“Il citizen journalism sta rapidamente facendosi strada come fonte preziosa di notizie. Con l’espansione del web, le dimensioni e i costi sempre minori di telefoni cellulari con fotocamera e videocamere, la capacità di compiere atti di giornalismo si sta allargando a tutti.” (Arianna Huffington)

Il web, oltre ad aver annullato le distanze tra le persone, spesso ne ha anche fluidificato i ruoli, rendendoli reversibili. Questo vale soprattutto per il rapporto giornalista/lettore e, quindi – quando si parla di comunicazione – del modo in cui non solo una notizia si diffonde, ma nasce e prende corpo. Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di citizen journalism: il coinvolgimento di non professionisti nel riferire le notizie, soprattutto in blog e altri siti web. Nato a livello mediatico nel 1990, il citizens journalism ha comiciato a crescere e a diffondersi a partire dal nuovo millennio, in corrispondenza dei grandi attentati terroristici, quando notizie, foto e video venivano diffusi in diretta da chi era presente sul posto.

In italiano lo chiamiamo giornalismo partecipativo,

una definizione molto calzante perché evoca in pieno l’idea di partecipare o, meglio, di avere una parte in qualcosa.

Ma il citizen journalism è conosciuto con tanti altri nomi: open source journalism, street journalism, grassroots journalism o democratic journalism. Innumerevoli sfumature che indicano l’importanza che assumono l’interazione e la partecipazione. Esistono molti siti dedicati al citizen journalism: VisiononTvThe Third Report, CNN iReport e tanti altri ancora. Ma vediamo come funziona il citizen journalism e come ha cambiato il modo di fare informazione.


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Virtual14. La CNN e il Citizen Journalism.

La tecnologia nel palmo di una mano

La crescente diffusione di smartphone e tablet – con la possibilità di scattare foto o girare video di buona qualità – la velocità con cui riescono ad accedere ai media e a condividere materiale, hanno permesso a molte persone comuni di trasformarsi in citizen journalist e riferire sulle ultime notizie, raggiungendo non solo un pubblico più vasto, ma anche facendolo molto più rapidamente di giornalisti tradizionali. L’evoluzione di social network come Twitter, Facebook, Instagram – oltre ai vari blog – ha dato a tutti la possibilità di trasmettere informazioni a livello globale: un potere che, prima d’ora, era stato riservato solo ai grandi media.
Molti esperti ritengono che questa forma di copertura delle notizie sia fondamentale per il giornalismo di oggi: prima di tutto perchè è più facile, per i lettori, identificarsi con le persone comuni, inoltre queste – a differenza dei giornalisti professionisti – possono agire senza restrizioni. Spesso, poi, riescono a trovarsi nel bel mezzo di un evento nel momento stesso in cui accade.

Come cambia il meccanismo dell’informazione

Di solito quando una testata giornalistica decide di pubblicare una notizia, l’editor assegna al giornalista prescelto l’impegno di seguirne gli svolgimenti: il giornalista compie il suo lavoro e la notizia si trasforma in una storia che viene curata e pubblicata. Ma nel caso del citizen journalism, un blogger – o un osservatore qualunque – potrebbe vedere qualcosa che accade – qualcosa di importante che è una notizia in nuce – e portarlo all’attenzione della blogosfera o del pubblico online. Questo vuol dire che sempre più persone scoprono fatti degni di nota e ci lavorano su finché la notizia – come una palla di neve che dà il via ad una valanga – si diffonde senza i filtri di un editor o di una redazione, e ottiene l’esposizione più ampia possibile.


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Virtual14. George Orwell e il giornalismo.

Nuovi punti di vista

“Il giornalismo tradizionale offre uno sguardo che da fuori vede dentro, mentre il citizen journalism offre uno sguardo che da dentro vede fuori. Per raccontare la storia completa, sono necessari entrambi i punti di vista.” (Mitch Gelman)

Tuttavia questa nuova e moderna forma di giornalismo non riguarda la semplice e mera diffusione di notizie di prima mano. Possiamo dire, senza timore di sbagliare, che il citizen journalism è soprattutto – e prima di tutto – una forma di dialogo: l’internauta, sfruttando le possibilità di interazione del web, interviene offrendo un punto di vista diverso rispetto alla notizia, correggendo o ratificando ciò che viene pubblicato dalle fonti ufficiali. Quindi uno dei cambiamenti più importanti – quello che più segna l’era del citizen journalism – è la molteplicità delle prospettive – e delle testimonianze – su ogni singola notizia.

I vantaggi del citizen journalism

La reversibilità dei ruoli tra giornalisti e lettori non è certo un male. È un bene per i giornalisti professionisti – che comprendono la necessità di aprirsi al dialogo e al confronto con il pubblico di lettori – ed è un bene per i lettori, che hanno la possibilità di dire la loro, divenendo parte attiva del dialogo. È un bene, soprattutto, per l’informazione stessa: fonti più ricche, accurate e verificabili, nuovi spunti di riflessione e indagine, la possibilità di un’informazione fatta da tutti e per tutti, senza restrizioni.

Perché, citando George Orwell, “il giornalismo è scrivere ciò che qualcun altro non vuole che sia scritto.”


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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