Siamo con Daniele Banfi, giornalista scientifico. Seguiamo con attenzione le sue attività e gli abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni dell’informazione scientifica.

Salve Daniele, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14.com è il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House che opera nell’intersezione tra comunicazione, intrattenimento e informazione, per un nuovo modello di business che punta a sfruttare la trasformazione digitale interpretando le aziende come nuovi media. Lei è un giornalista scientifico. Qual è stato il suo percorso personale?

“L’interesse per le scienze della vita è iniziato alle scuole superiori frequentando un istituto per tecnico di laboratorio chimico-biologico. Successivamente ho intrapreso il percorso di studi universitari in biologia ad indirizzo fisio-patologico e biomolecolare all’Università di Milano-Bicocca. Particolarmente interessato alla genetica ho conseguito anche la laurea specialistica presso l’Università Diderot di Parigi. Da sempre il mio interesse è stato quello del giornalismo scientifico e per questa ragione mi sono iscritto ad un master universitario in comunicazione della scienza presso l’Università La Sapienza. Questo corso – unito ai preziosi consigli del giornalista Marco Bardazzi (per anni in USA con Ansa, caporedattore La Stampa e poi direttore comunicazione di ENI; n.d.r.) – mi ha dato l’opportunità di unire le competenze medico-scientifiche acquisite durante gli studi a quelle relative alla comunicazione e al giornalismo. Durante il periodo del master ho avuto l’opportunità di iniziare a collaborare con il Corriere della Sera e poi con La Stampa. Queste iniziali collaborazioni mi hanno poi portato alla Fondazione Umberto Veronesi, una realtà che oltre a sostenere la ricerca scientifica promuove la corretta informazione nell’ambito della salute. Arrivato nel 2010 sono stato tra i primi giornalisti a dare vita al magazine online, un portale web che si occupa di informazione sulla salute.”

COVID-19 ha avuto un impatto globale senza precedenti, dalla salute pubblica alla politica e all’economia. Come pensa che l’accesso alle informazioni sia stato influenzato? La pandemia sembra spiegare al meglio l’era dell’infodemia, nella quale è difficilissimo comprendere cosa è reale e cosa non lo è. Cosa ne pensa?

Credo che la pandemia che stiamo attraversando sia un banco di prova fondamentale per il giornalismo medico-scientifico. Il mio giudizio però non è pienamente positivo. Dobbiamo scrivere di meno ma scrivere meglio. Non è obbligatorio dover riempire per forza pagine su pagine di Covid-19. L’informazione deve essere chiara ed essenziale quando si è di fronte a questioni di salute importanti come una pandemia. Quando l’informazione è troppa e contraddittoria si genera una perdita di fiducia e il lettore non è più in grado di orientarsi. Si ritrova travolto da notizie e fatica a farsi un’idea.”


comunicazione scientifica
Virtual14. Daniele Banfi e l’importanza dell’informazione scientifica.

Questa pandemia ci ha insegnato, quindi, quanto l’informazione medico-scientifica sia cruciale. Non solo in ambito specialistico, ma soprattutto a scopo divulgativo. Per informare in maniera accessibile e creare di conseguenza un rapporto di ‘trust’ su cui si basa l’alleanza tra il medico e il paziente, tra lo scienziato e la comunità. Quale crede debba essere il ruolo dei giornalisti nella divulgazione medico-scientifica? Qual è la sua esperienza in tal senso?

“Il giornalismo scientifico è un lavoro che richiede competenze, non ci si può improvvisare. Pensiamo alla pandemia: ogni professionista del campo medico (virologi, epidemiologi, rianimatori ecc…) guarda Covid-19 dal proprio punto di vista. Compito del giornalista è quello di mettere insieme tutte le tessere del mosaico cercando di comunicare nella maniera più chiara possibile. È una sfida e nessuno è infallibile. La comunicazione però è un lavoro, e come tale occorre studiare. Non è possibile che ad occuparsi degli aspetti scientifici di Covid-19 siano gli stessi che il giorno prima si occupavano di cronaca, economia o esteri. Il mondo del giornalismo ha investito molto poco su figure professionali come la nostra. L’investire in qualità, soprattutto nel giornalismo medico-scientifico, è purtroppo solo uno slogan. Come Fondazione Umberto Veronesi abbiamo cercato di raccontare la pandemia in maniera essenziale. Non abbiamo voluto rincorrere la cronaca ma fornire al lettore un quadro globale, pur con tutte le incertezze dovute ad una situazione completamente nuova.”

Come vengono gestite la comunicazione scientifica e l’informazione sulla ricerca, a suo parere? Esistono realtà con una strategia ben organizzata ed un ecosistema digitale ben strutturato? Che ruolo hanno i social media nella divulgazione? Come si combattono le fake news?

“Al di là dei media classici, questo tipo di comunicazione vede sempre più protagonisti quegli attori che portano avanti fattivamente la ricerca. Penso a realtà come Fondazione Veronesi, Telethon, Airc e molte altre… Sono tutte organizzazioni che oltre a supportare la ricerca scientifica credono fermamente nella divulgazione dei risultati. In questo va dato particolare merito proprio a Umberto Veronesi, tra i primi nel nostro Paese a credere nell’importanza di una società scientificamente informata. Siamo ormai molto lontani dal modello riassunto dalla frase ‘per farti conoscere i giornali devono parlare di te’. Oggi con gli strumenti a nostra disposizione ognuno ha la possibilità di disintermediare e raccontarsi in prima persona con modalità nuoveÈ fuori da ogni dubbio che l’ambito dei social media stia assumendo un ruolo sempre più importante nel divulgare corrette informazioni. Per organizzazioni come quelle che ho citato è fondamentale essere presenti con contenuti studiati appositamente per i social. Da un lato servono per fare informazione, dall’altro per acquisire sempre più donatori per sostenere la ricerca. Sul fronte fake news c’è ancora molto da fare. Credo che si debba affrontare il problema su due differenti piani. Da un lato occorre un’informazione di qualità dove deve valere la regola dello ‘scrivere meno, scrivere meglio’. Dare più spazio agli approfondimenti e meno alle breaking news. Dall’altro però credo che la sfida sia essenzialmente educativa. Occorre educare le nuove generazioni alla cultura scientifica e in questo la scuola può e deve fare molto.”

Al giorno d’oggi, sempre più numerosi sono i medici e gli scienziati che promuovono le proprie attività di ricerca e profili professionali sul web e sui social. Crede che queste iniziative debbano continuare a dipendere dalla volontà del singolo oppure che le strutture Ospedaliere ed Universitarie debbano creare una struttura che accolga i propri professionisti in un’unica rete?

“Oggi, nella comunicazione della salute, abbiamo sempre più bisogno di realtà capaci di fornire informazioni affidabili. Web e social media sono ambienti comunicativi in cui ricerchiamo continuamente informazioni sulla salute. Non solo, questi rappresentano piattaforme per mettersi in relazione e comunicare con il medico o l’ospedale. Purtroppo però, soprattutto per quanto riguarda le realtà pubbliche, non si è mai investito seriamente in questo tipo di comunicazione. Ci sono realtà di eccellenza che avrebbero tantissimo da raccontare. Eppure sito e pagine social sono spesso abbandonate o utilizzate solo per caricare sempre più anonimi comunicati stampa. C’è ancora molto da fare sotto questo aspetto. Credo che in futuro strutture ospedaliere e di ricerca si doteranno sempre di più di professionisti dell’informazione. È una rivoluzione culturale che in parte sta già avvenendo.”

Ringraziamo Daniele Banfi per il suo contributo, che conferma l’enorme importanza di una corretta informazione scientifica, che, al giorno d’oggi, non può prescindere da una corretta strategia di comunicazione digitale e dall’evoluzione degli stessi percorsi formativi, in questa direzione.

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