Siamo con Daniele Chieffi, Head of Web Media Relations, Social Media management and Reputation Monitoring di Eni.

Seguiamo l’azienda e le sue attività, tra le quali alcuni prestigiosi riconoscimenti ottenuti, ed abbiamo quindi chiesto al responsabile delle relazioni coi media e capo del Social Media Team quest’intervista, per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni del nostro settore.

Ciao Daniele, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito,virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. Tu sei un professionista della comunicazione e dell’informazione, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Un percorso anomalo. Da ragazzo decido di fare il giornalista, inizio a fare cronaca nera, poi cronaca nazionale e locale in un grande quotidiano nazionale e, alla fine resto folgorato, verso la fine degli anni ’90 da Internet. Credo di essere stato uno dei pionieri del giornalismo online e poi da lì, il passaggio alla comunicazione aziendale dove la comunicazione digitale mi è apparsa come una prateria sterminata tutta da esplorare“

Il tuo attuale ruolo, all’interno di Eni, è di fondamentale importanza. Ci puoi spiegare bene quali sono le tue principali mansioni e in che modo svolgi il tuo lavoro?

“In sintesi il mio ruolo è quello del digital reputation manager. Gestisco la comunicazione digitale intermediata, ovvero quella verso i media online, e quella disintermediata attraverso i social network della mia azienda. Il tutto in stretto coordinamento con le strutture che gestiscono la galassia dei siti aziendali, a partire da eni.com, il nostro blog di storytelling Eniday e i colleghi che gestiscono le media relations offline. L’assunto è comunicare verso gli stakeholders attraverso tutte le piattaforme a disposizione, con il giusto linguaggio ma in maniera coordinata e uniforme.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare veri e propri “marchi”. Come curi e promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Anche tu lavori allo sviluppo del tuo Personal Brand o preferisci essere associato all’immagine aziendale?

“Oggi il digitale impone una soggettivizzazione della comunicazione. Siamo tutti individui, aziende o persone, che comunicano e interagiscono fra loro, in un ecosistema sociale. In questo ecosistema quello che conta sono la propria reputazione e credibilità. Curare il proprio personal branding, in quest’ottica, non solo è importante ma necessario, sia per la proprio credibilità e reputazione personali ma anche per la stessa azienda. C’è infatti uno scambio virtuoso fra il valore reputazionale personale e quello aziendale, l’uno è di rinforzo all’altro. Così sì, io cerco di curare la mia professionalità ma in armonia col mio ruolo aziendale, prendendo il valore che il brand mi regala e restituendo ad esso quello che di buono riesco a costruire in termini di apprezzamento della mia professionalità“

Eni è un’azienda molto importante che, nei mesi scorsi, è stata protagonista di un vero e proprio evento mediatico, con Report. Non vogliamo entrare nel merito della questione, ma solo sapere: come si gestisce un momento del genere? Qual è stato il tuo ruolo? Quanto, l’accaduto, è associabile alla comunicazione e quanto al giornalismo?

“Nella nostra volontà di prenderci il diritto di replica a una trasmissione televisiva non c’è nulla di giornalistico. Il ruolo di un’azienda è comunicare la propria posizione riguardo un tema, contribuendo così all’informazione dei propri stakeholders ed è quello che abbiamo fatto. Per poter mettere in piedi un a presenza nel second screen servono tanta preparazione, un team coeso e addestrato e tanto sangue freddo. Il mio ruolo, oltre che immaginare tecnicamente come realizzare la nostra risposta, è stato quello di dirigere il flusso di risposte su Twitter, sincronizzandolo con la narrazione televisiva.“

Il nostro settore è in rapida evoluzione. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Cosa pensa dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

“I social network non sono più un mezzo di comunicazione ma una consolidata modalità di interazione sociale che, però, ha restituito potere all’utente, regalandogli visibilità e capacità negoziale verso altri soggetti, che prima non aveva. La direzione è quella di una sempre più spinta integrazione di ogni piattaforma comunicativa all’interno di un unico ecosistema informativo sociale. Ma affinché questo possa essere un processo virtuoso è necessaria tanta consapevolezza e uno sforzo di educazione e crescita culturale, a qualsiasi livello.“

In termini di business come credi, questo, influenzerà le strategie delle aziende nel loro approccio alla comunicazione? Ed in funzione di ciò, in che modo Eni si pone verso i proprio pubblico? Sembra necessaria una formazione costante vista l’elevata velocità con la quale i sistemi si stanno evolvendo.

“La chiave è proprio il business. Le aziende si stanno rendendo conto che essere presenti nei nuovi flussi comunicativi digitali non è più rimandabile perché un ulteriore ritardo vorrebbe dire danneggiare, nella migliore delle ipotesi, il proprio business. Assunto quindi che comunicare vale, il tema è che sia necessario farlo nel miglior modo possibile. Per questo servono professionisti di livello, in grado di rispondere a una sfida professionale estremamente impegnativa e questo le aziende lo sanno. Reputation manager, social media manager, digital strategist, community manager, video producer, web writer, data analisyst, brand journalist, sono solo alcune delle figure professionali che le aziende cercano e sempre più cercheranno. Per rispondere a queste esigenze è necessaria una formazione continua. Il tutto perché le aziende, a partire dalla mia, non comunicano più con i loro stakeholders, interagiscono.”

La “rivoluzione digitale” sta portando il contenuto ad essere l’elemento centrale della comunicazione. La produzione di testi di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai, elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Cosa ne pensi?

“Il Web è il luogo in cui gli utenti esprimono un’esigenza, che sia informativa o emozionale. Vince chi riesce a interpretare questa esigenza e a fornire la giusta risposta. E’ questa la chiave del concetto di qualità del contenuto, che rimane ancora di più al centro del processo. Qualità che non è solo tecnica ma, anche, creativa, proprio perché il contenuto è frutto della capacità interpretativa di un’esigenza. Il tutto senza dimenticare che sul Web, se The content is King, the interaction is queen. Puoi realizzare i migliori contenuti del mondo ma se non sai gestire l’interazione, il giocattolo si rompe.“


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Virtual14. Il sociel media team di Eni. Una vera e propria ‘redazione’.

A nostro modo di vedere, le agenzie di comunicazione e le stesse aree interne alle aziende diventeranno sempre più simili a delle piccole redazioni. Sei d’accordo? Com’è composto lo staff di Eni? In che modo siete organizzati? Di quali competenze ha bisogno un’azienda come la vostra?

“Il lunedì facciamo una “riunione di redazione” nella quale analizziamo l’attualità e decidiamo cosa possa interessare i nostri stakeholders. A quel punto decidiamo come realizzare i singoli contenuti adattandoli, in formato e linguaggio, alle singole piattaforme. La struttura è, in sintesi, costruita in modo che ci sia un team per ogni tipologia di piattaforma di comunicazione, on od offline, coordinati al centro, in modo da mantenere efficacia ed omogeneità. Per realizzarli, questi contenuti, serve poi saper scrivere, intergire sui social, realizzare video, immagini e grafici. Un’ampia serie di skills professionali.”

La nostra struttura si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale, che porti un beneficio commerciale. Perchè crediamo che il web marketing, sempre più basato sul contenuto, stia andando fortemente in questa direzione. Qual è l’orientamento di Eni, in tal senso?

“E’ la comunicazione tutta che si basa su contenuto e interazione. L’azienda non comunica più, dialoga, si racconta, interagisce con i propri stakeholders. E’ quella la strada che stiamo seguendo e continueremo a seguire. In questo il ruolo dei brand journalists è e sarà fondamentale.“

Sappiamo che siete sempre in movimento, per chiudere questa bellissima chiacchierata ci anticipi (se puoi) i prossimi eventi che avete organizzato e se ci sono nuovi progetti ai quali state lavorando per il prossimo anno.

“Progetti ne abbiamo tanti. Il nostro obiettivo è anche esplorare nuove strade di comunicazione digitale, come è stato per esempio a Perugia, al Festival del Giornalismo, dove abbiamo per cinque giorni trasferito tutto il team in una newsroom aperta, per raccontare come lavoriamo e contribuire al dibattito sul rapporto fra comunicazione e informazione. Abbiamo realizzato interviste, monitorato le conversazioni e realizzato grafici, abbiamo prodotto contenuti. Abbiamo comunicato informando e continueremo a farlo, anche attraverso una modalità assolutamente innovativa di “tirare le somme” di questa esperienza.“

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine?

“Ovviamente sì, fa bene al mio personal branding.“

Ringraziamo Daniele Chieffi per il suo prezioso contributo al nostro portale. Continueremo a seguirlo sui social network e su Eni.com.


 

Scegli il Brand Journalism per la tua azienda

“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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