Dal Gennaio 2016 aumenta di 4 mesi l’età in cui si potrà andare in pensione: tra il 2016 e il 2018 gli uomini potranno andare in pensione all’età di 66 anni e 7 mesi. É quanto apprendiamo da una circolare dell’ Inps che chiarisce quanto già disposto da un decreto del Ministero dell’ Economia nel 2014. Tale decreto prevedeva l’aumento dei requisiti dell’età per la pensione in rapporto all’aumento delle speranze di vita. In pratica più si vive – statisticamente parlando – e più a lungo bisogna lavorare.  Ma andiamo per ordine e analizziamo la genesi provvedimento.

La legge Fornero

L’adeguamento dell’età pensionabile – ogni tre anni – era già previsto in una legge del 2010 approvata dal governo Berlusconi. La legge Monti/Fornero n 214/2011 non ha fatto altro che alzare l’età pensionabile e accelerare i tempi, per cui invece che ogni tre, l’età verrà adeguata ogni due anni. L’effetto principale di questa legge sarà l’innalzamento dell’età a 67 anni a partire dal 2021 sia che le speranze di vita aumentino sia che restino invariate o, addirittura, diminuiscano. É facile comprendere come ciò possa penalizzare i giovani che entrano tardi nel mondo del lavoro – la maggior parte, di questi tempi – e i lavoratori parasubordinati.

Cosa cambia

Vediamo cosa cambia, nei fatti, per i lavoratori e quali sono i requisiti per andare in pensione, oltre a un minimo di venti anni di contributi:

  • Uomini e donne del settore pubblico: 66 anni e 7 mesi
  • Donne del settore privato: 65 anni e 7 mesi
  • Donne lavoratrici autonome: 66 anni e 1 mese

Cambiano le cose anche per le pensioni anticipate perché per i contributi saranno necessari:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini
  • 41 anni e 10 mesi per le donne

Si alza, inoltre, anche il tetto massimo di età in cui il lavoratore dipendente potrà chiedere di restare in servizio: 70 anni e 7 mesi.

Sul tetto d’ Europa 

L’età pensionabile degli italiani è la più alta di tutta Europa e si basa su un’ aspettativa di vita maggiore. Più si allunga la durata media della vita e più tardi bisogna andare in pensione, in modo da garantire la stabilità finanziaria del Paese: è questa la motivazione addotta alle leggi in materia pensionistica degli ultimi anni. Inutile dire che durata media – un mero dato statistico – e qualità della vita, non vanno per forza a braccetto.

Il futuro

In base alle stime il futuro che aspetta i giovani lavoratori di oggi non è dei migliori e l’assegno della pensione sembra destinato a diventare un miraggio. La Ragioneria dello Stato, al momento dell’emanazione della legge Fornero, ha elaborato delle tabelle in cui vengono analizzati i probabili sviluppi della legge fino all’anno 2050. In base alle previsioni entro quell’anno l’età per la pensione di vecchiaia sarà innalzata fino a 70. E saranno necessari 46 anni e 3 mesi di contributi per la pensione anticipata.