Siamo con Corrado Sorge, co-founder della digital agency Hubstrat e di re.work.

Lo seguiamo sui social network e gli abbiamo chiesto questa intervista, che ci ha gentilmente concesso, per parlarci delle sue attività e del suo punto di vista sulle evoluzioni del nostro settore.

Ciao Corrado, prima di tutto grazie per aver accettato di incontrarci. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. Tu sei un professionista della comunicazione, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Ciao Michele, grazie a te e complimenti per il progetto Virtual 14, che racconta il mondo digitale con un approccio davvero singolare.

Noi siamo coetanei e sai benissimo che chi oggi ha tra i 30 e i 35 anni ha vissuto sulla propria pelle tutte le tappe più significative dell’evoluzione della comunicazione digitale. La nostra generazione forse è stata la più caotica e in pochi anni dalla Nintendo 64 si è passati a Periscope… Se ci penso ora ancora mi disoriento. E’ chiaro che chi ha cominciato sin da subito a farsi strada nel mondo del lavoro, si è dovuto continuamente reinterpretare e riposizionare sul mercato, per garantire risposte sempre a passo con i tempi.

Ho cominciato a conoscere il mondo del marketing e della comunicazione lavorando come promoter per alcuni locali (che tempi), a differenza di molti PR che provavano “a vendere” io mi differenziavo perché avevo capito che bisognava “creare il desiderio” per avere successo… e non lavorare con la tecnica dell’invasione, ma con la “pervasività”. Prima di ogni evento, organizzavo appuntamenti di contatto, piccoli aperitivi, creavo comunità, interazioni, interessi… per poi far nascere il desiderio di consolidare in un evento più grande, un piacere collettivo. In parole povere mi arrampicavo per la creazione di un qualcosa che ora è alla base delle dinamiche social (a pensare lo sforzo che si faceva con MSN). Poi i locali mi hanno stancato, e la passione è maturata nel marketing e nella comunicazione. Libri, contatti, eventi, università, seminari, cosi di formazione e nel 2006 ho inaugurato la mia prima esperienza d’azienda con amici, avevo 21 anni e per me era tutto gigantesco. L’azienda si occupava di consulenza e comunicazione grafica, realizzavamo campagne pubblicitarie per medie aziende, eventi, coordinati, fiere, comunicazione video, a distanza di 4 anni una vocina nel cervello, mi diceva che dovevo fare maggiore esperienza personale, e uscire dalla morsa delle responsabilità d’azienda, per comprendere meglio la direzione del futuro e conoscere a pieno il mondo digital, social e dev, che incalzava sempre più e che rappresentava, per me, una tentazione troppo forte. Chiudo la vecchia società e approfondisco studi, i contatti e il mio stile di vita.”

Sei co-founder di Hubstrat e di re.work. Ci racconti come sono iniziate queste avventure?

“Dopo la mia esperienza di 4 anni con la vecchia agenzia, lavoro per diverse aziende campane come consulente esterno e nel frattempo porto avanti gli studi universitari e piccoli progetti di comunicazione ma, in poco meno di un paio di anni, capii che c’era qualcosa che non andava… Mi svegliavo ogni giorno con il desiderio di fare di più, di creare un modello, un team, di poter creare qualcosa di davvero riconoscibile nel mondo digital, un tarlo troppo forte che mi portava a leggere sempre più libri, scrivere pagine e pagine di progetti e modelli per articolare un’azienda innovativa e partecipativa. Sarà banale, ma nulla succede per caso, perché è proprio in questa fase che un amico nonché collaboratore di diversi progetti mi ha detto: ‘Corrado se vuoi fare azienda io ci sto, ma promettiamoci di lasciare davvero un segno nel mondo digitale’. Questa persona è Alex Genovese, mio attuale socio di Hubstrat (il socio più serio dei due 🙂 ). 
Hubstrat si è posizionata sin dall’inizio come una digital agency specializzata in sviluppo di web application e social media marketing, ma la particolarità del progetto consisteva nel modello di business: Un team interno di P.M. e una rete sempre più fitta di professionisti freelance riuniti in team di sviluppo a seconda della commessa del cliente. Un team sempre dedicato con alte performance qualitative e bassi costi fissi… A parole sembra cosa semplice, ma organizzare e mettere d’accordo diversi freelance non è cosa facile. Infatti grande valore a questo investimento è stato dato dall’efficiente modalità di gestione e dalle regole di project management a regime di qualsiasi progetto. Nel frattempo i clienti aumentano, i collaboratori anche, le opportunità si moltiplicano e il nostro approccio “sharing” ci porta a confrontarci sempre più con professionisti al punto di pensare a quanto potesse essere bello un coworking per dar vita ad un vero e proprio punto di networking professionale e collaborativo. È così che, con grandi sforzi e sacrifici, nasce re.work, il più grande coworking di Napoli con Alfredo Guerri e Titta Paparozzi (Amministratore e socia fondatrice del progetto).”

Siete un gruppo di professionisti che lavorano insieme in un rapporto di lavoro che testimonia l’evoluzione del nostro settore. Come si sviluppa la vostra integrazione? Ci racconti il tuo ruolo all’interno dei team?

“Bella domanda. Si è vero, testimoniamo la “liquidità” della modalità di lavoro del nostro settore. Formazione costante, crescita di gruppo e nessun vincolo se non quello professionale. Forse il lavoro finora per molte altre agenzie è stato confuso con lo schiavismo. Legare per oltre 6 ore di lavoro al giorno un dipendente sulla sedia per produrre non credo abbia nulla a che vedere con il concetto di “lavorare”. Noi abbiamo sin dall’inizio lavorato per il raggiungimento di obiettivi, tra condivisione delle opportunità e interscambio professionale. L’obiettivo del nostro modello non è mai stato quello di produrre in serie, ma di creare strategie digitali, progetti web e sviluppi sempre pensati, di spessore, creativi e efficienti.

Certo non è una cosa semplice gestire gli equilibri, ma sbaglio o le grandi imprese sono definite tali proprio per la complessità di realizzazione? La nostra integrazione si sviluppa grazie ai periodici eventi di formazione aggregativi, brief, brief e brief, semplici appuntamenti di networking, conoscenza SEMPRE dell’intero progetto sul quale sta lavorando il team dedicato, conoscenza dei flussi di lavoro e della nostra piattaforma di project management e la consapevolezza costante che si lavora per crescere professionalmente, per contribuire al successo delle aziende clienti e per stappare una bella bottiglia insieme al raggiungimento dei risultati.

Che ruolo ho all’interno del team? A questa domanda qualche anno fa non avrei saputo rispondere, ma oggi ti dico che sono l’amministratore… e faccio quello che per me significa amministrare. Al di là dell’aspetto di responsabilità generale sul fatturato dell’azienda, comunico la direzione generale al team, il carattere, l’etica del lavoro, l’approccio e il “meme” sociale da dover diffondere per dare valore aggiunto alle nostre strategie digitali e ai nostri prodotti web. Mi interfaccio con i clienti, i partners e i freelance con i quali collaboriamo, parlo ore con il mio socio Alex per ottimizzare i flussi di gestione, coordino le attività commerciali e organizzo aperitivi. Mi diverto insomma.”

A nostro parere l’ottimizzazione del management, che porti ad una sana gestione, dovrebbe rappresentare la base di lavoro di ogni azienda. Soprattutto per chi si occupa di comunicazione una buona organizzazione favorisce l’espressione del talento e della creatività. Tu hai un ruolo molto importante, in tal senso. Cosa ne pensi? 

“Penso che la creatività fine a se stessa non porti lontano e che riesca a portare risultati esclusivamente se canalizzata in un chiaro disegno strategico e ben coordinata con un team di sviluppo. Chiaro è che riconosciamo nella corretta gestione una grande responsabilità per raggiungere il successo di qualsiasi progetto. Il metodo e la chiarezza delle responsabilità nel nostro lavoro è fondamentale, soprattutto se strutturati in un modello reticolare. Questa dedizione al metodo e all’organizzazione per noi è quasi un mantra, per poter destinare maggior tempo alla creatività costruttiva e funzionale, c’è bisogno per l’appunto di dirigerla. Che sia lo sviluppo di una web application, la progettazione di una strategia digitale, la creazione di un’attività di article marketing o la gestione di un piano editoriale sui social network, la concentrazione e l’esplosione creativa è fondamentale per poter offrire carattere e generare appeal in qualsiasi lavoro. Sarò sincero con te, per questi aspetti Alex ed io ci compensiamo perfettamente, riconosco in lui un grande merito per la corretta gestione del team e nel metodo di lavoro, mentre io sono maggiormente orientato a stimolare l’esplosione creativa del nostro team e della nostra rete all’interno dei singoli task.”

Il core business di Hubstrat è la comunicazione digitale. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Qual è il valore aggiunto che cercate di mettere al servizio dei vostri clienti?

“Il core business di Hubstrat è la comunicazione e lo sviluppo digitale, ma siamo sempre più orientati alla progettazione di strategie digitali multicanale e ibride per aziende che decidono di cambiare approccio rispetto al marketing. Credo che sia sempre più chiara la direzione che sta prendendo il nostro mercato di riferimento, ma soprattutto è chiara l’evoluzione della richiesta degli utenti nei confronti dei brand e delle aziende. Anche nel nostro settore, oramai, siamo giunti alla saturazione dell’offerta e molte aziende e imprenditori stanno cominciando a capire che la vera chiave del successo non può limitarsi all’acquisto di servizi di web marketing o all’investimento puramente economico in campagne. Questi paroloni rappresentano un linguaggio e un approccio di un’altra epoca, un’altra generazione, un altro modello culturale.

Il marketing, oggi, non può essere considerato come un elemento che va ad aggiungersi al prodotto, un qualcosa che comincia dopo la produzione, uno strumento che vive il peso della responsabilità di aumentare il fatturato aziendale nonostante le pecche dell’azienda stessa e magari del prodotto. Il marketing, e ancor di più il digital marketing, dev’essere principalmente tradotto nel concetto di “valore dell’azienda” e dev’essere percepito nel prodotto stesso.

Capisco che è un ragionamento che prevede una complessità sociologica, ma oggi le persone sono altamente istruite sulle tecniche e sugli strumenti esistenti di advertising. Ciò che desiderano è un’emozione, una chiave di valore, un senso d’acquisto, un’esperienza di condivisione con il brand. Credo che si stia iniziando a comprendere che dall’altra parte del web marketing prima di esserci dei consumatori ci sono delle persone.

Il punto è molto semplice, e potrebbe essere applicato sin da subito nelle piccole cose.

Il concetto di marketing si traduce nella modalità di risposta dell’ufficio commerciale ad una telefonata, nella risposta dell’amministrazione ad una email, nell’organizzazione di un preventivo, nei ringraziamenti di fine lavoro. Come direbbe un nostro caro collaboratore: ‘il marketing non è il cappello che indossi prima di uscire, ma le mutande che metti prima ancora di vestirti’.

Per questo motivo che crediamo nella costruzione del brand prima ancora che nella promozione a tappeto, nel valore e nel contenuto prima di parlare di strategie e strumenti.”


digital agency

Virtual14. Hubstrat.

In termini di business come pensi i new media abbiano influenzato le strategie delle aziende nel loro approccio all’advertising? Ed in funzione di ciò, in che modo tu e lo staff vi approcciate ai vostri clienti? Sembra necessaria una formazione costante vista l’elevata velocità con la quale i sistemi si stanno evolvendo.

“Purtroppo credo che i ‘new media’ spesso siano stati confusi dalle aziende con le ‘new strategy’, nel senso che ho sentito spesso frasi come: ‘È un trend in forte ascesa e siamo interessati ad essere presenti anche noi’. È chiaro che questa sia la testimonianza di una mancata chiarezza, non solo rispetto a cosa sia realmente il digital marketing, ma soprattutto rispetto ad una corretta e sana comunicazione nei confronti dell’utente finale. Qualsiasi new media non dovrebbe influenzare la strategia, piuttosto dovrebbe presentarsi come un interessante strumento a supporto della stessa, per poter potenziare e rendere più efficiente il percorso per il raggiungimento di un obiettivo. Il nostro approccio con i clienti spesso può sembrare controproducente dal punto di vista puramente commerciale, in quanto cerchiamo di presentare il nostro approccio alla materia nel migliore dei modi impegnandoci nel far capire che prima ancora di parlare di Facebook advertising, landing page, article marketing o creazione di un piano editoriale bisogna comprendere qual è l’obiettivo che si desidera raggiungere e qual è la vera leva commerciale e di valore che l’utente dovrebbe percepire. La nostra meraviglia spesso nasce quando notiamo condizioni di totale caos e difficoltà nel comprendere quest’approccio da parte delle grandi aziende, mentre comprensione, chiarezza e ascolto nelle startup. Chiaro è che la necessità di restare sempre al passo con i tempi è indispensabile per chi vuole innovare e innovarsi e garantire un posto di primato ai clienti, ed è per questo che in Hubstrat investo costantemente in ricerca, formazione, aggiornamenti e workshop dedicati per il team. Una formazione continua porta la crescita professionale e automaticamente quella aziendale.”

La “rivoluzione digitale” sta anche portando fortemente alla “ribalta” il contenuto come l’elemento centrale della comunicazione. La produzione di testi di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai,  elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Sei d’accordo?

“Il digitale è rivoluzione per antonomasia, vive in un costante stato di caos dove non esistono né leggi a lungo termine né garanzie che domani sarà tutto uguale a ieri.

I contenuti sono forse l’unica arma vincente che resiste nel tempo, ancor di più se parliamo di contenuti creati dalla rete, perché restano nella memoria e contribuiscono alla creazione del valore di un brand. Ovviamente sono un’arma a doppio taglio se si pensa a quanti stati di crisi hanno dovuto gestire molti grandi brand per una parola di troppo o affermazioni fuori luogo.

Sono d’accordo, per sommi capi, che il contenuto di valore rappresenti un elemento fondamentale per diffondere e distribuire la parola e il carattere di un brand nella rete, tuttavia c’è anche da dire che oltre a pubblicare un contenuto di valore dovrebbe essererci, ben corrisposta, un’effettiva qualità della prestazione professionale millantata, anche perché ciò che conta realmente è la reputazione che ne sarà generata dai feedback concreti.”

In che modo gestite, con Hubstrat, la comunicazione per le realtà per le quali lavorate? Che tipo di attività online organizzate e che importanza date alla cura dei blog e delle pagine social?

“L’esperienza ci ha insegnato che nonostante le tante attività gestite nel tempo in materia di digital marketing e comunicazione online, sarà impossibile trovare un vero e proprio metodo di gestione standard, che possa valere per tutti i casi studio. Sono sempre troppe le variabili che concorrono per ciascun progetto e che lo rendono esclusivo nei processi operativi. La comunicazione online che gestiamo per grandi e medie aziende si fonda su di un principio di consulenza costante, che dà l’opportunità di poter sviscerare gli effettivi plus delle aziende e di entrare in sintonia con il modello interpretativo di chi hai di fronte. Il nostro lavoro, per quanto possa essere immerso nel digitale, si struttura soprattutto sulla qualità dei rapporti umani. Infatti, tutti i migliori progetti, sono stati realizzati sulla base di uno splendido rapporto personale con il committente e il proprio team.
Per ottemperare al problema della ‘non standardizzazione’ dei progetti, per ogni lavoro realizziamo degli specifici flow chart che rappresentano la vita e i flussi di attività dal momento dell’acquisizione alla consegna, e che ne definiscono la strategia. In fase di brief si determinano i responsabili progetto, gli obiettivi da raggiungere e le macro attività; per ogni area di attività, poi, saranno attribuiti specifici task operativi con relative assegnazioni e scadenze. Avere sempre sotto controllo lo stato e l’andamento dei lavori è indispensabile per non perdere di vista nulla, per poter parallelizzare le attività e per avere sempre una chiara panoramica dell’azienda e della stato dei progetti. Le nostre attività sono principalmente orientate alla costruzione del brand attraverso attività di comunicazione online e allo sviluppo di strategie digitali volte all’acquisizione di utenza profilata, aumento del tasso di conversione o brand awarness. Oltre alla creatività e l’analisi, il valore aggiunto che determina l’efficacia delle nostre attività risiede soprattutto nell’area ricerca e sviluppo che ci permette di progettare prodotti sempre innovativi per le necessità del brand dove poter veicolare il messaggio o la call to action. Prodotti come piccole web application, landing page, single page con integrazione di dinamiche social ed eCommerce performanti rappresentano veicoli fondamentali per raggiungere l’obiettivo.

Oggi non credere nell’importanza del blog è un’eresia. Il blog rappresenta il cuore della comunicazione, il carattere aziendale, il veicolo principale della comunicazione e dell’informazione. Spesso la distribuzione di un contenuto parte proprio da un articolo di blog che, se opportunamente diffuso, può arrivare a rappresentare “l’esca” principale per portare l’utente laddove si vuole. Ovviamente quando parliamo di blog intendiamo un signor blog, cioè che rispetti i principi della non autoreferenzialità, che intrattenga nell’effettivo le persone, che offra contenuti altamente condivisibili, che abbia un profilo estetico trasversale, che rappresenti un riferimento di confronto per le community attive e che sia fattore di determinazione di uno status quo per coloro che condividono (quest’ultimo aspetto nasce da una nostra ultima analisi, nella prossima intervista te lo spiegherò meglio 😀 ).”

Come “raccontate”, invece, voi stessi, il vostro lavoro e le vostre attività?

“Considera che Hubstrat ha appena 2 anni di vita e nonostante un’impostazione di brand che abbiamo cercato di dare alla nostra azienda, per definirsi tale credo che ci voglia ancora tempo. Il brand in quanto tale non lo definisci tu, ma gli utenti. E, quindi, il nostro principale impegno si struttura sul racconto delle nostre attività, sull’organizzazione di eventi specifici nei quali c’è la possibilità di poter conoscere Hubstrat e le persone che la compongono e in manifestazioni di settore.

Il racconto della nostra azienda è nel nostro customare care, nella realizzazione di un pitch, in una telefonata, nell’accoglienza alla porta, nella presentazione dei nostri servizi, nella risposta ad un messaggio privato…la nostra azienda viene raccontata in ogni canale, ma per far si che le attività di comunicazione siano seguite al meglio, e con un senso, senza inciampare nel classico errore di curare la comunicazione per gli altri lasciando scoperta la propria, da poco meno di un semestre abbiamo deciso di considerare la nostra azienda come nostro principale cliente e case study. Nello specifico abbiamo realizzato un piano strategico digitale che comunica al meglio i nostri servizi a specifici target di riferimento che abbiamo identificato come nostri potenziali clienti, partners e fornitori.

Un nuovo studio del piano editoriale per i social network, Facebook advertising, display adv, campagne d.e.m., eventi in sede e non, restyling del website e ovviamente gestione del nuovo piano editoriale del blog aziendale con relativa campagna di article marketing per distribuire al meglio il contenuto. Il nostro progetto prevede che entro il 2016 ci sia un team interno dedicato che si occupi della sola gestione della nostra comunicazione per poter garantire una produzione di contenuti e attività costanti.

Ci dovremmo rivedere tra qualche anno per vedere se la strada per diventare brand è quella giusta.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare veri e propri “marchi”. Come curi e promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Anche tu lavori allo sviluppo del tuo Personal Brand o preferisci essere associato all’immagine aziendale?

“La scelta presa già tempo fa è stata quella di creare valore intorno al brand di Hubstrat e non al personal brand. Questa scelta è dovuta al fatto che non amo avere i proiettori puntati addosso se a lavorare sullo sviluppo dell’impresa è un intero team. Dietro la crescita della mia azienda c’è un motore ed un’anima ed è quello che cerco sempre di esprimere. Non posso nascondere che, essendo elemento rappresentativo della mia azienda, cerco di gestire al meglio i miei profili social e di aprire discussioni o esprimere punti di vista che comunque riportano alla mia attività. Credo che per chi come me svolge un lavoro con così tanta intensità e passione è chiaro che le linee di confine tra tempo libero e lavoro non siano così marcate; e, quindi, il conseguente mashup tra pubblico, privato e azienda diventa inevitabile.

Le principali attività di promozione che gestisco per l’azienda sono legate a campagne di email marketing, presenza ai meeting e ai luoghi di networking, gestione della comunicazione social e del piano editoriale del blog, campagne di lead generation per acquisire nuovi partner commerciali e soprattutto ci promuoviamo con case study di successo.

Proprio per la direzione scelta preferisco essere identificato come una brava persona e riconosciuto come un professionista rispetto all’avere un approccio specifico verso il digital marketing e la comunicazione aziendale. Ma, soprattutto, credo che non ci sia cosa più entusiasmante di creare un valore, una garanzia, un carattere, una comunicazione chiara per brand. Il brand è scalabile, la persona purtroppo no. Il giorno che un prospect arriverà a fidarsi più di Hubstrat che di me… per me sarà un successo, perché vuol dire che avrò davvero costruito il brand.”

La nostra struttura si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale, che porti un beneficio commerciale. Perchè crediamo che il web marketing, sempre più basato sul contenuto, stia andando fortemente in questa direzione. Qual è il tuo pensiero?

“Come potrei non ritrovarmi nel vostro ‘credo’? Se non ci credessi non avrei nemmeno investito tempo in questa interessante intervista.

La filosofia di Virtual 14, che apre i battenti ad un nuovo modo di raccontare la sfera digital, è un progetto che mi ha affascinato non poco non appena ne sono venuto a conoscenza. Io provengo da una formazione sociologica, quindi vedere un prodotto editoriale che pubblica e testimonia l’umanità che c’è dietro un modello aziendale, le difficoltà, i pensieri del management e il profilo caratteriale dell’azienda, non può che suscitare in me un grande interesse, sia come lettore che come sociologo. Credo che il contenuto, così come già detto, rappresenti il nocciolo, la sostanza, l’indispensabile per poter poi parlare di qualsivoglia strategia digitale. Senza il contenuto cosa si comunica? Oltre che sul contenuto, il web marketing si sta sempre più basando sulla “profilazione”, sulla giusta distribuzione e con un principio di “meme d’interazione”. Nel web la forza è data dalla rete, la reputation la fanno gli utenti, il successo è determinato dal coinvolgimento.”

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine?

“Perché non dovrei?”

Ringraziamo Corrado per il suo prezioso contributo al nostro portale. Continueremo a seguirlo sui social network e sui siti delle realtà per le quali lavora.


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Virtual14. re.work.