Direttamente da Google Plus riportiamo un articolo condiviso da Antonio Cilardo sul copywriting seo friendly:

“Oggi ho cucinato un piatto semplice ma nutriente: un bell’articolo sul genere How to, ovvero consigli già sputtanati nei cinque continenti ma presentati come se fossero le Tavole della Legge di Mosè.

Il tema è di sicura utilità: il SEO copywriting

Cioè la scrittura pensata per posizionarsi sui motori di ricerca. Il che non vuol dire che il copywriter sia un SEO; e soprattutto non significa, caro cliente
micragnoso, che una settimana di buona scrittura porterà il tuo sito a primeggiare a livello mondiale per le più diffuse chiavi di ricerca.

Sta di fatto che una buona scrittura per il web deve tenere conto, senza snaturarsi, dell’evoluzione di Google e dei motori di ricerca.

Primo macroconsiglio: scrivi per il lettore, con naturalezza

D’accordo: è un’ovvietà. Giornalisti e copywriter dovrebbero sempre scrivere pensando al loro pubblico. Invece, a volte, scrivono per esibire la loro debordante personalità. Oppure per conquistare maldestramente i motori di ricerca: per esempio ripetendo ossessivamente le parole chiave o inserendole forzatamente nei testi.

Ma Google adesso cerca di penalizzare questi giochetti che, rendendo i testi noiosi e opachi, rischiano di aumentare il tasso di rimbalzo e ridurre il tempo di permanenza dei lettori (due indicatori chiave per Mountain View).

Occorre invece esprimersi con naturalezza e adottare un lessico ampio e variegato, ricco di sinonimi e parole correlate, così da intercettare diverse possibili chiavi di ricerca e sfruttare i nuovi meccanismi di Google basati sempre meno sulla corrispondenza letterale e sempre più sulla corrispondenza di significato.

Secondo macroconsiglio: scrivi contenuti lunghi e approfonditi

Il web è il regno della sintesi? Fino a un certo punto: i testi presenti nella prima pagina di Google hanno in media 2000 parole. E, se impiegano un linguaggio ricco e ricercato, hanno maggiori possibilità di sfruttare la coda lunga e piazzarsi in alto per quelle chiavi di ricerca più specifiche e mirate, dove la concorrenza è meno forte.

Google apprezza i contenuti dettagliati, originali (penalizzando le duplicazioni) e capaci di anticipare le richieste degli utenti fornendo risposte utili.

Terzo macroconsiglio: cura codice e formattazione


Il tag title è decisivo per migliorare il posizionamento e catturare l’attenzione: oltre i 55/60 caratteri rischia di essere tagliato (oltre a suonare meno immediato). Il tag description non influisce sulle ricerche ma può invogliare il lettore: il limite è sui 150 caratteri. I tag H1, H2 e così via gerarchizzano i contenuti della pagina, condizionano le ricerche e dovrebbero contenere le giuste parole chiave. Il tag alt consente di indicizzare le immagini.

Grassetto, corsivo e sottolineato, se usati con moderazione, precisano il senso dei testi e aiutano Google a individuare le keyword. Le url delle pagine dovrebbero essere brevi e semplici, con poche parole essenziali.

Il rapporto testo-codice non dovrebbe essere sbilanciato a favore del secondo e roba come i frame o le applicazioni in Flash andrebbero evitate come la peste: ma qua già stiamo sconfinando nel campo dei programmatori.

Qua, qua e qua trovate utili approfondimenti (anche se alcune affermazioni, come quelle sull’author rank, potrebbero essere state superate dagli eventi).”

Ottimi i consigli di Antonio, che continueremo a seguire. Segnalando i suoi articoli e i suoi approfondimenti.

 

Fonte: Profilo Google Plus Antonio Cilardo