Nell’archivio fotografico delle mie ultime vacanze ho ripescato questa foto e, insieme ad essa, delle sensazioni. Ricordo di aver accarezzato la testa del leone e di aver pensato, come mille altre volte, alle tante mani che prima di me avevano accarezzato quella pietra. Ho pensato all’uomo che l’ha realizzato, ho cercato di immaginare i suoi di pensieri, me lo sono figurato nei giorni di lavoro, a volte preso, a volte distratto dalla realtà in cui viveva. Mi sono immaginata il mondo, come poteva esserlo nel XII secolo.

Non uno sguardo, ma una visione del passato fatta di suggestioni. Non è difficile lasciarsi andare a certe considerazioni quando si è di fronte ad un oggetto antico, nascono spontanee: un oggetto sopravvissuto per secoli al suo creatore (un creatore umano, non una macchina) ha già in se qualcosa di magico: non appartiene più alla categoria degli oggetti, ha un’anima, un’anima fatta di tempo.

Viaggiatori del tempo li si potrebbe definire, ma forse sarebbe meglio definirli viaggiatori della realtà: secolo dopo secolo la realtà intorno a loro è cambiata, realtà diverse si sono susseguite, sempre più aliene.

Tutto muta attorno all’immobile. Gli oggetti non pensano, è vero, non vivono e non hanno né la percezione del tempo che scorre, né la memoria del passato, ma, metaforicamente, si potrebbe dire che i pensieri di chi li ha posseduti, toccati, amati, guardati, sono rimasti impigliati in essi. Per questo un oggetto può diventare il veicolo dell’eternità umana.

Mi piacerebbe che fosse possibile rispedire questi viaggiatori nel loro tempo, nella loro realtà, soprattutto: non posso fare a meno di vederli estranei ed estraniati nella realtà dell’oggi. Ma poi mi dico che, per sostanza, questi manufatti hanno in se il germe dell’eternità, quindi immagino che, se pure il tempo riuscisse a diventare circolare non lo sarebbe mai in una sola direzione e il loro “destino” sarebbe il medesimo: come dei dannati “vagherebbero” per il mondo col loro eterno messaggio a fargli da seconda pelle.

Nota a piè di pagina:
Quello che si vede nella foto è un leone stiloforo risalente al XII sec. conservato nel Museo lapidario del Duomo di Modena. Probabilmente anche i miei pensieri sono rimasti impigliati in quel leone e in tante delle cose che ho visto…un cedro atlantico, ad esempio, le pareti umide di una forra o l’arco di un portico.

 

Anna