Seguiamo Eufemia Scannapieco sui social come molti e, qualche giorno fa, abbiamo visto in rete la “materializzazione” del suo frequente hashtag, col brand #happytudine. Le abbiamo chiesto, quindi, di spiegarci come fosse nato e come ne immaginasse il futuro. Ecco quello che ne è venuto fuori. Senza filtri né interpretazioni. Solo le sue sensazioni.

 

Ti racconto l’#happytudine

 

Che cos’è?

Non chiedermi cosa sia, non saprei racchiuderlo in una definizione.

Non chiedermi a cosa punti, non ha una finalità precisa.

Non è un progetto, né un sito, né un semplice logo.

È una filosofia, uno stato d’animo, una gioia, una riflessione, una speranza.

È rosa, è nero; è gioia, è ansia, è creazione, è tormento, è vita, è presente, è passato, è futuro.

 

Cosa rappresenta?

#happytudine nasce dalla condivisione di un momento di ricerca interiore, da una necessità di aggregare pensieri comuni. Non è riferito solo a miele e a situazioni sdolcinate. E’ un concetto che abbraccia punti di vista ampi: in quell’attimo in cui tutto ti sembra estremamente impossibile, in cui sei sul baratro e le emozioni tendono alla negatività, l’#happytudine ti apre una speranza, quell’oltre che serve sempre.

 

Come nasce?

#happytudine è l’inaspettato. E’ così che è nato, all’improvviso.

E nasce nel digital: io vivo nel mondo digitale, lo amo, lo adoro. Mi consente di vivere senza confini, di entrare in contatto con persone che hanno la mia stessa prospettiva di vita: affrontare la giornata con il sorriso piuttosto che un’incazzatura perenne.

Una sera dello scorso Ottobre, mi sono imbattuta in un gioco social, virale, in cui era richiesto di postare per 5 cinque giorni 3 cose che mi avessero reso “felici” in quella giornata. A prescindere se la stessa fosse stata positiva o meno, occorreva rielaborare tutte le circostanze ed estrapolare comunque 3 aspetti positivi. A questo gioco mi aveva invitato una certa Monia.

Una tipa simpatica e spiritosa con cui avevo iniziato a scambiare 4 quattro chiacchiere seguendo i post di un contatto in comune. Man mano con Monia è nata un’amicizia vera, fino all’incontro dal vivo. Oggi è una mia amica “reale” e non solo in digitale.

Riprendo il racconto: Monia mi ha invitato a questo gioco e occorreva coinvolgere per 5 giorni 3 persone diverse.

Così ho selezionato tra le mie amicizie social e coinvolto persone che mi trasmettessero positività: tra queste Francesca U. e Cora. Anche con loro avevo scambiato solo chiacchiere attraverso post comuni su Facebook. Eppure c’è stata sintonia da sempre, come se fossimo amiche di vecchia data.

Francesca U., in genere restia a “catene di Sant’Antonio” e giochi stupidotti, quella volta ha accettato di partecipare a quello della felicità. Più che un gioco era una sfida a valorizzare ogni singola giornata vissuta e a trarne solo il meglio.

Lei (Francesca U.), a sua volta, coinvolge la saggia Cecilia e una ragazza vulcanica, Francesca B., con cui inizio a scambiare commenti e messaggini lovvotici. Anche con lei è stato subito feeling ed è proprio con lei che ho postato per la prima volta l’hashtag #happytudine. E anche quest’ultima ha iniziato a utilizzarlo, a dimostrazione di quanto fossimo coinvolte da pensieri ed emozioni comuni.

Da allora, quindi, #happytudine è presente nei miei status e basta che lo posti perchè “accorra” la mia cerchia di fantastici amici social per confrontarsi su aspetti, negativi o positivi che siano, e farmi compagnia.

#happytudine aggrega il lato pink del web, quello vero, quello sincero e buono.

 

Perché questo logo?

Ho iniziato a postare #happytudine su Facebook e negli aggiornamenti Instagram. Per la musicalità della parola, magari per il fatto che contenesse l’aggettivo “happy”, ha suscitato curiosità e interesse anche fra le mie amiche della community più femminile e figa che esista in rete: le #socialgnock. Molte di esse hanno iniziato a menzionarmi nei loro status ogni volta che avessero bisogno di “felicità”.

E così ho capito che poteva diventare il mio marchio di fabbrica: ho comprato subito il dominio e pensato alla realizzazione di un logo che esprimesse questa filosofia di vita.

Ho scelto di far realizzare il visual ad un’artista bravissima: Virginia, in arte @virgola.

La seguivo sui social e ogni sua realizzazione mi trasmetteva un’emozione fortissima. E, chi è capace di emozionare attraverso disegni e parole, ha una sensibilità accentuata e può facilmente interpretare le sensazioni altrui.

Infatti è bastato pochissimo per trasmettere a Virginia cosa fosse #happytudine e come avrebbe dovuto illustrarlo.

Il cuore è al centro di tutto: batte forte, influenza ogni cosa.

Il pc simboleggia il mezzo digitale che connette e mette insieme.

Mi rappresenta nei colori scelti, nel gesto di abbracciare il cuore, nel dettaglio delicato rappresentato dal fiorellino sul pc.

#happytudine nasce in rete; è la tendenza che aggrega status di felicità, di speranza, di gioia.

La mia voglia di abbracci, carinerie, sensibilità, sorriso, supporto è uguale a quella delle persone con cui entro in contatto.

E ogni volta che viene utilizzato in uno status raccoglie, unisce e fonde sempre più anime e personalità.

 

E domani?

Essendo nato in modo spontaneo e naturale, non so di preciso che tipo di sito realizzerò. In ogni istante cambio idea, perché è talmente bello che sia un pensiero condiviso dai miei contatti social che non ho ancora ben chiaro come rappresentarlo al meglio.

So che dovrà essere un “contenitore” di ingredienti misti: creatività, vulcanicità, colore, cultura.

Non appena deciderò, sarete i primi a saperlo.

 

#happytudine per tutti

Eufemia