Oggi abbiamo l’onore di intervistare Antonio Giordano, noto giornalista del Corriere dello Sport-Stadio.

Lo seguiamo da tempo, sia sulla carta stampata che sul web. Gli abbiamo chiesto questa “chiacchierata” per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del lavoro del giornalista.

Salve Antonio, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sa, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sè e per i propri clienti. Lei è un giornalista molto affermato, qual è stato il suo percorso professionale, in tal senso?

Premessa: affermato mi fa sorridere, mi pare anche esagerato e comunque non mi sento affermato. Risposta: molta gavetta, favorito dall’avvento delle radio e delle tv libere, ai fini degli anni ‘70. Molto giornalismo (formativo) in provincia, la fortuna di imbattersi in amici-giornalisti speciali ai quali devo sempre un grazie. Varie esperienze, che mi hanno permesso di costruirmi.

Cosa pensa dei nuovi mezzi di comunicazione, social soprattutto, e come crede abbiano cambiato le abitudini delle persone?

L’evoluzione spaventosamente rapida mi fa sentire più vecchio di quanto sia, ma mi piace questa effervescenza tecnologica, nonostante fatichi a starle dietro. Le abitudini delle persone non sono state cambiate, ma stravolte: provate a fare un giro in auto, in centro, nel caos delle ore di punta; non troverete un guidatore che non stia smanettando sul cellulare.

Come crede, invece, i canali social incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la sua opinione?

Bisogna accettare il cambiamento dei tempi, non subirlo ma affrontarlo. Bisogna riconoscere ch’è cambiato il mondo che ci circonda, ma che il giornalismo – nelle sue varie espressioni – resti centrale all’informazione: i social diffondono le notizie (talvolta anche delle bufale), il giornalista le analizza, le «lavora», le studia, ne approfondisce la conoscenza.

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Ha mai sentito parlare di Personal Branding?

E seppure non ne avessi sentito parlare, sarebbe bastato andare su google

Come promuove la sua attività lavorativa e la sua immagine di professionista?

Non attraverso uno studio del personal branding, mi viene da dire in maniera artigianale, assecondando il flusso del cambiamento. Penso di poter promuovere ciò che so fare (dunque l’immagine), rimanendo sempre professionalmente impeccabili, o almeno cercando di esserlo.

In che modo si approccia al suo network? Ha un sito internet personale?

No, mi basta quello del Corriere dello Sport-Stadio.

Lei è un giornalista del Corriere dello Sport, realtà seguitissima. Come gestite la comunicazione aziendale?

Domanda da rivolgere ai responsabili del settore.

All’interno del vostro staff ci sono tecnici che si occupano di web e marketing? In che modo vengono pianificate le attività sui social network?

Ovviamente ci sono, ovviamente è giusto che siano loro a rispondere. Il rispetto dei ruolo è sacrosanto, per me.

Si può definire un “profilo attivo” sui new media anche a livello personale?

Sono modesto frequentatore: su facebook sono arrivato da un paio d’anni, forse meno, e solo da venti giorni ho scoperto twitter. Però ci sono, senza esserne ossessionato.

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne aveva mai sentito parlare? Cosa ne pensa?

Brand, journalism, fidelizzare: ahia! Però penso che i confini, anche quelli del linguaggio, tanto più quelli di questa professione in continua evoluzione, debbano essere allargati. Ma sul giornalismo aziendale, confesso, mi arrendo….

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerà sulle sue pagine social?

Ho il timore di no: voglio – vorrei – evitare di essere preso in giro dai miei figli. O forse sì: perché in fondo in fondo non mi dispiace che lo facciano. E comunque, peggio per voi che m’avete intervistato.

Ringraziamo Antonio Giordano per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sul Corriere dello Sport.