Dal sito Europa Calcio, un approfondimento sulla situazione del Napoli dopo la trasferta di Udine:

Benitez è riuscito nella grande impresa di spostare l’attenzione mediatica e le critiche dell’ambiente da De Laurentiis a se stesso. La partita di Udine ha aperto una faglia evidente quanto evitabile tra sè e una parte della tifoseria che, fino a poco tempo fa, riusciva ad essere più o meno unita solo se si parlava del mister iberico. Accolto come un profeta e trattato da re.

LA PARTITA DELLA DISCORDIA

Vedendo la formazione iniziale scelta dall’allenatore spagnolo molti hanno storto il naso. E’ stata netta la sensazione che sarebbe stata una notte della quale ci si sarebbe ricordati a lungo e, infatti, Udine diventa una “X”, un momento fondamentale lungo il percorso del Napoli in questo campionato e di Rafa nella sua seconda esperienza in Italia. Molti hanno sottolineato che per fare certe scelte ci vogliono “attributi” ma, forse, è la presunzione l’elemento reale che le ha caratterizzate.

In difesa, la linea a 4 è rimasta quasi invariata rispetto alla partita col Chievo, con il solo inserimento di Britos riproposto nel ruolo di terzino sinistro al posto di Zuniga. Il colombiano è stato dirottato sull’out opposto in luogo di Callejon, per formare insieme a Michu e Insigne la batteria di trequartisti alle spalle di Higuain. Davanti alla difesa Gargano e il neoacquisto David Lopez.

Benitez è arrivato a Napoli parlando di possesso palla, pressing alto, fase attiva con la partecipazione dei terzini e, soprattutto, di un cambio di mentalità rispetto al passato (leggasi Mazzarri) quando nell’80% dei casi, sottolineava, la squadra puntava sulle ripartenze. Mentalità che, ha spesso ribadito, non si acquisisce dall’oggi al domani e che sarebbe arrivata col tempo e perfezionata in questo campionato dopo la “semina” di quello precedente.

E’ lecito, allora, domandarsi quale sia la logica secondo la quale si pensa di schierare Britos come esterno sinistro, di rinunciare totalmente alla qualità in mediana, di puntare su un terzino (che negli ultimi anni ha segnato 4 gol) per il ruolo di trequartista e di inserire Michu ancora in evidente ritardo di condizione. Per giunta tutto nella stessa partita e facendo esordire David Lopez in una formazione totalmente sperimentale e non in un contesto generale più collaudato. Non era difficile prevedere come sarebbe andata ma, forse, è finita anche peggio di quanto fosse lecito pensare. L’Udinese ha puntato soprattutto a difendere ma il Napoli non è quasi mai riuscito a rendersi pericoloso. Attento in fase passiva e con evidenti limiti nella costruzione del gioco, per il quale ha provato senza successo ad aggrapparsi al talento di Higuain. Maggio e Britos, nelle rare incursioni offensive, hanno sbagliato clamorosamente i cross. Gargano e Lopez non hanno le caratteristiche per lanciare negli spazi i compagni.

Se il tecnico spagnolo voleva mandare un segnale a qualcuno, di sicuro è riuscito ad attirare l’attenzione. Se invece credeva realmente nelle sue scelte, è in totale confusione. Delle due l’una, non si scappa. L’anno scorso il Napoli aveva un’impronta e lasciava ben sperare per il futuro. Era evidente la filosofia del mister, che trasmetteva grande calma anche nella gestione degli “eventi”. Abbiamo visto partite bellissime sia in campionato che in coppa. Col tempo la squadra ha perso il filo. Oggi non si capisce quale sia il modo attraverso il quale il tecnico voglia portare il Napoli a vincere le partite. Difesa alta e possesso, linea bassa e ripartenze. Esterni offensivi o bloccati. Gioco corto e lungo. Concetti che si perdono nel vuoto della confusione che regna in questo momento e della quale è responsabile.

Sia chiaro, Benitez ha il carisma, la cultura, le conoscenze e le capacità per venirne fuori. Ma lo faccia in fretta. E non “presuma” di vincere le partite chiunque scenda in campo. Il Napoli non ha la rosa del Real né del Bayern. Inutile “coprire” chi lo ha esposto in questo modo ed eviti di peggiorare la situazione.

LA COSTRUZIONE DELLA ROSA

Pochi, troppo pochi hanno sottolineato quanto fosse importante Reina per il gioco del Napoli. Ci si limitava a parlare di leadership e di quanto fosse forte la sua presenza nello spogliatoio. Pochi hanno messo l’accento sull’aspetto tattico. In questo momento sembra mancare al Napoli la “comunicazione difensiva”. Pepe rappresentava la voce in campo, gestendo la “linea”. Quello che ne sta maggiormente risentendo è Raul Albiol, che sembra un giocatore completamente diverso rispetto a quello calmo e sicuro dell’inizio dello scorso campionato. In fase “attiva”, inoltre, se si ricordano le partite dell’anno passato, il “giropalla” difensivo si appoggiava spesso sui piedi del portiere spagnolo che riusciva ad allentare la pressione degli avversari impostando direttamente l’azione. Rafael non ha questa caratteristica. Nei momenti di difficoltà, quindi, i difensori fanno grande fatica e si trovano costretti a lanciare lungo palle che vanno spesso perse.

Detto di Albiol, al suo fianco Koulibaly ha destato grande attenzione in questo inizio di stagione. Ha mezzi ed è molto forte nell’ uno contro uno, ma va “lavorato”. Dà l’impressione di dover migliorare tatticamente sia nelle fasi di gioco che in quelle sui calci da fermo. Avere un titolare affidabile che non costringesse a puntare sempre su di lui probabilmente avrebbe garantito all’ex Genk più calma per inserirsi ed allo staff il tempo necessario per plasmarlo in una realtà come quella di Napoli. Gli esterni vivono nell’imbarazzo totale: Maggio e Britos sono quelli con maggior minutaggio ma non sono l’ideale per il gioco di Benitez. Mesto non è ancora stato preso in considerazione, mentre Zuniga non è al top della condizione. Henrique dovrebbe servire da centrale, vista la carenza di alternative in quel ruolo.

Anche a centrocampo ci sono molti dubbi. E’ stato rispolverato Gargano dopo aver bocciato Behrami, che era stato scelto in passato per migliorare il ruolo. Si è preso David Lopez come calciatore “di ruolo”, come ripetono pedissequamente in tanti dopo averlo sentito dire a Benitez. Senza rendersi conto che anche lo svizzero lo è e che è l’interpretazione del ruolo che Rafa cercava. Ma, se è così, ci sarebbe da chiedergli cosa gli diano maggiormente in questo senso Gargano e Lopez. De Guzman, invece, è stato scelto per sostituire Dzemaili. E anche qui il corso della stagione aiuterà a capire sia la sua adattabilità al centrocampo a due che il suo reale utilizzo.

In attacco è rimasto tutto invariato, tranne l’inserimento di Michu al posto di Pandev. Ingiudicabile lo spagnolo, troppo brutto per essere vero. Ha bisogno di tempo, quello che però non ha il Napoli.

LE SCELTE TATTICHE

Molti, ieri, sottolineavano come quello degli azzurri sembrasse più un 4-4-2. In realtà, è il “normale” modo di difendere della squadra. Il punto non è il sistema di gioco, quanto la sua interpretazione. Il 4-2-3-1 è una serie di numeri che lasciano il tempo che trovano, come tutti gli altri sistemi, se non portano alla compattezza e all’equilibrio che servono per vincere. E qualsiasi sistema deve adeguarsi alle caratteristiche dei singoli.

Forse il 4-3-3 sarebbe più adatto a molti elementi e visto che il mercato, a differenza di quanto sbandierato, non ha reso più omogenea la squadra, probabilmente sarebbe il caso di valutare alternative.

Hamsik, posizionato sulla linea di Higuain è spesso spalle alla porta. Insigne è sfiancato da compiti difensivi. Inler e Jorginho sarebbero più efficaci come centrali avendo due mediani ai lati. Lo stesso De Guzman, probabilmente, da interno potrebbe trovare la sua giusta collocazione. Higuain non sarebbe isolato come a volte capita.

Difendere col 4-1-4-1, poi, porterebbe maggiore densità in mezzo al campo e il centrale che si abbassa “alla De Rossi” garantirebbe maggiore copertura delle linee di passaggio avversarie. Ovviamente, la difesa sarebbe più protetta. Impossibile valutare tutto questo?

LA GESTIONE DELLA SOCIETA’ E I DIFETTI DI COMUNICAZIONE

Nessuno parla. Non si organizzano nemmeno più le “twitter conference”.

Forte è la sensazione che sia qui lo snodo, il reale punto di rottura, che ha poi scatenato una reazione a catena della quale tutti sono ormai diventati complici. La società ha da sempre pubblicizzato un progetto, una crescita, dei quali si fatica a vedere segni “tangibili”. E’ stata strutturata la società? La sede del Napoli è di proprietà? Lo Stadio da costruire a Caserta se non fosse arrivato l’accordo sul San Paolo? Insomma, dove sono le “radici” di questo progetto? A Napoli sono tutti diventati commercialisti, ragionieri. Tutti parlano di fatturati, investimenti e fanno paragoni con le big d’Europa.

Ma nessuno si domanda come si faccia a far crescere il fatturato. Dove sono gli investimenti di questa società sulle risorse umane e nelle strutture che poi portino i benefici economici che servono per avere maggiore competitività in campo? Tutti sanno sottolineare che senza lo stadio non si può essere competitivi. Bene, allora perché molti si stanno attrezzando e a Napoli si parla?

I grandi calciatori arrivati lo scorso anno sono stati attirati da Benitez, a sua volta richiamato dall’eco del progetto. E il tecnico, giustamente, ha sempre parlato del centro sportivo, dello stadio e di tutto quello che sarebbe servito, nel tempo, per diventare grandi. Poi si è inceppato il meccanismo: il terzo posto, il preliminare gestito da tutti nel peggiore dei modi. La non volontà di investire, di non rischiare per passare il turno, la sconfitta del San Mames, il mercato deludente. Tutto ha contribuito a deprimere non solo i tifosi ma lo stesso allenatore e, soprattutto, la squadra. Perché non può essere solo un problema tecnico-tattico. La luce sembra spenta, molti calciatori sono l’ombra di quelli ammirati fino a poco tempo fa. Higuain è sempre nervoso.

Forse hanno capito che il tanto decantato “progetto”, fa fatica a decollare. Che se sono arrivati a Napoli è perché in due stagioni sono stati venduti Lavezzi e Cavani. Che, quindi, la dimensione del Napoli è questa. Per carità, nessun problema. Anzi, è giusto ringraziare chi ha gestito questo percorso.  Ma De Laurentiis è sparito, sono settimane che non parla. Perché? Tutti i grandi e piccoli eventi che accompagnano il precampionato hanno visto altri attori protagonisti, spesso infelici nelle loro uscite. Benitez sembra solo, eppure continua a rimarcare che va tutto bene ed a domande dirette risponde tutt’altro.

Però è venuto il momento di essere chiari, di essere sinceri, tra di loro e con la gente. Se questo dev’essere che questo sia, ma lo si dica nei modi giusti e in fretta. Tutto l’ambiente si calmerà e si riprenderà a gioire per una qualificazione in Europa, per una vittoria sulla Juventus. Si eviterà di affezionarsi troppo a un calciatore e, soprattutto, non si pretenderà più di vincere facendone un dramma se non succede.

 

Fonte: europacalcio.it