È la vera digitalizzazione della vita reale. Non si andrà più, semplicemente, ad una festa. Si andrà ad una festa con la propria videocamera digitale e gli amici, poi, potranno riviverla e taggarsi, trascorrendo ore a guardare quello che fanno gli altri quando accedono. Si controlleranno gli aggiornamenti di stato, i cambiamenti nel profilo, i nuovi contenuti. Ma, soprattutto: abbiamo vissuto nelle fattorie, abbiamo vissuto nelle città e, ora, vivremo su internet.”

Sean Parker, nel film The Social Network, aveva solo omesso di indicare chi sarebbe stato il grande vincitore, sullo sfondo, a godersi lo spettacolo.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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