Siamo con Costanza Di Quattro, direttrice del teatro Donnafugata e autrice di due romanzi per Baldini+Castoldi. Seguiamo le sue attività e le abbiamo chiesto questa intervista per parlarci della sua visione sulle evoluzioni dell’editoria e del teatro in rapporto al digitale.

Salve Costanza, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista per Virtual14.com, il brand magazine di Fanism, la nostra digital media house. Il suo è un profilo poliedrico e il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro. Ci racconta brevemente il suo percorso personale?

“Dopo il liceo classico mi sono iscritta a ‘Lettere’. Il mio sogno era quello di continuare la carriera universitaria e restare tra le magnifiche mura del convento dei Benedettini di Catania.  In realtà non avevo ancora scoperto di avere un grandissimo amore dentro casa: il mio teatro. Mio nonno aveva ultimato i lavori di ristrutturazione pochi anni prima e quando sia io che mia sorella finimmo il nostro percorso universitario ci propose di prendercene cura. Fu l’inizio di una vita professionale che non avevo immaginato ma della quale, ad oggi, non riuscirei a fare a meno. La scrittura è poi arrivata dopo, con un innamoramento fulminante. Ed è entrata prepotente nella mia vita diventando fondamentale tanto quanto lo è il teatro.”

In che modo il teatro e l’editoria si modellano in funzione della trasformazione digitale e del suo impatto sulle dinamiche comportamentali, relazionali, sociali e professionali? Come cambia la promozione di una produzione teatrale e come si evolve, invece, il lavoro di uno scrittore?

Il teatro e l’editoria sono facce di una stessa medaglia, che è quella della cultura in generale. Chi le usa, ha una tensione alla bellezza e, giocoforza, una predisposizione all’intelligenza. Questo rende teatro ed editoria malleabili.  In poche parole riescono ad assumere la forma dell’acqua, si adattano alle condizioni, ai tempi e ai luoghi. Ed in questo mondo che vive pienamente la trasformazione digitale, teatro e editoria hanno trovato la loro strada. Certo, in parte si è perso il contatto fisico con il libro, ad esempio appannaggio dell’eBook. E nulla potrà mai sostituire lo spettacolo dal vivo. Ma la promozione e la divulgazione di un messaggio culturale possono diventare virali e dunque di grandissima portata.”

I social media giocano un ruolo sempre più importante e, nella gara dell’attenzione, diventano asset strategici per chiunque, abilitando la disintermediazione. Allo stesso tempo, però, diventano veicolo di disinformazione, con un sovraccarico di informazioni nel quale sempre più numerosi sono anche gli autori che promuovono i propri libri e le proprie attività online. Crede che queste iniziative debbano dipendere dalla volontà del singolo oppure che gli editori debbano creare degli ecosistemi digitali che accolgano i propri scrittori in un’unica strategia?

Io credo che ciò che vale davvero, ovvero tutto ciò che cela un talento reale, prima o poi viene fuori. É vero, il web pullula di gente che scrive, alcuni con velleità serissime, altri come semplice divertissement. Ed è vero anche che un buon editore debba saper filtrare tutto. Ma resta il pubblico il vero sovrano. L’unico a cui spetta il verdetto finale e tanto basta per scremare anche la valanga di libri che esistono in circolazione.”


editoria e trasformazione digitale
Virtual14. Il pensiero di Costanza Di Quattro.

Come viene gestita, oggi, la comunicazione e la pubblicizzazione di un libro? Come fa un autore sconosciuto ad emergere? Che peso ha la sua community sui new media? È corretto sostenere che ha più possibilità di successo un testo mediocre, scritto da un profilo con molti follower, rispetto a un libro eccellente firmato da un signor nessuno?

No. Credo e spero proprio di no. L’aurea mediocritas è un male dilaniante e perverso. Troppo lontana dal talento. Troppo vicina alla banalità. Si riconosce subito (viva Dio)! E dunque un testo mediocre nato dalla penna di un profilo molto ricco di follower avrà sì successo ma anche una vita breve. Un fuoco di paglia, altissimo ma evanescente.

Le aziende si stanno trasformando in veri e propri media, organizzandosi come delle redazioni. Media House e nuovi ecosistemi digitali strutturati sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando la tecnologia per produrre e diffondere contenuti in format di vario tipo. Qual è il suo parere, in tal senso? Come si riorganizza un teatro, in funzione di questa nuova direzione? Crede che le imprese teatrali possano puntare sull’informazione come mezzo per intercettare il pubblico – analizzandone i dati per conoscere al meglio gusti e interessi dei differenti target  –, in modo da affinare la proposta commerciale della propria produzione?

Assolutamente sì. L’informazione – che ormai passa prima dal web, e solo molto dopo dalla carta stampata – è fondamentale per un teatro. Uno spettacolo va venduto, come qualsiasi altro prodotto commerciale. Bisogna incuriosire la gente, attrarla, regalare loro delle anticipazioni e delle curiosità. Questo renderà i teatri meno vuoti e più dinamici. Inoltre la comunicazione permette un contatto più diretto con i fruitori dell’offerta culturale e, dunque, offre all’organizzazione di un teatro la possibilità di valutare le scelte migliori in base ai gusti del proprio pubblico.

Ringraziamo Costanza Di Quattro per il suo contributo. Continueremo a seguire le sue attività con grande interesse.

Precedente Goffredo d'Onofrio, "Le risorse di una Media House devono contaminarsi tra loro"
Successivo Eni, una nuova energia per la comunicazione

Nessun commento

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *