Time Slice

Time Slice  è una raccolta di foto con cui il fotografo statunitense Richard Silver esplora come l’aspetto di quelli che lui definisce “monumenti-icona” muti nel corso delle ore, con il cambiare della luce. Le foto sono scattate in serie progressiva  – trentasei in tutto per ciascun soggetto – con l’aiuto di un treppiede, per cui l’angolazione è sempre la stessa. Questo accorgimento permette al fotografo di documentare tutto ciò che intorno al monumento cambia e che rende l’idea dello scorrere del tempo: la luce, le nuvole, la gente che passa. Successivamente ogni fotografia viene “tagliata” nel senso della lunghezza, ogni “fetta” – slice, appunto – viene affiancata alla successiva in modo da comporre un’unica immagine in cui sia evidente la progressione cromatica del cielo.

Lo scopo di tutto questo è catturare in una sola immagine la fugace e inafferrabile bellezza delle transizioni di luce nei momenti dell’alba – e subito dopo – e del tramonto e non dell’intera giornata, come si potrebbe credere.

 

Il viaggio

Il lavoro di Richard Silver è davvero piacevole: newyorkese giramondo, il viaggio ce l’ha nel sangue e il suo unico “nemico” – a suo dire – è la pioggia. La parte migliore è sicuramente scegliere le mete e pianificare il viaggio, tutto il resto viene da se, Silver si definisce un “viaggiatore energico” e dichiara: “riesco a conquistare una città in dieci ore”.

Come si rapporta con la gente? Sicuramente i monumenti  da lui fotografati attirano molti appassionati di fotografia, dilettanti e non, ma a lui piace mischiarsi e lavorare tra la folla: “è molto divertente, la gente attorno fa quello che faccio io: scattare foto!”.

 

Monumenti- icona

Il Big Ben a Londra, il Colosseo a Roma, la Piazza dell’Unità a Trieste, la Moschea di Solimano e la Chiesa di Santa Sofia a Istanbul, il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia, l’Isola di Pasqua, la Marina Bay Sands a Singapore, questi e molti altri sono i monumenti – icona fotografati da Richard Silver. Monumenti  iconici perché rappresentativi di una città. “ Quando pensi a Londra, pensi al Big Ben “ ha spiegato.

 

Digitale, ma non per forza

Naturalmente molto del lavoro si svolge in post- produzione, ma il fotografo non è sempre entusiasta del digitale: la tangibilità della foto stampata, la finitura –  lucide o matte che siano – aggiungono una dimensione in più all’ esperienza visiva. “ I computer e i monitor danno alla fotografia una struttura totalmente diversa, non è la stessa cosa. Il mio obiettivo è quello di stampare le mie immagini per le persone”.